LE CARTE

Abruzzo. La cultura al tempo di De Fanis: amici, sbronze istituzionali e accentramento

E per l’assegnazione dei fondi vigeva l’arbitrio: «questi Fas a chi li do?»

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Ezio Rainaldi e De Fanis

Luigi De Fanis



ABRUZZO. Viaggi istituzionali, sbronze pesanti tanto da provocare l’intervento della forza pubblica, regali agli amici, fondi da distribuire soprattutto nel suo comprensorio di provenienza.
C’è tantissimo materiale di grandissimo interesse pubblico negli interrogatori della ex segretaria di Luigi De Fanis, Lucia Zingariello, davanti al pm Giuseppe Bellelli.
Gli interrogatori, ormai vecchi di quasi 4 mesi, sono allegati e citati anche nella sentenza del riesame, notificati alle parti e svelano, attraverso un racconto spesso frammentario ma preciso, l’amministrazione della cosa pubblica dal di dentro, nelle segrete stanze del potere dove sembra che prevalga l’assolutismo e l’arbitrio, dove tutto è possibile e dove a decidere è solo “l’assessore”.
Magari è tutto falso quello che racconta Zingariello (anche se è sotto giuramento e davanti al pm) ma è utile anche per dare modo, magari agli uffici competenti, di verificare dettagli e scoprire eventuali irregolarità nella spesa pubblica.
Per esempio Zingariello, tra le tante cose, ricorda un recente viaggio a Londra fatto dall’assessore De Fanis con la fidata Rosa Giammarco, dirigente del settore Cultura della Regione Abruzzo, il dirigente Paolo Antonetti, e Nicola Di Reto.
Un viaggio che pare difficile da dimenticare visto che l’ex assessore –secondo quanto riferito da Zingariello- avrebbe bevuto talmente tanto da farsi «arrestare dalla polizia» londinese.
Il pm Giuseppe Belleli ha un sussulto alla ennesima notizia che proprio non si attendeva di ascoltare e così la coindagata spiega che «Gigi» continuava a mandargli sms visto che era lontana, in Italia, e la ossessione dell’uomo per lei era consolidata.
Così la donna non sapendo cosa fare e subodorando il pericolo per l’amministratore pubblico in missione provò a contattare l’altro segretario, Nicola Di Reto, affinchè andasse in soccorso dell’assessore alla cultura.
«Lui (De Fanis) mi ha detto che è stato arrestato poi se è vero io non lo so», precisa a verbale Zingariello.

Potrebbe pure essere la solita esagerazione dell’ex assessore ma una cosa di tale portata avrebbe avuto per forza una qualche eco se non altro tra gli accompagnatori.
Il racconto è veloce ma il pm Bellelli non vuole ci siano fraintendimenti: «era un viaggio istituzionale?»
«Certamente».
Di viaggi istituzionali ce ne sono stati altri all’insegna della Cultura, uno a New York per esempio ma non solo. Zingariello dice di non aver mai partecipato perché aveva paura di rimanere sola con l’assessore.
Si viaggiava talmente tanto che la donna riferisce anche di un omaggio che la agenzia di viaggi avrebbe fatto all’assessore , una sorta di soggiorno che doveva essere effettuato entro una data stabilita e allora la ‘comitiva della Cultura’ pare avesse valutato Parigi, Salisburgo o altra destinazione non precisata.
Ma almeno c’era una motivazione istituzionale? Domanda il pm.
Quella c’era sempre e a detta della Zingariello bastava inventarsela «se lo sono inventati il motivo istituzionale su Gabriele D'Annunzio e sono andati a Londra perché ci sta la figlia di Rosa a Londra, Rosa Giammarco».
Salisburgo?
«Perché c’era Mozart… e D’Annunzio… erano amici…»
Dal ritratto della Zingariello emerge un De Fanis problematico, con vizi dai quali non riesce a liberarsi, fino ad arrivare alle accuse che lo hanno portato ad essere indagato per tentato omicidio della moglie in una inchiesta presso la procura di Lanciano. 
E poi ci sarebbe stata la felice idea di far gemellare Montazzoli, paese dove De Fanis è stato sindaco e al quale è molto legato, con un paese dell’America… e giù un altro viaggio.
A riguardo Zingariello precisa: «e ci è andato forse anche il sindaco di Montazzoli che era il suo ex collaboratore, quello che poi si è sposato, se n'è andato e mi ha lasciato questo bel regalo a me».

