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I problemi del M5s Abruzzo, le voci della protesta: «stiamo diventando un partito»

Su Facebook l'esercito di chi contesta scelte non esattamente concertate con la base

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I problemi del M5s Abruzzo, le voci della protesta: «stiamo diventando un partito»



ABRUZZO. Il Movimento 5 stelle Abruzzo vive da mesi un clima di veleno interno che non si sopisce: anzi più passa il tempo e più le fratture si acuiscono, si incancreniscono e le voci ed i dissapori diventano valanghe.
Anche l’ansia delle elezioni e la selezione delle candidature non aiuta ma il malcontento abbraccia più aspetti . L’altro dato certo è la mancanza di spiegazioni “ufficiali” ai mal di pancia perché la scelta è quella di ignorare sperando che le proteste (o i troll) si esauriscano da sole. Ma il silenzio, specie su certi argomenti, rischia di far crescere l’onda.
Non si tratta tanto di mancanza di trasparenza, anzi è fin troppo chiaro tutto, visto che il più delle cose accade sulle pagine di Facebook dei vari gruppi del M5S dove gli attivisti si affrontano a viso aperto e se le cantano di santa ragione.

LA FRATTURA PESCARESE
Sembra di capire che i malumori interni vi siano sempre stati, alimentati anche da una buona dose di anarchia e disorganizzazione oltre che carenze di comunicazione. Però, almeno per quanto riguarda Pescara, la situazione è apparsa aggravarsi quando l’attivista Paolo Leonetti ha ufficializzato lo scisma dal gruppo pescarese proclamando il loro candidato Marco Grossi. Quello però è sembrato solo l’inizio e dopo Leonetti altri elementi sono entrati in contestazione.
Anche in questo caso il motivo principale dei malumori è stata la scelta del candidato sindaco a Pescara, Enrica Sabatini, (proposta da 34 attivisti) ma non votata da tutto il gruppo locale (come pure è successo in altre regioni d’Italia).
Proprio le riunioni in vista delle elezioni hanno segnato la frattura più grossa. Una uscita amara ed “eclatante”, il 3 marzo scorso (quella che ha chiuso le liste pescaresi), è stata quella di Serena D’Incecco referente M5s di Pianella e persino candidata sindaco alle amministrative dell’anno scorso.
«A seguito della riunione di ieri», scrive il 4 marzo D’Incecco su Fb, «e malgrado il sostegno personale di tanti, che ringrazio della loro stima, sento il dovere di confermare le mie dimissioni da candidata regionale. Non rinvengo piu',infatti, nel Movimento che mi aveva proposto, gli ideali, per i quali ero a suo tempo entrata. A quanti contestano questa mia scelta sostenendo che il Movimento andrebbe cambiato dall'interno, replico, senza polemiche, che non ero entrata per cambiare il Movimento, ma il Paese».
Il social network sembra non permettere la chiarezza assoluta sulle ragioni specifiche ma pare di capire che ci sia stato un ristretto gruppo che abbia forzato un po’ la mano proponendo («imponendo» scrive più d’uno) alcuni nomi del tutto estranei al movimento stesso prima di quella riunione. Le liste sono note ai più ma non sono state ancora ufficializzate per cui gli screzi e i riferimenti indiretti vengono compresi solo dall’interno. Sta di fatto che D’Incecco è attivissima su Facebook e scrive e controbatte ai colleghi.
Il rammarico per lei è aver investito tantissimo tempo, forza e denaro negli ultimi due anni per il movimento
«Non esser capaci di fare squadra, andare ognuno dalla propria parte (che puo' essere il senso di colpa, la poca conoscenza, il personalismo, l'interesse) e non dalla parte di cio' che è bene, non porta lontano. Ho il diritto di prendermi una pausa… Ho il diritto di temere le derive fasciste. Ho il diritto di sentirmi stanca. Ho il diritto di essere delusa. Ho il diritto di pubblicare video (come quello che vedi qui) per stimolare la riflessione».
Le accuse più o meno velate sono dirette verso quei rappresentanti del movimento che deciderebbero per tutti a dispetto della trasparenza e della partecipazione. I battibecchi con Carlo Spatola Mayo (portavoce del gruppo pescarese e consigliere a Spoltore) e Massimo di Renzo (candidato presidente alle regionali, non eletto) del gruppo “ufficiale” di Pescara sono frequentissimi, quasi all’ordine del giorno e D’Incecco rimprovera loro il mancato sostegno nella propria battaglia basata essenzialmente sul rispetto delle regole basi del movimento (quelle scritte nel “non statuto”). Nelle settimane seguenti in molti hanno poi contestato persino l’elezione di Sara Marcozzi che avrebbe ricevuto «troppi voti» rispetto a quelli delle selezioni preliminari e in relazione ai voti dell’altro candidato dell’area Chietina. E alcuni non le perdonano il fatto di aver optato per la doppia candidatura (presidente e consigliere regionale) come avrebbe fatto un politico qualunque.
Anche negli ultimi giorni sullo scandalo dei veleni di Bussi il disaccordo si è fatto se possibile più profondo tra i quasi-fuoriusciti ed i fedelissimi al “gruppo dirigente”.

