ACQUA PASSATA

Abruzzo. Dispersione idrica: a L’Aquila e Pescara si perde nei tubi metà dell’acqua

Record nel capoluogo di regione con il 68% di spreco

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Abruzzo. Dispersione idrica: a L’Aquila e Pescara si perde nei tubi metà dell’acqua




ABRUZZO. Dal 2007 il costo dell’acqua non ha fatto che aumentare in Abruzzo, anche se in misura più contenuta rispetto al resto del Paese: +28,6% di media a fronte di un incremento su scala nazionale del +43%.
L’acqua più cara a Pescara (297 euro) e l’Aquila (296 euro). Aumenti importanti anche nell’ultimo anno: nel 2013 rispetto al 2012, le tariffe sono cresciute su base nazionale in media del 7,4%, in Abruzzo del 5,2%. L’Aquila fa registrare un incremento del 13,4%. Negli ultimi 6 anni (2007-2013) Pescara è stata la città della regione con i maggiori aumenti: +51,5%.
Nell’annuale indagine realizzata dall’Osservatorio Prezzi & Tariffe di Cittadinanzattiva emergono le contraddizioni del Servizio Idrico Integrato nel nostro Paese, con dati anche sulla dispersione idrica.
In Italia, secondo Legambiente-Ecosistema Urbano 2013, in media il 33% dell’acqua immessa nelle tubature (per tutti gli usi) va persa, problema particolarmente accentuato al Sud (42%) e al Centro (33%), meglio il Nord che presenta percentuali di perdite al di sotto della media nazionale (27%). La dispersione idrica è addirittura aumentata dal 2007 in ben 56 città. Undici i capoluoghi che disperdono oltre la metà dell’acqua immessa nelle tubature: L’Aquila e Cosenza (68%), Latina (62%), Gorizia (56%), Pescara, Salerno, Avellino (55%), Grosseto (54%), Catania (53%), Palermo e Potenza (52%).

«SERVE OMOGENEIZZAZIONE DELLA TARIFFA»
«Ogni anno, in occasione della pubblicazione della nostra indagine, istituzioni e gestori si affrettano ad affermare che la spesa media italiana per il servizio idrico è inferiore a quella delle principali città europee. Nessuna risposta, invece, sul perché in base allo stesso consumo a Firenze si paghino 542 € e a Isernia 120€», ad affermarlo Tina Napoli, responsabile politiche dei consumatori di Cittadinanzattiva. «Riteniamo indispensabile arrivare ad una maggiore omogeneizzazione delle tariffe e della qualità del servizio offerto sull’intero territorio nazionale, al fine di superare immotivate differenziazioni di costo e di qualità per i cittadini di un medesimo Paese. Inoltre, siamo consapevoli che nei prossimi anni bisognerà sostenere notevoli investimenti per porre rimedio ad una serie di inefficienze che gravano sulle reti idriche e che provocano lo spreco del 33% di una risorsa preziosa come l’acqua. Se è vero che l’importo necessario ammonta a 65 miliardi di euro e che solo l’11% sarà coperto da risorse pubbliche, mentre il resto dovrà provenire da tariffe e risorse private, chiediamo alla Autorità per l’energia elettrica il gas ed il servizio idrico di vigilare affinché inefficienze e ritardi non continuino ad essere pagati dai cittadini senza miglioramento del servizio, come avvenuto in tutti questi anni».