Altri viaggi e soggiorni erano legati alle fiere come quella del Libro di Torino dove De Fanis ha scelto chi doveva andare a fare cosa, i prezzi ed i tagli da apportare. Secondo la ex segretaria sarebbe stato proprio De Fanis a comprare presso una sua gioielleria di fiducia ad Atessa alcuni regali da offrire dopo la cena di gala a Torino.

«È andato lui personalmente alla gioielleria e ha gestito lui personalmente questa cosa. Non so quanto abbia pagato, quanto non abbia pagato, come si sono messi d'accordo e come non si sono...»
Sta di fatto che seguendo il discorso di Zingariello pare che ad un certo punto mancassero dei soldi…«..allora dice Rosa “fai una cosa – dice a lui – tu telefona alla gioielleria o mandaci Nicola, fatti fare una fattura per dei depliant o per delle cose”, per una cifra che non ricordo quale fosse, se duemila o duemila e se... non lo ricordo, “fatti fare una fattura, me la dai – retrodatata credo che avesse detto – me la dai, io la metto dentro...” E poi però non lo so come dovevano arrivare 'sti soldi».

QUESTI FAS A CHI LI DO?

La gestione dei fondi strutturali così come raccontata da Zingariello davvero rasenta il paradosso.

«Lui si lamenta del fatto che io non seguivo più niente, non avevo seguito più i FAS e non avevo più seguito la Legge 43. Quando hanno fatto la Legge 43, a L'Aquila si sono visti lui, Antonetti e credo... e Gabriella Mancinelli, credo. Ma io non c'ero, non ci sono stata. Non sono andata perché avevo capito che c'era qualcosa e io non ci sono andata. Quando lui fa la cosa dei FAS, lui mi fa fare questi FAS tremila volte. Tant'è che forse sull'Ipad lo troverete, ripetuti, ripetuti, ripetuti, con importi diversi, sempre con importi diversi: “a questo gli do così. A questo gli do così. A questo tolgo questo. A questo metto questo”. Ogni settimana cambiavano questi FAS, tutte le settimane. Dopo non me l'ha fatto fare più a me e lo ha fatto fare all'altro collaboratore».
Pm: «con chi li ha trattati? Con chi ha avuto contatti sui FAS?»
Zingariello: «con i sindaci credo, perché erano i sindaci dei Comuni che presentavano le domande. Però lui sceglieva quali Comuni, comunque attribuire... a quali Comuni attribuire questi soldi. Anche perché, per esempio a Guardiagrele lui aveva promesso 500.000 euro, aveva promesso questi soldi al sindaco e il sindaco, poverino, si era impegnato per questi 500.000 euro. Poi ad un certo punto lui dice “no...” Siccome avevamo discusso, litigato, eh... dice “io non glieli do più. Basta”. Allora io vado dal sindaco e lo avverto, gli dico “guarda, non ti impegnare più di tanto, non dire più che hai avuto questi soldi perché questo i soldi non te li vuole dare più”. E questo lo potete chiedere al sindaco».

Il pm chiede poi a chi De Fanis preferisse girare i soldi e la donna risponde: «eh, tutti i Comuni suoi. A Quadri gli aveva promesso una cifra, dopo li ha tolti perché... Però trovate tutto sull'Ipad, ci sono tutti i soldi. Tutta la parte del vastese (…) Sul mio Ipad ci sono, ripetuti tante volte. Poi... Perché magari quello gli diceva, magari non a quel Comune, a quest'altro Comune, perché lì magari aveva più... poteva più controllare. E io gli dicevo sempre “non puoi dare a un Comune piccolo, tipo Montazzoli, 500.000 euro e al Comune di Guardiagrele, che è grande, 300.000 euro, perché poi la gente dice perché lì tanto, che è piccolo come paese e lì... A Quadri perché tanto e lì, a quell'altro paese... (…) tant'è che poi dopo credo che Chiodi forse ha capito qualcosa, ha capito... e li ha bloccati, perché dice che si doveva fare una... che non poteva decidere più lui e dovevano... e tutti i Comuni dovevano presentare le domande, si doveva fare, bandire un concorso e in base al concorso poi scegliere i Comuni che avevano il progetto più bello…».

a.b.