L'INTERROGATORIO

De Fanis al pm:«non sperperavo soldi pubblici, ci sono assessori che fanno 15 viaggi all’anno»

E sui Fas: «come funzionano? Non lo so nemmeno io»

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De Fanis al pm:«non sperperavo soldi pubblici, ci sono assessori che fanno 15 viaggi all’anno»

Luigi De Fanis

 ABRUZZO. Ma quali viaggi in giro per il mondo pagati dalla Regione… L’ex assessore alla Cultura si è difeso nell’interrogatorio davanti al pm Giuseppe Bellelli provando a spiegare, dove ha potuto, le accuse rivoltegli dalla ex segretaria Lucia Zingariello.

 Sono spiegazioni che non hanno retto alle varie richieste di affievolimento della misura cautelare, intervenuta solo una settimana fa con l’obbligo di dimora dopo quasi 4 mesi trascorsi ai domiciliari.

I VIAGGI

L’ex assessore che voleva portare la Cultura abruzzese nel mondo spiega al pm che lui che viene accusato di sperperare soldi in realtà ha rinunciato a viaggi a Tokyo e in Brasile…

«Però a Londra e New York…» fa notare Bellelli

«Giudice», spiega De Fanis nel suo interrogatorio ormai di più di tre mesi fa, «io faccio l'assessore alla Cultura, ci sono altri assessori che fanno 15 viaggi l'anno, io ne ho fatti due in tre anni. Ed è documentabile. Non sono andato a Marcinelle, con l'invito ufficiale, non sono andato a Tokyo con la buonanima di Tancredi per il museo (nome incomprensibile)  e c'è l'invito ufficiale, non sono andato in Cina dieci giorni con il Comune di Lanciano per scambi culturali, e c'è l'invito ufficiale, non sono stato a Rio de Janeiro in Brasile e ci sono gli inviti ufficiali. Se io ero uno come hanno detto… il bancomat della Regione… sarei andato, avrei fatto uso dei soldi della Regione Abruzzo e quant'altro».

Poi l’attenzione di focalizza sull’acquisto della celebre bottiglia di champagne: «al Bar Torino lo champagne l'ho pagato con i soldi miei, come si evince dalla telefonata, non ho detto "io pago", io ho sempre pagato con i soldi miei».

E poi c’è il viaggio a Londra che la Zingariello ricorda per una “epica” sbronza dell’ex assessore poi pare fermato dalla forza pubblica nella capitale. Ma in definitiva qual è il motivo istituzionale del viaggio?

«A Londra c'era il fatto di D'Annunzio, si era fatto anche un viaggio a Barcellona con l'Istituto Nazionale di Italo – Spagnolo». «Ma c'era sua figlia a Londra?», chiede il pm.

«No, no. Non c'era. Mia figlia lavora a Atessa, lavora alle Poste, grazie alla rinuncia di mia moglie».

«E il viaggio agli Stati Uniti chi ci è andato?»

«Agli Stati Uniti noi siamo stati invitati da un'associazione per presentare anche il libro di Giancristofaro sugli emigranti, là c'era il Columbus Day, se non erro, e siamo andati e c'era questa associazione di (incomprensibile) che io tra parentesi conoscevo perché è una delle più grosse, tramite l'associazione, poi siamo andati, ma roba di quattro giorni se non erro, e siamo andati nell'ottobre 2012».

 Il pm fa notare che nel corso delle perquisizioni è stato trovato un assegno di De Fanis consegnato alla Zingariello. «Perché, a che titolo? C'entrano con...», chiede il pm.  

«Io ho aiutato la Zingariello anche in tempi non sospetti, di assegni ne troverete tanti. Non solo questo. Le dico questo. Lei mi ha chiesto e io gliel'ho detto».

 

LA LISTA E GLI AMICI

Nelle perquisizioni effettuate dalla Forestale sono state ritrovate anche alcune liste con nomi di imprenditori, cifre e indicazioni di preventivi. Che cosa erano? «Sono tutti amici. A cui avrei chiesto, giudice», risponde De Fanis, «non è stato preso un soldo qui. Assolutamente». Si tratta dunque di preventivi di soldi da chiedere che De Fanis non avrebbe preso.

Però secondo la ex segretaria De Fanis aveva rapporti particolari specialmente con due persone, Diego Paolini e Rocco Masci. Così De Fanis spiega al pm il significato della lista ritrovata:

«Diego Paolini è di Villa Santa Maria, Mascitti lo sappiamo…(è la persona che lo ha fatto arrestare, ndr) Ermanno è Falone, Tabù è il ristorante, Grafidea è quella che ha sempre lavorato con noi. Paolini Ortona è un ex  Consigliere, Diego Paolini (figlio dell’ex sindaco di Villa Santa Maria)  è lo stesso, Fabio Gissi non me lo ricordo, Mascitti - Atessa è lo stesso Mascitti. E queste sono imprese di cui molti sono mie conterranee che non mi hanno dato 50 lire perché non c'è motivo. E questi sono tecnici che mi hanno aiutato anche in altre situazioni».

