LE CARTE

De Fanis, Di Stefano e la mediazione per la compravendita di Colalè

Ma il parlamentare smentisce su tutta la linea

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De Fanis, Di Stefano e la mediazione per la compravendita di Colalè

Di Stefano e De Fanis





ABRUZZO. Ci sarebbe molto da scandagliare e approfondire partendo dalle parole dei principali indagati dell’inchiesta “il Vate” perché, comunque sia, emerge uno spaccato della pubblica amministrazione che può ben far comprendere cosa ci sia dietro ad alcuni degli avvenimenti di “cronaca”
L’ex assessore Luigi De Fanis, così come nel suo interrogatorio, anche nella intervista televisiva di domenica
ha respinto tutti gli addebiti, non ci sono reati né tantomeno errori, ha detto, anzi lui se potesse si ricandiderebbe così tanto per dimostrare che i voti li prende ancora.
L’ex segretaria Lucia Zingariello, invece, attacca e fornisce dozzine di elementi utili alle procure di Pescara e Lanciano che indagano su vari filoni aperti proprio dopo le dichiarazioni “bomba” della donna (comprese quelle in tv) Zingariello dipinge il suo ex “datore di lavoro” comune un uomo con particolare attenzione alle donne, al bere, alla bella vita e anche al proprio ego.
Tuttavia non tutti avrebbero una grande considerazione di De Fanis, persino «il suo capo», indicato proprio così da Zingariello.
Chi è? La donna indica in Fabrizio di Stefano (non indagato), ex senatore, oggi deputato di Forza Italia, con il quale l'ex assessore alla cultura di sicuro condivide il difensore (Massimo Cirulli).
Secondo la donna De fanis sarebbe stato sempre in stretto contatto con Di Stefano il quale sarebe lui l'artefice della nominato ad assessore.

«Anche perché non credo che Di Stefano avesse una grande opinione di Gigi De Fanis», dice la donna che racconta anche che non era nemmeno ben visto dai colleghi di giunta perché «si addormentava».
Il nome di Di Stefano salta fuori durante gli interrogatori di Zingariello varie volte e a proposito di due fatti precisi: uno riguarda la trattativa per una struttura sanitaria e l’altro riguarda la fuga di notizie sull’inchiesta.

L’INTERESSE PER L’ACQUISTO DELLO STUDIO COLALE’
Zingariello racconta che Di Stefano avrebbe voluto De Fanis come mediatore di una trattativa per la vendita della struttura sanitaria Colalè (verosimilmente uno studio diagnostico). Comunque Zingariello dice di riportare tutte cose apprese dalla diretta voce dell’ex assessore e per questo il suo ricorrente intercalare è «non so se sia vero ma così mi ha detto», chiarendo più di una volta che «Gigi» spesso raccontava cose non vere.
Così la donna dice di aver saputo che «Colalè stava fallendo» e che «l’avrebbe acquistata una cordata amica di Di Stefano» che De Fanis doveva seguire come mediatore e per questo avrebbe poi ottenuto in cambio cose: tra cui la possibilità di sistemare qualche persona (una delle quali poteva essere la stessa Zingariello che dice: «comunque lui aveva la coscienza pulita perché mi aveva trovato un altro posto») e anche soldi per la campagna elettorale.

Zingariello: «perché lui, da quello che avevo... da quello che diceva lui, stava facendo da mediatore tra chi vendeva e chi comperava e lui dice ad un certo punto che doveva andare a cena con questi qui: “io – non so – domani vado a cena” o dopodomani, non me lo ricordo, “vado a cena perché, sai, io faccio da mediatore in questa cosa grossa perché mi hanno promesso...” questo credo che venga fuori perché lui alle telefonate, quando mi chiama, me lo dice, “perché mi hanno promesso... mi hanno promesso 150 mila euro per la campagna elettorale e in più un posto di rilievo per una persona, io posso scegliere chi... un certo numero di persone che possono lavorare lì”».

Zingariello dice di non sapere di più se le trattative sono andate avanti, se qualcuno ha comprato ma sa che De Fanis parlava sempre con un «certo Moreno» del centro Colalè e che ad essere interessato poteva essere anche Neuromed attraverso il deputato europeo della stessa corrente di Di Stefano, Aldo Patriciello (Forza Italia).
Patriciello –secondo quanto racconta Zingariello riportando cose dette da De Fanis- aveva il grosso desiderio di fare sanità in Abruzzo e fu per questo che si era avvicinato anche all’asta per Villa Pini poi rinunciando pochi giorni prima «perché aveva saputo che l'asta sarebbe andata in alto» e perché la clinica non valeva così tanto.
Secondo la donna Patriciello-Neuromed avrebbe tentato di acquistare anche direttamente da Vincenzo Angelini anche se le trattative poi non approdarono a nulla. Fallito il tentativo con Villa Pini Patriciello si sarebbe interessato a Colalè, sempre secondo la donna.
Tra le altre cose il nome di Colalè rispunta fuori anche nel bouquet di possibilità che l’ex assessore De Fanis aveva offerto alla sua segretaria, intenzionata a lasciare il posto in Regione perché quel lavoro non le piaceva più, anche per via della «ossessione» di De Fanis per lei.

