LA SENTENZA

Parco Nazionale d’Abruzzo, Corte dei Conti condanna ex direttore

Tassi dovrà versare 20 mila euro in favore dell’Ente

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Parco Nazionale d’Abruzzo, Corte dei Conti condanna ex direttore

Franco Tassi




ABRUZZO. Ancora una condanna per Franco Tassi, ex direttore del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.
Tassi dovrà versare 20.000 euro per il danno all’immagine arrecato all’Ente (la procura ne aveva chiesti 200 mila) a seguito di alcune condanne penali ricevute proprio in qualità di direttore di uno dei parchi più famosi d’Italia.
Lo ha deciso la sezione giurisdizionale della Corte dei conti dell’Abruzzo (presidente Luciano Calamaro, Federico Pepe, consigliere, Elena Tomassini relatore). Tassi era già stato condannato dalla Corte dei conti, nel settembre del 2003, a risarcire più di 900mila euro.
Il Tribunale di Sulmona nel 2008 aveva condannato Tassi, per il reato di peculato, alla pena di 3 anni di reclusione, oltre che all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. La Corte d’appello di L’Aquila, riconosciuto l'imputato colpevole, aveva però ridotto la pena a due anni di reclusione, con interdizione dai pubblici uffici per due anni. Il ricorso per Cassazione è stato dichiarato inammissibile nel 2012.
L’Appello ha fortemente ridimensionato l'ipotesi accusatoria; infatti Tassi è stato condannato, in parziale riforma della decisione di primo grado, per il reato di peculato, ma solo per l'utilizzo abusivo di tre carte di credito, per somme ricevute a titolo di acconto per missioni all'estero ed in Italia e per l'appropriazione di 2.490 euro per acquisti urgenti per conto dell'ente.

Anche la I sezione centrale di Appello della Corte dei conti ha ridotto la condanna all' importo di 10.121 euro, limitandola all'uso delle carte di credito ed escludendo qualsivoglia danno in relazione alle somme utilizzate per missioni in Italia e all'estero.
Nella difesa gli avvocati di tassi hanno puntato sul lavoro fatto per anni dall’ex direttore ribadendo che «l'immagine dell'ente era stata creata dallo stesso Tassi attraverso una profonda azione innovativa, che aveva trasformato un piccolo parco regionale, espressione di interessi clientelari, in un ente di rilievo internazionale con benefici per le comunità amministrate e per le specie protette».
Sempre gli avvocati hanno denunciato che era proprio Tassi la «vittima di una persistente azione denigratoria portata avanti con lo scopo di edificare il parco e sottoporlo all'invasione di bestiame pascolante, caccia e bracconaggio».
Per i giudici non si può negare che «il danno all'immagine è stato prodotto non dalla vicenda contabile, ma da quella penale, come si evince dai numerosi articoli di stampa prodotti dal pm».
Nella quantificazione del danno i giudici hanno tenuto conto «della limitata rilevanza di diffusione dei media e dell'obiettivo ridimensionamento della vicenda in secondo grado (sia pure a seguito di intervenuta prescrizione di gran parte dei reati, e di difficoltà nel provarne altri), nonché della circostanza, messa in rilievo dalla difesa secondo cui il Tassi era da tempo decaduto dalla carica».
Per questo il collegio giudicante ha ritenuto equo il risarcimento in favore dell’Ente di 20.000 euro comprensiva di rivalutazione monetaria. «Tali eventi», scrivono i giudici nella sentenza, «ingenerano grave sfiducia nelle istituzioni da parte della cittadinanza, ancor più in tempi di crisi economica quando essi sono gravati da un'elevata pressione fiscale».