L'UDIENZA

Processo Bussi: «i dati critici furono segnalati al Comune»

Nel 2002 era già chiara la gravità dell’inquinamento

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Processo Bussi: «i dati critici furono segnalati al Comune»

Bellelli e Mantini




CHIETI. «Quando ho visto i dati sul mercurio, nel 2002 ho chiesto al sindaco di Bussi di convocare una conferenza di servizi – ha spiegato Luigi Guarracino, direttore dal 1998 al 2002 dello stabilimento Montedison che avrebbe inquinato la falda – la conferenza poi c’è stata dopo circa un anno dalla mia richiesta e quando io ero già andato via».
«Confermo: ho eseguito le analisi richieste dall’Ausimont nei posti indicati ed ho trovato concentrazioni di mercurio anche molto alte (4-500 volte) che ho segnalato – ha aggiunto l’ingegner Maurizio Piazzardi, tecnico della Hpc, la società incaricata dei rilievi – poi c’è stata una discussione sulla difformità tra i dati rilevati da noi e quelli del laboratorio interno, di cui c’è traccia in una mail, ma credo che questo dipenda dall’attrezzatura più sofisticata che aveva il nostro laboratorio. Io comunque ho segnalato tutto».
 Questo è emerso dall’interrogatorio che c’è stato in Corte d’Assise nel processo per l’inquinamento di Bussi. Un’udienza che si è svolta a porte chiuse, perché trattandosi di un rito abbreviato tecnicamente quella di stamattina era una Camera di Consiglio dove non è ammessa la presenza della stampa o di estranei, salvo diverso avviso degli imputati.
In realtà a chiedere di “chiudere le porte” è stata proprio la difesa della Montedison che ha parlato di un circo mediatico-giudiziario che rischia di influenzare la sentenza. Insomma meno se ne parla e più è sicura una sentenza equilibrata, come se nel giudizio avessero più peso i giornalisti che la documentazione agli atti. E proprio su questa documentazione si è sviluppato l’interrogatorio di Guarracino e di Piazzardi da parte dei due pm, Bellelli e Mantini, senza particolari controesami da parte dei legali presenti. Come ha dichiarato dopo l’udienza anche l’ingegner Lino Prezioso, il perito di Guarracino, «non solo i dati sono stati segnalati al Comune, ma addirittura c’è stata più di una sollecitazione a convocare presto la conferenza dei servizi, che c’è stata nel marzo 2003. Anche perché un piano per la caratterizzazione della zona non si fa in pochi mesi».
 Anche i particolari sulla mail che  Piazzardi ha inviato ai tecnici del laboratorio interno si muovo sulla falsariga delle dichiarazioni: la difformità dei dati (che comunque furono segnalati nei valori più alti) e l’assoluta mancanza di responsabilità rispetto all’inquinamento ed alle discariche da parte dei due interrogati oggi.
«La vecchia discarica? Io non ero nemmeno nato quando è stata realizzata», ha chiosato Piazzardi.

Nell’udienza di questa mattina si è conclusa la fase istruttoria con l'interrogatorio di due imputati che sostanzialmente non negano i fatti storici ma escludono la propria responsabilità personale.

In apertura di udienza, da parte di alcuni difensori, è stata chiesta la revoca dell’ordinanza che aveva ammesso la costituzione come parte civile della Solvay, la multinazionale sopravvenuta alla Montedison nella proprietà del sito, motivata dal recente coinvolgimento dell’azienda in un procedimento che ha portato al nuovo sequestro. In tale procedimento si ipotizza una responsabilità per omessa bonifica. Un fatto – hanno sostenuto i pubblici ministeri e le parti civili, che nulla ha a che fare con le vicende sottoposte al giudizio della Corte. La richiesta è stata respinta dopo una riunione in camera di consiglio. È stata inoltre rigettata anche l’istanza dei pubblici ministeri che avevano chiesto di procedere con udienze pubbliche e non a porte chiuse, come già disposto dalla Corte.

«Siamo alle battute finali del processo – dichiara l’avvocato Tommaso Navarra, difensore di fiducia del WWF - ed è indispensabile mantenere viva l'attenzione su Bussi, non soltanto per il pur necessario accertamento della verità dei fatti ma anche per far sì che finalmente sia dia inizio alla bonifica del sito, rimarginando la profonda ferita inferta al territorio, prima occultata, quindi nascosta e infine minimizzata per troppo tempo».

Prossime udienze il 4 e 11 aprile 2014.
s. c.