STORIA DI UNA VERGOGNA

Disastro di Bussi: «il peggiore scandalo della storia abruzzese»

«Ora indagine epidemiologica e bonifiche, il vero grande cantiere per il lavoro»

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Disastro di Bussi: «il peggiore scandalo della storia abruzzese»

Augusto De Sanctis





 
ABRUZZO. «Il peggiore scandalo della storia abruzzese». Il Forum dei Movimenti per l'Acqua aveva definito così già nel 2008 il disastro ambientale che ha coinvolto Bussi e la Valpescara. La somministrazione per decine di anni e fino al 2007 di acqua dai Pozzi S. Angelo contaminati da solventi clorurati tossici e probabili cancerogeni quali tetracloruro di carbonio, cloroformio, esacloroetano, tricloroetilene e tetracloroetilene (e molte altre sostanze pericolose, come il temibile pentalorobenzene, in tracce) è solo una delle tante drammatiche problematiche che la devastazione dell'ambiente avvenuta nella Valpescara ha portato con sé.

Il Forum Abruzzese dei Movimenti per l'Acqua in questi anni è stato in prima fila nel denunciare quanto avveniva a Bussi e l'impatto che aveva a valle, ottenendo la chiusura dei pozzi S. Angelo che rifornivano i rubinetti di oltre mezzo milione di persone, compresi due capoluoghi come Pescara e Chieti.
I suoi attivisti hanno anche subito intimidazioni e querele, con risvolti tragicomici come la multa comminata ad Augusto De Sanctis dai vigili del Comune di Pescara per aver volantinato al mercato nel 2008 un foglio con su scritto “SCANDALO DELL’ACQUA:  ORA BASTA!  Verità sulla nostra salute! Dimissioni per chi sapeva ed ha taciuto!”

«Il caso di Bussi, con l'inquinamento dell'acquedotto, è unico a livello europeo per tipo di sostanze pericolose, anni di esposizione e numero di persone coinvolte», dice Augusto De Sanctis, del Forum Abruzzese dei Movimenti per l'Acqua, «Nel 2007 furono i volontari di associazioni a denunciare l'inquinamento dei Pozzi S. Angelo– io allora ero referente acque del WWF Abruzzo nonché già attivista del Forum Acqua – sfidando le querele da parte dei responsabili dell'acquedotto. Con noi il deputato Acerbo. Vorrei ricordare le lettere, le decine di comunicati, gli accessi agli atti a tappeto, le migliaia di volantini che abbiamo distribuito quando i pozzi S. Angelo erano ancora aperti. Sono stati chiusi solo dopo quella mobilitazione e siamo quasi increduli che solo ora vi sia la consapevolezza diffusa di un dramma che a noi era chiaro fin da allora e che in questi anni con dossier e altre denunce abbiamo cercato di far comprendere, anche grazie ad inchieste di testate regionali e nazionali».

Già nel 2007 fu il Wwf a divulgare le lettere risalenti agli anni precedenti del Ministero dell'Ambiente e, soprattutto, quelle del 2005 dell'allora APAT – ora ISPRA – in cui si metteva nero su bianco che nei pozzi S. Angelo vi erano cancerogeni oltre i limiti di legge.

«Solo la Magistratura ci ha ascoltato mentre addirittura il Direttore dell'Arta, Mario Amicone», aggiunge de Sanctis, «è arrivato a sostenere che tanto il Mercurio vi è da 100 anni e che la chiusura dell'azienda non comporta più nuove immissioni nell'ambiente. Se passasse questo ragionamento si potrebbero semplicemente abbandonare le fabbriche e aspettare che la natura faccia il suo corso in qualche millennio...»
Si è detto mille volte che lo scandalo è fratello siamese della mancata trasparenza che imperava nei vari enti “dominati” da veri sovrani assoluti nient’affatto illuminati che sono arrivati a sostenere che l’acqua fosse potabile perché quella con i veleni veniva miscelata con quella pura.
 
 Sempre le associazioni hanno poi divulgato un dossier segreto, il primo rapporto epidemiologico dell'Agenzia Sanitaria Regionale sui tumori nella regione, redatto nel 2012 e tenuto nel cassetto.
Un documento che, seppur preliminare, fotografa una realtà preoccupante, con frequenze di tumori elevatissime in alcune aree come Bussi (+70% rispetto alla media regionale) - Popoli (+29%) e area metropolitana di Pescara (+18%).
«Purtroppo gli ultimi dati dell'ARTA», aggiunge De Sanctis, «ci dicono che sostanze estremamente pericolose come l'esacloroetano da Bussi continuano ad arrivare a tonnellate alla foce del Pescara, come è accaduto nell'ultima alluvione del fiume di dicembre 2013 quando 1,45 tonnellate sono confluite nel Mare Adriatico in soli 6 giorni. Oggi, terminata nel 2007 l'esposizione ai contaminanti attraverso l'acqua dei rubinetti, siamo molto preoccupati perchè questi contaminanti ancora presenti nell'ambiente possono entrare nella catena alimentare».

«E' incredibile che vi sia un Commissario Governativo, Goio, che continua a fare lavori fortemente contestati dalla stessa regione senza che i documenti progettuali e i dati dei monitoraggi siano disponibili sul sito web ufficiale», dichiara Renato Di Nicola, del Forum Abruzzese dei Movimenti per l'Acqua, «Si pensano “soluzioni” per il sito industriale senza alcuna trasparenza e senza coinvolgere minimamente i cittadini della valpescara, con il rischio che la discarica più pericolosa, la Tremonti, posta direttamente sul fiume Pescara, venga abbandonata a se stessa dopo i piccoli lavori in corso, tombata, una vera e propria spada di Damocle sulla testa di 500.000 cittadini per centinaia di anni. Facciamo notare che la proposta di mettere una nuova industria chimica e una farmaceutica in un'area in cui passa metà dell'acqua della regione e a 600 metri in linea d'area dai nuovi pozzi dell'acqua potabile S. Rocco scavati a monte non è così sostenibile».

Presentazione Acqua Val Pescara (28-08-2008) by PrimaDaNoi.it