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Veleni: vietato nominare Bussi. Acerbo: «mi cascano le braccia». Ambientalisti: «polvere sotto al tappeto»

E’ polemica sull’iniziativa di un consigliere del pd

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Veleni: vietato nominare Bussi. Acerbo: «mi cascano le braccia». Ambientalisti: «polvere sotto al tappeto»

Goio, CHiodi e La Gatta




BUSSI. Fa discutere l'approvazione da parte del Consiglio Comunale di Bussi dell’ordine del giorno proposto dal consigliere comunale del Pd Luca Navarra (e votato dalla maggioranza lunedì sera) volto a diffidare gli organi di informazione.
L’amministrazione di Bussi infatti non gradisce che il nome della discarica venga associata a quella del paese. «Mi cascano le braccia», commenta il consigliere regionale di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo.
«Chiedere un'informazione più attenta e approfondita su una vicenda complessa è cosa giusta anche al fine di salvaguardare attività economiche positive nell'ambito del turismo naturalistico, della gastronomia, della pesca, ecc. Altra cosa è chiedere di mandare diffide generiche che sono soltanto controproducenti e alimentano un'inutile contrapposizione più che con la stampa tra i bussesi e la popolazione della Val Pescara».
Lunedì sera proprio Acerbo in Consiglio comunale ha chiesto «massima unità tra lavoratori, cittadini di Bussi e della Val Pescara e ambientalisti» per far sì che il territorio non venga abbandonato e che lo Stato investa nella bonifica e nel rilancio socioeconomico: «Come al solito le proposte del PD a Bussi fanno solo danni: dopo l'Orim, la cava e il cementificio di Toto, ora ci mancava un emendamento volto a scatenare solo inutili polemiche danneggiando la stessa immagine del Comune di Bussi».
Scettico anche il Forum dell’Acqua: «speriamo che l'approvazione sia avvenuta esclusivamente a causa della confusione, creata anche da soggetti istituzionali, come il presidente Chiodi, noto, peraltro, per aver dichiarato di non essere a conoscenza della vicenda», commenta Augusto De Sanctis. «Evidentemente chi ha avanzato tale ordine del giorno non pare aver neanche letto il Decreto che istituisce il Sito Nazionale di Bonifica, che si chiama, appunto, “Bussi sul Tirino”. Provvedimento approvato dall'allora Ministro Prestigiacomo nel 2008 a seguito del sequestro della megadiscarica Tremonti. Effettivamente l'ex Ministro può dirsi fortunata, magari il solerte e zelante consigliere avrebbe proposto di denunciare anche lei e il ministero».
Quel Decreto lo hanno approvato tutti, comune di Bussi compreso. I cittadini e gli ambientalisti avevano chiesto addirittura di ampliare il sito fino a comprendere la Pescara e Chieti, considerata la presenza conclamata di mercurio nei sedimenti del Porto Canale alla foce del fiume.
«Ovviamente la nostra solidarietà va ai giornalisti che in questi giorni stanno aiutando a far conoscere il disastro di un'intera valle all'Italia», continua De Sanctis, «anche grazie a questo lavoro potremo avere le risorse necessarie per risanare il territorio creando lavoro e garantendo la salute dei cittadini. Tutto il territorio della Vapescara deve tornare ad essere come oggi appare la valle superiore del Tirino e il Parco nazionale del Gran Sasso. Purtroppo qualcuno vuole continuare a nascondere la polvere sotto il tappeto. Si vuole negare per caso quanto ha messo nero su bianco l'Istituto Superiore di Sanità? La prossima tappa sarà proporre un cucchiaio di tetracloruro di carbonio per chi parla?»
«La follia dei politicanti non ha limiti», contesta invece il deputato del Movimento 5 Stelle, Gianluca Vacca: «Il nome in dialetto BBusce o il latino Buxum potranno essere utilizzati senza correre il rischio di essere querelati. Oppure si potrebbero utilizzare le coordinate geografiche: la discarica a xx Nord e xx Sud e xx Ovest e xx Est. Fantastico, questo sì che significa risolvere i gravi problemi delle persone»
 
ORDINE DEI GIORNALISTI: «TACERE È LUSSO NON LECITO»
E sulla questione interviene anche il presidente dell’ordine dei giornalisti d’Abruzzo, Stefano Pallotta: «è un diritto irrinunciabile dei cittadini abruzzesi conoscere le modalità con le quali, per decenni, sono stati avvelenati da una discarica di rifiuti tossici realizzata illegalmente sopra l'acqua che bevevano tutti i giorni. Privarli di questo - come qualche politico pretende per salvaguardare l'immagine dell'Abruzzo o dei paesi coinvolti in questa vicenda - significa colpirli per la seconda volta: con l'inquinamento direttamente sulla loro salute, con la segretezza direttamente sull'intangibile diritto a conoscere la verità. Anche gli amministratori della zona dovrebbero osservare una qualche cautela in più quando attribuiscono ai media la responsabilità dell'allarme generato attorno alla vicenda - ha infatti detto Pallotta - Oggi, dicono, l'acqua è pulita e sono pronti a farsi fotografare con caraffe e bicchieri pieni per dimostrare che loro non hanno timore di bere l'acqua dei rubinetti. Se solo questi amministratori, di oggi e di ieri, fossero stati altrettanto accorti nel capire quello che stava avvenendo sui loro territori o avessero solamente dato ascolto a chi intuiva quello che stava accadendo, oggi potrebbero essere compresi dalla pubblica opinione. I giornalisti e i loro giornali hanno il dovere di raccontare tutto quello che sanno. Non possono tacere: è un lusso che non si possono permettere».