SCANDALO IMMENSO

Abruzzo. Inquinamento Bussi, riprende il processo “avvelenato” ma l’acqua «oggi è buona»

Asl: «600 verifiche all’anno». Oggi a Chieti nuova udienza in Corte d’Assise

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ABRUZZO. La vicenda della discarica di Bussi e l’avvelenamento delle acque è tornata prepotentemente d’attualità mentre oggi a Chieti si terrà un’altra udienza del processo in Corte d’Assise.
E’ previsto l’interrogatorio di Luigi Guarracino, direttore pro tempore dello stabilimento Montedison-Ausimont dal 1997 al 2002: deve rispondere di concorso in avvelenamento delle acque e disastro doloso. Nel marzo del 2001 Guarracino, direttore pro-tempore dello stabilimento presentò un piano di caratterizzazione in cui si gettava acqua sul fuoco e si sosteneva che non ci fosse alcun rischio per l'esterno. In realtà la Forestale nell'ambito dell'inchiesta ritiene di aver recuperato prove che attestano come le analisi siano state rimaneggiate per evitare l'allarme inquinamento. Agli atti infatti vi sono anche le copie non ufficiali delle analisi poi manipolate.
Inoltre secondo il Wwf questo processo abruzzese vanterebbe anche di un primato: «primo processo in Italia dinanzi alla Corte d'Assise nel quale si contesta il reato di inquinamento ambientale» e in cui «si ipotizza una condotta volontaria su acque inquinate destinate all'uso potabile umano».
Un processo immenso costituito da 110 faldoni per 110mila pagine, processo esclusivamente documentale ed in teoria “facile”.
Le indagini furono avviate alla fine del 2006 dal Corpo Forestale dello Stato stimolate anche dalle segnalazioni del Wwf Abruzzo di inquinamento dell'acqua, emerse nel 2006. Da allora il Wwf ha promosso campionature epidemiologiche, raccogliendo i dati e finanziando le prime analisi sui campioni d'acqua.
Sul processo però pende la ricusazione degli imputati quasi tutti ex Montedison contro il giudice Geremia Spiniello, ricusazione che per ora è sospesa in attesa della udienza in Corte d’Appello a L’Aquila fissata per l’8 aprile. Dunque oggi si procede come sempre anche perché secondo le tesi più accreditate in caso di ricusazione si potrebbe optare per il cambio del singolo giudice salvando il processo che dunque procederà e non ricomincerà per la terza volta.

«L’ACQUA OGGI E’ BUONA»
Intanto associazioni e comitati cittadini rilanciano le accuse sui ritardi e la sottovalutazione del rischio.
L’Asl di Pescara ribadisce che «dal 2007 l’acqua che beviamo è potabile» perchè proviene dai nuovi pozzi, «le cui acque sono controllate regolarmente anche per la ricerca di eventuali sostanze contaminanti quali cloruro di vinile, tricloroetilene, piombo e mercurio. Tali sostanze ad oggi non sono state mai riscontrate».
Annualmente, il Sian effettua in totale circa 600 campionamenti di routine e di verifica nel territorio provinciale per l’accertamento della potabilità dell’acqua, e nell’anno 2013, sono state sottoposte a controlli anche tutte le sorgenti. «Alla luce dei controlli effettuati e dei risultati analitici dei campioni esaminati dall’Arta, l’acqua attualmente in distribuzione nel territorio provinciale è sicura».

L’INTERESSE DEI MEDIA NAZIONALI
Come detto oggi le notizie su Bussi occupano pagine e pagine di giornali locali e nazionali, interi servizi giornalistici vengono dedicati anche dai principali telegiornali di Rai e Mediaset e raccontano una verità che in Abruzzo si conosce da molti anni, almeno da 7 anni, ovvero dopo la scoperta della discarica più grande d’Europa. E se lo stupore dei media nazionali è forse accettabile, appare stupefacente la reazione di politici e parlamentari che reagiscono come se avessero scoperto solo oggi cosa si nasconda nel sito di Bussi. Tutto come se lo scandalo più grande della regione fosse già stato dimenticato senza che come sempre i responsabili abbiano pagato.
Mentre il presidente Gianni Chiodi è tornato a ribadire che dal 2007 l’acqua è buona e non c’è alcun rischio, il Wwf ribadisce che i pozzi sono stati chiusi solo dopo i loro allarmi. E all’epoca, sottolinea Augusto De Sanctis, «venimmo anche minacciati di denuncia per procurato allarme». L’allora presidente Ato, Giorgio D’Ambrosio tuttavia a fine agosto 2007 riaprì comunque i pozzi chiusi per scongiurare l’emergenza idrica creatasi.

RC CONTRO CHIODI E PD: «DOVREBBERO SOLO VERGOGNARSI»
Marco Fars, segretario regionale PRC Abruzzo e Corrado Di Sante, segretario provinciale Prc Pescara, si scagliano contro Chiodi e il Pd: «dovrebbero solo vergognarsi», dicono. Il primo è accusato di essere «un fantasma», i secondi «premio nobel d’ignavia».
«Il Pd pescarese», continuano Fars e Di Sante, «pare intento a proseguire la colpevole opera di minimizzazione che i suoi esponenti ai vertici di Aca S.p.A. e Ato portarono avanti nel 2007. È stupefacente che l’onorevole Castricone (dipendente Aca) invece di chiedere scusa ai cittadini della Valpescara abbia pure la faccia tosta di chiedere al Ministro della Salute Lorenzin, di fatto, di silenziare l’Istituto Superiore di Sanità. Infatti è inquietante che si usino espressioni come “laddove sia confermato tale rischio” e “conoscere i contenuti veri” parlando della relazione dell’ISS. Purtroppo la contaminazione delle acque ad uso potabile era, come si evince dai documenti sulla vicenda, già nota agli amministratori del Pd ai vertici di Ato e Aca S.p.A. che con arroganza e ignavia minimizzarono le nostre denunce nel 2007 accusandoci ieri come oggi di “ingiustificato allarmismo”» .
Gli esponenti di Rc contestano anche il fatto che il Pd proprio in questi giorni abbia deciso di ricandidare Donato Di Matteo e Giorgio D’Ambrosio «entrambi ai vertici degli enti acquedottistici negli anni in cui ci facevano bere acqua contaminata».

Ma Fars e Di Sante non sono teneri nemmeno con Chiodi: «è incredibile che caschi dal pero. Il presidente della Regione evidentemente è molto distratto, visto che praticamente non ha mai partecipato alle conferenze di servizi presso il Ministero dell’ambiente convocate appositamente sulle bonifiche dei Siti di Interesse Nazionale, limitandosi ad inviare funzionari di secondo livello come Gerardini. La distrazione di Chiodi prosegue a tutt’oggi visto che non si accorge che l’ente che lui amministra ha contestato nel merito tecnico l’operato del commissario Goio».