LA SENTENZA

Fecondazione eterologa: attesa per la pronuncia della Corte Costituzionale

Oggi è prevista la decisione

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Fecondazione eterologa: attesa per la pronuncia della Corte Costituzionale



ROMA.  Una delle coppie che aveva promosso la battaglia per la fecondazione eterologa, arrivata in Corte Costituzionale, non è più tale: i due si sono separati dopo una storia segnata da tentativi falliti di avere un figlio e controversie legali. Nessuno può dire se e in che misura questa vicenda sia causa della loro separazione, ma ci sono questioni di diritto che entrano nella vita delle persone.
Questa è una di quelle. La Consulta, infatti, si trova ad affrontare il nodo della fecondazione effettuata tramite ovuli o spermatozoi donati da un soggetto esterno per le coppie totalmente sterili. La medicina tecnicamente lo consente.
La legge 40 lo vieta.
 La Grande Camera di Strasburgo, chiamata a pronunciarsi sulla legge austriaca, ha capovolto la decisione di primo grado e lasciata inalterata la norma che prevede un divieto parziale, ma ha anche invitato gli Stati Ue a legiferare sulla base dell'evoluzione scientifica e del consenso sociale.
Questioni etiche, sociali, ideologiche, si innestano su un tema complesso che evidentemente non riguarda solo il diritto. Ma al momento, è ai 15 giudici costituzionali che spetta dirimere il problema. Ieri si è tenuta l'udienza pubblica.
Poi, in camera di consiglio, non si è trattato il caso.
Ma domani la Corte tornerà a riunirsi per decidere. Al momento, da quanto filtra, non ci sarebbe unanimità e appare scontato che si vada ai voti: circa un terzo la quota dei contrari e degli incerti. La maggioranza sembra quindi favorevole a far cadere il divieto.
Ma anche per alcuni giudici di orientamento "laico" la scelta non è facile. Una pronuncia che facesse cadere il divieto di eterologa farebbe leva sulla disparità di trattamento tra le coppie che accedono all'omologa, consentita dalla legge, e quelle che necessitano dell'eterologa, che invece è negata. 


Questo divieto produce una «discriminazione totale e assoluta» tra queste due categorie «che sono nella stessa situazione dal punto di vista medico», ha sostenuto infatti in udienza l'avvocato Marilisa D'Amico, uno del legali che tutela le coppie. Il risultato è per molti «un umiliante esilio procreativo all'estero».
 Un fenomeno dimostrato dai dati snocciolati dall'avvocato Maria Paola Costantini: «Il 63% delle eterologhe in Spagna riguarda coppie italiane" che in media "pagano 8mila euro contro i 4mila di una coppia spagnola».
Ma c'è l'altra faccia della medaglia. Una sentenza di non accoglimento poggerebbe sul limite di supplenza che incontra la Consulta rispetto al potere legislativo. Non a caso l'avvocato dello Stato, Gabriella Palmieri, difendendo il divieto, ha sostenuto che «non si può procedere con la bioetica dei tribunali», «serve un intervento del legislatore, una normativa di sistema» e quel consenso sociale di cui parla la Grande Camera «non si è ancora realizzato».
 Palmieri ha anche paventato il rischio di un vuoto normativo, che per i legali delle coppie, così come per gli avvocati Filomena Gallo e Gianni Baldini che avevano chiesto di costituirsi per l'Associazione Luca Coscioni, ma non sono stati ammessi perché non parti in causa, non c'è. Certo, la tutela del diritto di uguaglianza potrebbe rivelarsi dirimente.
«Una soluzione diversa - ha affermato D'Amico - suonerebbe come una condanna morale quando il progresso scientifico offre invece una soluzione».