VELENI IN CIRCOLO

Discarica Bussi: l’esperto: «serve subito una mappa dei rischi»

Oggi a Chieti nuova udienza del processo sui veleni

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Discarica Bussi: l’esperto: «serve subito una mappa dei rischi»




PESCARA. «Mappa rischi, registro tumori, concentrazione, territorio e rischio. Questo bisogna fare».
Ha pochi dubbi il professor Michele Amorena, farmacologo e tossicologo alla facoltà di Veterinaria dell'Università di Teramo che con un suo studio nel 2006 ha confermato l'elevata concentrazione di mercurio nei capelli dei pescatori di Pescara. Amorena è arrivato alle stesse conclusioni degli studi del 1972, perché in tutto questo arco di tempo nulla è cambiato: «E' tutto il medio Adriatico ad aver problemi col mercurio - spiega il professore universitario - quindi l'ipotesi è che da anni sia il fiume Pescara a immetterlo, visto che riceve le acque contaminate di Bussi. Inoltre nei fanghi del dragaggio del porto di Pescara sono stati rinvenuti ingenti quantitativi di mercurio. Ma bisogna comunque chiarire che non c'è un pericolo per la salute immediato, ma solo un aumento dei rischi, specie per i feti. Le analisi sui capelli dei pescatori fatte da me nel 2006 non ha fatto altro che confermare la durata dell'esposizione e il consumo di prodotti contaminati».
Il mercurio è neurotossico e si accumula non solo nei fanghi: «ad essere contaminati sono quelle specie di pesci che hanno vita più lunga - prosegue Amorena - cioè i pesci grossi che entrano nella catena alimentare. Bisogna quindi che le autorità facciano una campagna, anche informativa, per ridurre i rischi e le incertezze: certi prodotti, in questa situazione, possono ipoteticamente far male alla salute a causa della lenta concentrazione che si produce. Ma vorrei che fosse chiaro che non c'è un pericolo immediato ma un serio innalzamento dei rischi».

CHIODI SCRIVE AL MINISTRO DELLA SALUTE
Intanto ieri il presidente della Regione e commissario alla Sanità, Gianni Chiodi, ha chiesto al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, un'indagine epidemiologica approfondita per valutare i danni alla salute degli abitanti di Bussi e delle zone limitrofe.
«Al ministro - spiega Chiodi - chiediamo, attraverso la collaborazione dell'Istituto superiore di sanità, di accertare se e in quale misura l'accertato inquinamento delle acque ha causato danni alla salute dei cittadini. Quanto a noi, continueremo a lavorare su tutti i fronti».
«A tal proposito - continua - abbiamo già da tempo incaricato l'Agenzia sanitaria regionale di istituire un Registro Tumori per valutare la presenza delle patologie cancerogene nelle diverse aree geografiche, in modo da sapere su quali zone concentrare un piano capillare di bonifica ambientale».

OGGI IL PROCESSO
E questa mattina davanti alla Corte di Assise di Chieti si terrà la nuova udienza nell'ambito del processo con rito abbreviato sulla megadiscarica dei veleni di Bussi sul Tirino. Sarà la volta della requisitoria dei pm, che si protrarrà per tutta la giornata, per poi riprendere venerdì prossimo. Il processo si svolge a porte chiuse in applicazione del rito abbreviato chiesto ed ottenuto nelle precedenti udienze. Sul banco degli imputati ci sono 19 persone; 27 le parti civili costituite. L'avvocato Giulio Di Berardino, legale del Comune di Popoli - unico a confinare con la discarica, oltre a Bussi che la ospita - e del Comune di Spoltore (Pescara), ricorda che «si tratta dell'unico processo in Italia per un reato del genere di tipo doloso e dell'unico che ha una corposa documentazione attestante il conferimento di rifiuti in una discarica non autorizzata».