A VASTO «UNA FIGURACCIA TREMENDA»
Così inizia la ricerca della nuova sistemazione lavorativa. In prima battuta De Fanis la porta al San Francesco di Vasto.

Zingariello: «verso la fine, insomma… settembre credo sia stato o ottobre, non lo so, lui dice che stava seguendo questa... che in tre posti mi avrebbe potuto fare andare a lavorare, siccome io andavo via e non volevo rimanere lì. Il San Francesco di Vasto, dove andiamo a parlare, lui mi ci porta pure a parlare, abbiamo fatto una figuraccia veramente... perché quello aveva detto una cosa completamente diversa, lui aveva, forse, verosimilmente, frainteso o credeva che andando l'assessore avrebbe avuto, insomma, un... O forse si erano messi d'accordo dicendo loro due “guarda, io mò ti porto questa ragazza, tu digli che magari nel futuro potrai dargli qualcosa”. Io non lo so che cosa... Però fatto sta che questo direttore sanitario o amministrativo, non me lo ricordo, era un po' in imbarazzo insomma, perché è come se...»

In seconda battuta viene proposto come occupazione proprio lo studio Colalè e sembra di capire che una delle possibilità ci fosse anche in una delle cliniche di Patriciello in Molise dove «Gigi» si era adoperato già per le cure della mamma di Zingariello.
Cosa c’entrassero Di Stefano e De Fanis con la trattativa per la vendita tra privati di una struttura sanitaria è difficile spiegarlo così come è difficile ricondurre tale vicenda ad una delle deleghe da assessore di De Fanis (Politiche culturali, veterinaria, sicurezza alimentare e prevenzione collettiva).
a.b. 

 

«MAI INTERESSATO ALL’ACQUISTO DELLA COLALE’»
«Desidero precisare che non sono mai stato interessato all’acquisto della struttura sanitaria Colalé  di Lanciano né tantomeno avrei conseguentemente delegato alla trattativa, l’ex assessore De Fanis, le cui deleghe tra l’altro non competevano quel settore», ci scrive il deputato Di Stefano. «Non conosco neppure chi l’abbia acquistata, ritengo comunque che l’acquirente non abbia commesso un reato nel farlo.  La Sig. Zingariello, che mi pare dichiari di tanto in tanto cose contrastanti tra loro, almeno a giudicare da quanto si evince dagli stralci delle carte processuali riportate dai giornali e dalle interviste rilasciate ai media dalla stessa, risponderà nelle sedi dovute a quanto affermato, avendo dato mandato ai miei legali di tutelare la mia immagine. Solo per dovere di verità, rettifico un ulteriore imprecisione nell’articolo riguardante la mia appartenenza a componenti politiche: Io e l’eurodeputato Aldo Patriciello non siamo mai stati nella stessa corrente. Abbiamo percorsi e strade completamente diverse pur militando nel Pdl dalla sua nascita»
DI STEFANO: «MAI INTERESSATO ALL’ACQUISTO DELLA COLALE’»

 

«Desidero precisare che non sono mai stato interessato all’acquisto della struttura sanitaria Colalé  di Lanciano né tantomeno avrei conseguentemente delegato alla trattativa, l’ex assessore De Fanis, le cui deleghe tra l’altro non competevano quel settore», ci scrive il deputato Di Stefano. «Non conosco neppure chi l’abbia acquistata, ritengo comunque che l’acquirente non abbia commesso un reato nel farlo.  La Sig. Zingariello, che mi pare dichiari di tanto in tanto cose contrastanti tra loro, almeno a giudicare da quanto si evince dagli stralci delle carte processuali riportate dai giornali e dalle interviste rilasciate ai media dalla stessa, risponderà nelle sedi dovute a quanto affermato, avendo dato mandato ai miei legali di tutelare la mia immagine. Solo per dovere di verità, rettifico un ulteriore imprecisione nell’articolo riguardante la mia appartenenza a componenti politiche: Io e l’eurodeputato Aldo Patriciello non siamo mai stati nella stessa corrente. Abbiamo percorsi e strade completamente diverse pur militando nel Pdl dalla sua nascita»

SMENTISCE ANCHE COLALE'
Il dottor  Camponetti in qualità di titolare del centro diagnostico ex Colalè di Lanciano smentisce le affermazioni rese dalla signora Zingariello ed afferma: «Non ho mai conferito alcun incarico al Dott. De Fanis che ho avuto modo di conoscere solo in quanto medico ortopedico. Non mi risulta che il senatore, che non conosco personalmente, si sia mai interessato alla mia struttura. Preciso inoltre che il Centro Diagnostico di cui sono titolare gode di buona salute e, anzi è in fase di espansione. Respingo, pertanto, qualsiasi insinuazione e voce tendente a screditare il Centro Diagnostico»