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Regione, i sindacati contro la mobilità dove non serve

Battaglia in vista anche per la “stabilizzazione a domanda”

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Regione, i sindacati contro la mobilità dove non serve

Regione, i sindacati contro la mobilità dove non serve
Battaglia in vista anche per la “stabilizzazione a domanda”
ABRUZZO, SINDACATI, REGIONE, STABILIZZAZIONI
ABRUZZO.  «La Giunta regionale ha già deciso, voi mi avete chiesto la concertazione, ma ormai la decisione è stata presa»: martedì è stata questa la risposta del direttore Gianluca Caruso ai sindacati che avevano chiesto un incontro, allarmati dalle notizie di una mobilità nel settore dell’Agricoltura. 
«Ma come – hanno pensato all’unisono Carmine Ranieri (Cgil), Vincenzo Traniello (Cisl) e Fabio Frullo (Uil) – l’Agricoltura è piena di agronomi ex Arssa e qui si parla di mobilità?» Lo sconcerto dei sindacati, ed anche un certo imbarazzo per evitare di personalizzare la polemica contro questa mobilità che sa tanto di elezioni, traspare in un comunicato dove si cerca di far capire che non c’è chiusura “a prescindere” contro i provvedimenti della Giunta. Infatti «nel 2012 la Regione decise di inserire nel proprio organico circa 20 lavoratori comandati da altri Enti pubblici, motivando la decisione per la carenza di alcune figure tecniche e con specifiche professionalità in alcuni settori strategici dell’organizzazione regionale». E Cgil, Cisl e Uil acconsentirono. 
«Ma oggi la medesima Giunta si appresta ad approvare un bando di mobilità per il reclutamento di nuovo personale. Che però è  inquadrato in profili professionali già in possesso dai dipendenti regionali ed in particolare anche dai  lavoratori confluiti alla Regione Abruzzo a seguito dello scioglimento degli Enti regionali (Arssa-Abruzzo lavoro-Aptr) e ancora in attesa di ricollocazione».
 Dunque i sindacati sono contrari alle mobilità prima «di risolvere i nodi organizzativi del personale, che tutt’ora permangono, aggravati dalla decisione dello scioglimento dei suoi Enti strumentali, che ad oggi non trovano risposte adeguate. Si tratta infatti di provvedimenti estemporanei che non rientrano in una logica di un progetto organizzativo complessivo dell’Ente Regione e sortiscono solo l’effetto di tappare falle, che si registrano di volta in volta nell’erogazione  dei servizi ai cittadini e alle imprese. Senza dire che ci sono timori di fronte ad un processo di mobilità di personale che nei prossimi mesi investirà l’Ente Regione, con trasferimenti di deleghe e con la soppressione delle Comunità montane, delle Provincie  ecc»
 E mentre i sindacati protestano per l’Agricoltura, sono anche in preallarme per la “stabilizzazione a richiesta” che l’assessore Federica Carpineta ha già proposto per circa 15 dipendenti dell’assessorato alla sanità per i quali è stata preparata una delibera di assunzione a tempo indeterminato. Il problema però, anche in questo caso, non è la stabilizzazione di lavoratori che comunque ne hanno diritto, dopo essere stati abbondantemente “usati” e con profitto dalla Regione, ma è far passare una normativa inesistente (quella “a domanda”) che addirittura metterebbe a rischio la stabilizzazione stessa. Si tratta allora di trovare una soluzione concertata che salvi i posti di lavoro e non trasformi un diritto in una operazione clientelare.
Sebastiano Calella
ABRUZZO. «La Giunta regionale ha già deciso, voi mi avete chiesto la concertazione, ma ormai la decisione è stata presa»: martedì è stata questa la risposta del direttore Gianluca Caruso ai sindacati che avevano chiesto un incontro, allarmati dalle notizie di una mobilità nel settore dell’Agricoltura. «Ma come – hanno pensato all’unisono Carmine Ranieri (Cgil), Vincenzo Traniello (Cisl) e Fabio Frullo (Uil) – l’Agricoltura è piena di agronomi ex Arssa e qui si parla di mobilità?» Lo sconcerto dei sindacati, ed anche un certo imbarazzo per evitare di personalizzare la polemica contro questa mobilità che sa tanto di elezioni, traspare in un comunicato dove si cerca di far capire che non c’è chiusura “a prescindere” contro i provvedimenti della Giunta. Infatti «nel 2012 la Regione decise di inserire nel proprio organico circa 20 lavoratori comandati da altri Enti pubblici, motivando la decisione per la carenza di alcune figure tecniche e con specifiche professionalità in alcuni settori strategici dell’organizzazione regionale». E Cgil, Cisl e Uil acconsentirono. «Ma oggi la medesima Giunta si appresta ad approvare un bando di mobilità per il reclutamento di nuovo personale. Che però è  inquadrato in profili professionali già in possesso dai dipendenti regionali ed in particolare anche dai  lavoratori confluiti alla Regione Abruzzo a seguito dello scioglimento degli Enti regionali (Arssa-Abruzzo lavoro-Aptr) e ancora in attesa di ricollocazione». Dunque i sindacati sono contrari alle mobilità prima «di risolvere i nodi organizzativi del personale, che tutt’ora permangono, aggravati dalla decisione dello scioglimento dei suoi Enti strumentali, che ad oggi non trovano risposte adeguate. Si tratta infatti di provvedimenti estemporanei che non rientrano in una logica di un progetto organizzativo complessivo dell’Ente Regione e sortiscono solo l’effetto di tappare falle, che si registrano di volta in volta nell’erogazione  dei servizi ai cittadini e alle imprese. Senza dire che ci sono timori di fronte ad un processo di mobilità di personale che nei prossimi mesi investirà l’Ente Regione, con trasferimenti di deleghe e con la soppressione delle Comunità montane, delle Provincie  ecc» E mentre i sindacati protestano per l’Agricoltura, sono anche in preallarme per la “stabilizzazione a richiesta” che l’assessore Federica Carpineta ha già proposto per circa 15 dipendenti dell’assessorato alla sanità per i quali è stata preparata una delibera di assunzione a tempo indeterminato. Il problema però, anche in questo caso, non è la stabilizzazione di lavoratori che comunque ne hanno diritto, dopo essere stati abbondantemente “usati” e con profitto dalla Regione, ma è far passare una normativa inesistente (quella “a domanda”) che addirittura metterebbe a rischio la stabilizzazione stessa. Si tratta allora di trovare una soluzione concertata che salvi i posti di lavoro e non trasformi un diritto in una operazione clientelare.Sebastiano Calella