IL PUNTO

Abruzzo. Discarica di Bussi, dopo i veleni e l’omertà è l'ora del ridicolo

«Diffide ai giornali», «allarmismo ingiustificato»: ecco cosa è capace di dire la politica abruzzese

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Abruzzo. Discarica di Bussi, dopo i veleni e l’omertà  è l'ora del ridicolo

 

BUSSI. Vuoi vedere che adesso la colpa dell’immenso disastro della discarica di Bussi è della stampa?
Sembrano dire proprio questo le dichiarazioni che ormai da giorni si affastellano.
Ieri il culmine è stato toccato con il consiglio comunale straordinario di Bussi aperto a tutti e nel quale si è riusciti ad inanellare almeno due perle (tra le altre) da inserire nel manuale delle cose da buttare insieme alla vecchia politica.
Una di queste è stata la dichiarazione di Chiodi che ha accusato ancora una volta i giornali perché nel raccontare lo scandalo di Bussi hanno sbagliato, creato allarmismo e detto cose inesatte.
«L'informazione ha fatto danni incredibili, a volte anche su fatti falsi. Io credo che si possa agire nei confronti di coloro che hanno fatto allarmismo», ha detto il presidente.
Dopo tutto quello che è successo ed abbiamo scoperto essere successo da quelle parti con un decennio di ritardo il presidente uscente della Regione fa queste precise accuse come se questo fosse il fulcro di tutto e lì risiederebbe la soluzione al problema.
La storia di questa immensa tragedia però è fin troppo chiara: i veleni sono lì e si propagano da più di 50 anni ma mai gli abruzzesi hanno sentito parlare dei responsabili. Si è sempre preferito seppellire tutto nel silenzio come i rifiuti forse è questa la vera colpa dei giornali di allora.
Ma ci sono anche le responsabilità forse più grosse di chi ha obblighi precisi nell’amministrare una comunità come per esempio quella di far rispettare la legge e tutelare contro tutto e tutti la salute pubblica.

E come si sa erano centinaia le persone che sapevano delle discariche e dei veleni nell’acqua fin dal 1970 eppure nessuno se l’è sentita di intervenire a bacchettare la Montedison o chiudere i pozzi. Ci sono centinaia di documenti pubblici negli enti locali che raccontano  la storia di questa fetta di Abruzzo, documenti pubblici dimenticati  e cancellati dai decenni come se la perdita di memoria fosse un antidoto ai veleni.
Quali guasti nella società portano a (ri)scoprire una discarica nota a tutti nei 100 anni precedenti come se fosse un antico sito archeologico sepolto dalle sabbie del tempo?
Oggi è inopportuno che Chiodi continui a dire che «dal 2007 l’acqua è buona»: l’acqua in un paese civile deve essere sempre buona e di sicuro mai avvelenata cosa che però non è accaduta in Abruzzo. Se l’acqua è buona non è merito di Chiodi e se non lo è, purtroppo, è anche demerito suo che ha l’incombenza di amministrare questo territorio.
L’allarmismo  è quando si raccontano cose non vere che generano apprensione ingiustificata.
Non è purtroppo il caso di Bussi dove i veleni sono reali.
E’ da irresponsabili parlare di allarmismo a maggior ragione se si guarda alle cose non fatte dal 2007 per mettere in sicurezza i luoghi.
La seconda cosa successa ieri è stata l’approvazione da parte dell’assise locale di un documento che impegna il sindaco e la giunta a diffidare i giornali ad associare il nome del paese (Bussi) a quello della discarica.
Una decina di consiglieri spinti dal proponente dell’iniziativa, Luca Navarra del Pd, dunque, per il tramite del primo cittadino  La Gatta invieranno a breve una diffida ai media affinchè la discarica di Bussi diventi la discarica di… “quel certo paese che non si può più nominare”?
Perché associare la discarica a Bussi non è bello e «lede fortemente il buon nome del paese» e lascia intendere –sono riusciti a sostenere questi consiglieri- che la discarica l’abbiano creata i bussesi e non la Montedison.
Tutto vero e sancito in documento con l’araldo di Bussi.
Ma è  possibile che i consiglieri comunali di Bussi da tutta questa storia non abbiano di meglio che partorire una diffida ai giornali? Il problema  è quello della immagine, del “marketing turistico”, del calo dei turisti in zona?  Oppure è quello della salute e della salubrità e delle contaminazioni mortali?
Magari è solo un caso che la discarica sia a due passi da Bussi ma le cose sono andate così e non è una fatalità ma il risultato scriteriato di un manipolo di uomini in più decenni.  
Il buon nome di Bussi si sarebbe ben salvaguardato se avesse potuto vantare tra i suoi amministratori veri “salvatori della patria” che fossero stati disposti a contestare il colosso industriale portatore di veleni.
Il buon nome del paese si sarebbe potuto salvaguardare se i cittadini e le associazioni locali avessero impedito lo scempio ma questo non è accaduto e sarebbe utile capire il perché.
Ora prendersela con i giornali è semplicemente ridicolo e offende quanti soffrono e sono morti essendo costretti a barattare un lavoro con il cancro.
L’allarmismo vero è quello che genera la politica inconcludente che lascia i cittadini nel dubbio.
Credo siano in molti a volere sapere oggi quali reali danni siano stati inferti all’ambiente e a quelle persone che per decenni hanno bevuto e mangiato alimenti contaminati.
Questo è quello che c’è da fare subito.
Ora più che dichiarazioni scriteriate ci sarebbe solo bisogno di un immenso silenzio e di una sana e rigenerante assunzione di colpe da parte di tutti: le colpe dei giornali per primi che hanno contribuito all’oblio, della politica che ha lasciato fare, dei cittadini che in nome di un lavoro hanno permesso che si calpestasse persino la salute.
Dopo i veleni per favore risparmiateci almeno il ridicolo.

a.b.