LE FALLE NELLE CANDIDATURE REGIONALI
Alcune falle nell’organizzazione hanno persino permesso l’ingresso di un candidato presidente poi subito estromesso e riconosciuto come “infiltrato”: Fabrizio Catullo. Come se non bastasse è stata inserita per errore anche una candidata presidente che avrebbe dovuto prendere il posto di D’Incecco di Pianella la quale continua a fare domande:« voglio sapere a) con quale base è stata concordata la linea politica sul disastro di Bussi e dove sono le votazioni b) con quale metodo sono stati scelti alcuni candidati esterni al Movimento, prescindendo dalle votazioni sul Meetup e dagli accordi assembleari e come mai c'e' disapprovazione e scontentezza da parte della base. Chi si dissocia da questi metodi lontani anni luce da quel che il Movimento predica, crede davvero in un progetto di rinnovamento della politica, che in Abruzzo purtroppo lascia a desiderare e non puo' essere sostenuto....prova ne è la scontentezza diffusa e l'allontanamento a mo di domino delle forze migliori. Bah!».

«CHI C’E’ DIETRO MARCOZZI?»
Enzo Gentile scrive: «Sono candidato a Silvi, ma non capolista, perchè se fosse possibile vorrei occuparmi di socio-sanitario. E se venisse qualcuno migliore farei un passo indietro». Parlando della formazione delle liste e della scelta dei candidati aggiunge: «Tutta questa situazione mi dà il voltastomaco. Non la Marcozzi, ma chi evidentemente c'è dietro. Perchè è evidente che Sara Marcozzi è una scolaretta che ha studiato la lezioncina e neanche bene, ma è inadatta all'opera che si accinge a svolgere. Ma chi è dietro di lei. Che non rispondono, neanche quando sono chiamati in causa. E ciò che mi lascia ancora più triste è l'ipocrisia dei parlamentari abruzzesi, che sanno, ma non parlano. L'unica che ha provato a sollevare il problema è Enza Blundo, donna che più conosco e più stimo. E tutti gli altri ? Compresi gli attivisti ( e ce ne sono tanti) che accettano lo status quo e preferiscono mettersi delle fette di salame sugli occhi pur di non vedere. Non parlatemi di cambiamento. In questo modo, questa terra merita le sventure che ha. Con il dolore che provoca a chi questa terra la ama».

LA FRATTURA AQUILANA
Già Enza Blundo… La senatrice aquilana è apparsa fin da subito più distaccata dal gruppo abruzzese degli eletti a Roma ed il campanilismo imperante in Abruzzo non ha aiutato. Sta di fatto che proprio Blundo in più occasioni ha dato man forte ai fuoriusciti, quanto meno dimostrando di condividere le loro lamentele sulla scarsità di democrazia interna e sulle scelte non votate e non condivise dalla maggioranza. In alcuni casi è sembrato persino che la stessa Blundo abbia criticato il gruppo dei deputati.

Così ancora D’Incecco informa gli altri del Gruppo: «Forse non sapete che è in atto un'operazione di screditamento di Enza Blundo, l'unica che ha provato a dar voce alla richiesta di trasparenza della base: gravissimo».
Un altro attivista scrive: «"Qualcuno" voleva cacciare Enza con prove fabbricate a tavolino e calunnie varie solo perchè è equilibrata, ma non c'è riuscito. Invece qualcun altro speriamo sia stato allontanato dopo questa porcata, ma non basta, chi sta trasformando il movimento in un partito il 26 maggio dovrà render conto di ciò e spero non si metta a piangere...nessuna pietà per chi è palesemente in malafede, aspettiamo che le fette di prosciutto cadano dagli occhi di un pò di attivisti...».
Forse ce n’è abbastanza per dare risposte anche perché il Movimento della trasparenza e della rivoluzione dal basso non può permettersi certe derive autoritarie.