LA DENUNCIA

Ombrina mare: D’Orsogna: «usati fanghi vietati nei mari del Nord»

D’Orsogna: «la Medoil ha fatto in Abruzzo cose vietate dall’Ospar»

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Ombrina mare: D’Orsogna: «usati fanghi vietati nei mari del Nord»

Concessioni Medoilgas





ABRUZZO. «Cosa farà lei per scongiurare Ombrina e la petrolizzazione dell'Abruzzo intero da pozzi di petrolio e di gas? Si attiverà perchè a livello nazionale ci sia il ripudio dell'articolo 35 del decreto Passera che apre i mari d'Italia alle trivelle a mo' di far west?»
Sono queste le domande che Maria Rita D’Orsogna, attivista contro la petrolizzazione, rivolge ai candidati presidente della Regione Abruzzo.
Proprio qualche giorno fa uno di loro, Maurizio Acerbo, insieme al candidato della lista Tsipras, Enzo Di Salvatore, aveva svelato che la Medoil si tiene in costante aggiornamento con il Governo in attesa del pronunciamento del Tar in arrivo nei prossimi giorni.
Fra poche settimane si apriranno le urne in Abruzzo e la questione oltre che ambientalista si fa elettorale perché i candidati vengono spronati a prendere una decisione chiara e precisa.
Sempre D’Orsogna rivela che già dal 2008 la Medoil «ha utilizzato tecniche di acidificazione e di fracking nei pozzi esplorativi, e fanghi diesel per la stimolazione del giacimento Ombrina. Questi fanghi sono i piu' aggressivi ed inquinanti che esistano: proprio per il loro elevato impatto ambientale sono vietati nei mari del Nord gia' dal 2000, anno in cui l'Ospar decreto che "The use of diesel-oil-based drilling fluids is prohibited» (l’uso è proibito)».

L'Ospar e una commissione di 15 paesi europei che si affacciano sul mare nord o che hanno fiumi che vi sfociano - Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Islanda, Irlanda, Lussemburgo, Olanda, Norvegia, Portogallo, Spagna, Svezia, Svizzera e Regno Unito e che hanno deciso di regolamentare gli scarichi nel Mare del Nord per proteggerlo.
«L'Italia non fa parte dell'Ospar», sottolinea D’Orsogna, «e quindi la Medoilgas ha potuto usare gli oli diesel per trivellare i pozzi esplorativi in Adriatico, cosa che le sarebbe stata vietata in Inghilterra, ad esempio».
Cioe’ nelle acque inglesi la Medoilgas non avrebbe potuto fare quello che ha fatto in Abruzzo, assicura la professoressa.
«Tutti si dicono contrari alla petrolizzazione e ad Ombrina ma evidentemente la trasformazione dell’Abruzzo in distretto minerario rischia di andare avanti», denuncia Luciano Di Tizio del Wwf Abruzzo. «È necessario che dalle parole si passi finalmente ai fatti. Chiediamo formalmente ai parlamentari abruzzesi di attivarsi subito con tutti i mezzi possibili per chiarire questa vicenda dai contorni inquietanti e per ottenere che il NO a Ombrina e alla petrolizzazione del nostro territorio e delle nostre coste diventi un fatto reale, così come vuole la stragrande maggioranza degli abruzzesi».