LA PROTESTA

Abruzzo. «Sveltina elettorale contro l’orso bruno». Ambientalisti contro la Regione

«Cervo e capriolo utili all'economia turistica, solo se rimangono vivi»

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Abruzzo. «Sveltina elettorale contro l’orso bruno». Ambientalisti contro la Regione




ABRUZZO. Domani torna in commissione regionale il regolamento sulla caccia agli ungulati (Cinghiale, Cervo e Capriolo) che tanto fa discutere ormai da settimane.
Gli animalisti sul piede di guerra. Salviamo l'Orso, Touring Club, Stazione Ornitologica Abruzzese Onlus, Lipu e Altura denunciano: «non solo non si cita neanche il Patom, l'accordo firmato dagli enti compresa la regione per la tutela dell'Orso ma addirittura se ne diminuisce le tutele.
Uno dei problemi più importanti per l'orso è il disturbo di una forma di caccia, la “braccata”, in cui decine di cani si lanciano dietro ai cinghiali spingendoli verso i cacciatori.
«Un disturbo insopportabile per l'orso», spiegano gli animalisti, «in un periodo molto delicato come quello che precede il letargo, importante per gli animali che devono alimentarsi tranquillamente per accumulare energie per poter passare l'inverno». Il punto 5 dell'accordo Patom, sottoscritto dalla Regione Abruzzo, su questo fronte è chiarissimo da qui la richiesta di vietare immediatamente la braccata dalle aree critiche di presenza per poi estendere il divieto progressivamente a tutto l'areale dell'Orso, sostituita dalla meno impattante tecnica di caccia al cinghiale detta girata (che utilizza 1-2 cani particolarmente addestrati tenuti al guinzaglio)
«Si dovrebbe prevedere, come esige il Patom», insistono le associazioni, «il divieto di braccata per tutte le aree importanti per l'orso, in cui il cinghiale dovrebbe essere cacciato esclusivamente con la girata oppure, ancora meglio, con la caccia di selezione da appostamento».

Viene anche chiesto di chiarire nel regolamento che i piani devono essere sottoposti a Valutazione di Incidenza Ambientale «non solo per valutare gli effetti sull'orso ma anche il disturbo sulle altre specie (Lupo), sia per quanto riguarda la sottrazione di prede potenziali, sia per gli aspetti sanitari sia per gli aspetti di disturbo, sia per quanto riguarda le potenziali uccisioni per errore».
Per quanto riguarda Cervo e Capriolo, l'approccio dei proponenti «è volto a "spezzettare"», protestano ancora gli ambientalisti, «le competenze a livello provinciale e sub-provinciale, perdendo del tutto la visione a livello regionale di cosa accade a queste specie e permettendo poi l'apertura alla caccia attraverso un semplice tratto di penna sul prossimo Calendario venatorio Regionale».
Ma le associazioni sottolineano anche «la scarsa lungimiranza» di chi ha proposto il documento per cacciare queste due specie in quanto Cervo e Capriolo «sono praticamente gli unici animali selvatici di grossa taglia facilmente osservabili in alcune aree protette dai turisti che con campagne stampa onerose cerchiamo di attrarre. Sparare a questi animali significa renderli sempre più timorosi e difficilmente osservabili».