LA SENTENZA

Tortoreto, l’ex ragioniere Saccuti condannato a restituire 1,2 milioni di euro

Dura sentenza della Corte dei Conti anche contro Tercas e Carichieti

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Tortoreto, l’ex ragioniere Saccuti condannato a restituire 1,2 milioni di euro


TORTORETO. La Corte de Conti dell’Aquila ha riconosciuto la responsabilità amministrativo-contabile condannando l’ex ragioniere dell’ente, Pasqualino Saccuti e le due banche che gestivano il servizio di tesoreria, Tercas e Carichieti.
E’ stato dunque stabilito un risarcimento a favore del Comune di 1.240.824,42 euro (a carico di Saccuti), 80mila euro (Tercas) e 130mila euro (Carichieti).
Quanto all’ex responsabile del servizio finanziario (i cui beni mobili ed immobili sono già sottoposti a sequestro penale conservativo), la magistratura contabile (presidente Luciano Calamaro a latere Federico Pepe, relatore Gerardo De Marco) ha contestato la sottrazione e la destinazione di fondi pubblici per fini privati. Le banche, in quanto svolgono servizio pubblico di tesoreria per il Comune, hanno assunto, invece, una responsabilità amministrativo-contabile.
Saccuti venne arrestato a maggio 2013 dalla guardia di Finanza di Teramo che ha condotto una indagine per conto della procura dell’Aquila. Saccuti è finito in carcere con l’accusa di aver usato in nove anni un milione e 200mila euro di soldi pubblici per pagarsi vacanze, macchine e vestiti.
Nel giorno dell’arresto all’ex dirigente è stato notificato anche un decreto di sequestro preventivo per equivalente di beni per circa 400mila euro. Gli sono stati sequestrati la casa, due moto, tre macchine, conti correnti, quote di multiproprietà su tutto il territorio nazionale, vario materiale informatico, attrezzatura da fitness e per una lavanderia automatica, orologi.
I reati contestati vanno dalla truffa aggravata al peculato, dall’ appropriazione indebita all’accesso abusivo al sistema informatico dell’Ente ed ancora al falso ideologico e materiale.
I primi sospetti sorsero nel 2011 quando il locale Pd denunciò alcune stranezze sospette. Poi scattò l’inchiesta e pronte arrivarono le dimissioni.

L’ABUSO DELLA PASSWORD
La Procura di Teramo ha scoperto che gli ammanchi nelle casse del Comune erano dovuti all’attività dolosa del ragioniere Saccuti, il quale, «attraverso l’abuso della password in suo possesso, aveva emesso una serie di mandati di pagamento non giustificati da alcun documento di spesa», ovvero intestati a beneficiari non creditori dell’ente locale ma creditori personali di Saccuti.
Come ad esempio due sospette operazioni di bonifico per 26.000 euro nei confronti di una lavanderia self service di Milano, non commissionaria di forniture da parte dell’ente pubblico.
Le due banche, invece, secondo la procura, avrebbero una «responsabilità sussidiaria», avendo effettuato pagamenti anomali, in riferimento ai mandati di Saccuti, «estinguendoli con assegno circolare secondo una procedura difforme da quella indicata all'art. 57 del Regolamento di contabilità del Comune».

La Tercas si è difesa sostenendo che Saccuti «aveva posto in essere un comportamento fraudolento e sofisticato, formalmente ineccepibile, tale da sfuggire all'ordinaria diligenza degli organi di controllo e del tesoriere».
La Carichieti ha chiesto il riconoscimento dell'inesistenza della colpa grave «poiché i pagamenti anomali erano pari allo 0,55% del totale e, comunque, si basavano su mandati di pagamento formalmente regolari, emessi da soggetto legittimato e disposti con assegni circolari non trasferibili intestati ai soggetti risultanti dagli ordinativi stessi»
«Sulla responsabilità principale del signor Saccuti, a titolo di dolo, per l’intero importo di euro 1.240.824,42 (per tutto il periodo dal 2003 al 2011) non possono sorgere dubbi», scrivono i giudici della Corte dei Conti, «in considerazione delle molteplici incontestate allegazioni documentali versate in atti dalla Procura regionale (tra cui, in particolare, le risultanze delle verifiche contabili svolte ex post dall’amministrazione)». Saccuti, infatti, non si è mai costituito in giudizio.
Per quanto riguarda il comportamento delle banche, invece, sostengono i giudici «la scrupolosa osservanza del regolamento di contabilità da parte del tesoriere avrebbe reso immediatamente percepibile ai creditori personali del Saccuti (i quali non avevano rapporti obbligatori con l'ente), che costui stava effettuando spese personali addossandone il pagamento all'ente pubblico di appartenenza; sarebbe stata così interrotta ed impedita l’ulteriore attività illecita del Saccuti (com’è, infine, tardivamente avvenuto)».

IL SINDACO: «UN GRANDE SUCCESSO GRAZIE ALLA NOSTRA AZIONE TEMPESTIVA»
Ora il Comune di Tortoreto, la cui consulenza legale è stata affidata all’avvocato Gabriele Rapali, agirà in sede civile nei confronti di Saccuti e delle banche, queste ultime per il risarcimento del danno per inadempimento contrattuale stabilito nella convenzione del servizio di tesoreria comunale.
«E’ un grande successo che ha premiato tempestività e puntualità delle iniziative intraprese dall’amministrazione e dagli uffici, che ringrazio, a contestazione dei fatti presso la procura della Repubblica e la Corte dei Conti a tutela dell’interesse dei cittadini di Tortoreto e dell’ente», commenta il sindaco, Generoso Monti.
a.l.