Tra tutti i nomi però De Fanis ripete più di una volta: «ho chiesto solo a Mascitti agli altri no» anche perché  «Rocco Masci è una vita che lavora con la Regione, mi creda».

Bellelli: «non ci è andato a Torino Rocco Masci?»

De FanisI:«sì, ma non solo a Torino. Lei mo...»

Bellelli: «Diego Paolini ci è andato a Torino?»

De Fanis: «Diego Paolini con ristorante, 3.500 euro. Ma scusi Giudice, un attimo...»

Bellelli: «glieli ha chiesti questi soldi a Diego Paolini?»

De Fanis:«no, sennò gli avrei fatto... Scusi, se lei vede, se non erro, se ricordo bene, i ristoratori chiedono cose differenti, se io avessi avuto la cosa, li avrei unificati, Diego Paolini è quello che chiede di meno, me lo ricordo questo, che tant'è noi avevamo paura che non potesse dare a mangiare a 200 persone, ma là ci è venuto l'ira di Dio di persone, può chiedere, non le dico bugie, 300 mila persone, al padiglione abruzzese questo ci ha rimesso di  pallottine (incomprensibile) ne avrà portate 2 mila, non so come ci è uscito con 3500 euro, avrebbe chiesto 4500, 5000 come gli altri che facevano qualcosa di più sofisticato. Ci sono le fatture, non le dico bugie. Solo che è un amico, ho aiutato anche il padre in Campagna Elettorale, eletto sindaco, ho pensato, avendo la ristorazione...»

LA CULTURA… DELL’EDILIZIA

L’ex assessore era anche impegnato a distribuire finanziamenti che attenevano direttamente la Cultura (con la legge 43) o i fondi strutturali (i Fas).

«La (legge) 43, se posso, la 43 sono dei soldi che hanno un indirizzo prettamente politico, non vanno neanche in Giunta, non è Gigi De Fanis, è dal 73 che lo fece la Giunta... quello che so io ed è la realtà. Praticamente la Legge 43 venivano fatte le richieste e il Giudice... e l'assessore decideva sentendosi con la sua segreteria, con chi riteneva, con i dirigenti e quant'altro, quale gratificare vedendo anche il progetto e quant'altro, ma sempre cifre piccolissime. Le cifre più grosse sono state prese per gli avvenimenti più grandi, tipo il Mastrogiurato, a cui ho lottato per fargli avere più soldi possibili. Tipo la Corsa Cavalleresca di Sulmona, tipo Celestino V', tipo il premio Flaiano, sennò gli altri 2 mila, 3 mila. Ma era sempre...»

Alcuni amici ricorrono più frequentemente come il caso del costruttore Tenaglia.

Bellelli: «ma perché pensava di chiedere 15 mila euro a Tenaglia per Fas Edilizia c'è scritto, non c'è scritto "Fas Cultura"».

De Fanis:«niente, questi per inquadrarli che non erano della cultura, ma sono amici, io non ho avuto nulla a che fare con questi».

Bellelli: «c'è scritto "fas Edilizia".  Tenaglia chi è?»

De Fanis: «Tenaglia, Angelo Tenaglia è di Altino, è una persona che conosco da anni, è una alla quale ho chiesto di assumere mi ricordo bene chiaramente un albanese, che ho fatto qualche cena e punto».

Bellelli: «e pensava di chiedergli 15 mila euro».

De Fanis: «sì, perché... anche nella passata coso ho chiesto a tasse, è tutto registrato, anche loro a offrire...»

Bellelli: «che c'entrava con i Fas Edilizia, Tenaglia?»

De Fanis: «io questo mo...»

Bellelli: «non lo sa. Lo deve sapere, se l'ha scritto, eh. Non l'ho scritto io».

De Fanis: «Qua edilizia perché erano ditte…»

Bellelli: «"Fas". Sono sempre soldi pubblici, no?»

De Fanis: «no, no, assolutamente».

Bellelli: «no, sui Fas Le sto chiedendo come funziona».

De Fanis: «non lo so neanche io, perché non l'ho fatti…»

DE FANIS DA GILETTI

De Fanis che per tutti questi mesi è stato in silenzio non rilasciando interviste (anche “agevolato” dagli arresti domiciliari) l’altro ieri ha cambiato idea e ha preso accordi con la Rai. Domenica, infatti, sarà ospite di Massimo Giletti a L’Arena per essere intervistato per la prima volta in tv dagli arresti, una risposta diretta alla intervista contestata alla ex segretaria.

A dicembre davanti al pm però diceva: «Io non mi sono permesso di dire niente, in questi 50 giorni sono stato in rigoroso silenzio che in questi casi il silenzio secondo me è la cosa migliore. Sparlare della gente non ha senso. Questa è una mia convinzione».

a.b.