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Elezioni Abruzzo, Il Pd fa melina e su D’Ambrosio prende tempo

Acerbo: «D’Alfonso come Berlusconi»

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Giorgio D'Ambrosio

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ABRUZZO. Sono arrivate ieri sera le dimissioni ufficiali dell’assessore regionali del centrodestra Angelo Di Paolo che dice addio a Chiodi e si accomoda su ‘Luciamion’ di D’Alfonso.
Proprio lunedì pomeriggio il governatore aveva diffuso una nota nella quale prendeva atto dell’assenza di Di Paolo in occasione dell’ultima riunione della giunta. Il presidente non ha nascosto l’irritazione per le notizie trapelate sui quotidiani di una virata a sinistra del suo uomo e ha lasciato intendere che non conoscesse le reali intenzioni del componente della sua squadra (che venerdì ha svuotato il suo ufficio in Regione).
Poco dopo le dimissioni sono state formalizzate e la Regione ne ha dato comunicazione solo questa mattina con un comunicato stampa di poche righe.
In realtà dietro a questo salto della quaglia si potrebbero scrivere pagine e pagine di considerazioni sulla politica locale che alle prossime regionali sembra destinata a segnare il numero record di trasformismi. Merito di un D’Alfonso calamitatore e accentratore ma anche del proliferare di una lunga serie di liste civiche che nasconderanno riciclati più o meno credibili.
La sfida è agguerrita più che mai perché in ballo non c’è solo il rischio dell’alternanza (ha governato il centrodestra ora tocca al centrosinistra) ma perché ci sono in agguato i grillini pronti a rosicchiare i voti da ambo le parti e ad accogliere a braccia aperte gli elettori delusi.
In casa centrosinistra ieri è stato dunque il giorno ufficiale dell’arruolamento di Di Paolo ma anche il giorno dell’incognita Giorgio D’Ambrosio. Prima della riunione del direttivo regionale l’ex sindaco di Pianella aveva ribadito che non aveva alcuna intenzione di fare un passo indietro.
Ma il suo partito non gli si è stretto intorno come immaginava. Nella riunione di ieri sono stati ratificati, infatti, una lunga serie di nominativi ma quella di D’Ambrosio è rimasto sospeso.
Se ne dovrà occupare il direttivo provinciale nelle prossime ore. L’ex amministratore potrebbe decidere da solo di rinunciare per evitare lo smacco di essere messo all’angolo. O forse preferirà andare allo scontro anche perché sente tutto il peso di un torto senza logica: perché se D’Alfonso è riuscito a spuntare la candidatura alle regionali con un processo ancora in corso (Mare Monti) e due in appello, lui, con le sue inchieste penali sul groppone, viene ritenuto scomodo?
Il Pd è spaccato tra la volontà di eleggere volti nuovi e la necessità di non poter rinunciare ad una macchina da voti come D’Ambrosio. La palla passa al direttivo provinciale che dovrà valutare i pro e i contro e scrivere il verdetto. Ieri il sindaco di Pianella aveva lanciato un suggerimento: «turiamoci il naso e vinciamo».

«D’ALFONSO COME BERLUSCONI»
Intanto Maurizio Acerbo, che alle prossime regionali ha scelto di non allearsi con il centrosinistra e correrà da solo con una sinistra «libertaria ed ecologista» fa notare quanto l’atteggiamento del candidato presidente Luciano D’Alfonso assomigli a quello di Silvio Berlusconi.
«Oggi D’Alfonso ci dice che ‘non mi dimetterò. In caso di condanna in appello ricorrerò in Cassazione, per affermare la mia innocenza’. Nel 2009 Belusconi disse da Vespa ‘in caso di condanna non mi dimetto. Sul caso Mills, in caso di condanna in appello, sarebbe una sentenza che certo sarà annullata dalla corte di Cassazione. D'Alfonso», continua Acerbo, «dimostra di strafregarsene dei suoi alleati e della parola data. Trasforma in carta straccia la Carta di Pisa e la Carta d'intenti della coalizione di centrosinistra secondo cui D'Alfonso dovrebbe dimettersi immediatamente. Dato che la Carta d'Intenti costituiva la base dell'accordo per le primarie mi domando come facciano Sel e IdV a persistere in una coalizione il cui candidato presidente platealmente disconosce gli impegni assunti».