LA SENTENZA

Abruzzo. Cup regionale, il Tar conferma l’esclusione della Nike-Gesan

L’aggiudicazione salta: mancava la dichiarazione sui requisiti giudiziali

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Abruzzo. Cup regionale, il Tar conferma l’esclusione della Nike-Gesan

Francesco Zavattaro




ABRUZZO. «L’omessa dichiarazione imputabile alla prima classificata comporta comunque l’obbligo per la stazione appaltante di escluderla. Le spese seguono il criterio della soccombenza»: così ieri il Tar Pescara ha respinto il ricorso dell’Ati Nike-Gesan contro la sua esclusione dall’appalto del Cup regionale che inizialmente le era stato assegnato dalla Asl di Chieti, capofila in questa operazione da circa 60 mln.
Questo significa che era corretta la delibera con cui il 15 ottobre scorso il manager Francesco Zavattaro aveva bloccato il contratto definitivo avendo «preso atto di causa ostativa» alla firma. E significa anche che naufraga – almeno per il momento e sotto campagna elettorale - il progetto di allargare all’Abruzzo la gestione della Nike, che già opera a Teramo.
 
NON È INNOCUO OMETTERE DI DICHIARARE I REQUISITI GIUDIZIALI
Nella graduatoria per l’aggiudicazione dell’appalto «per l’affidamento dei servizi riconducibili alle attività Cup presso le Asl della Regione Abruzzo», l’Ati teramana-casertana Nike-Gesan era arrivata prima, poi per alcune cause «ostative» la Asl aveva bloccato tutto, come si leggeva in una delibera non pubblicata.
In sostanza, dopo mesi di preparativi, di riunioni, di commissioni e di audizioni, era uscito l’elenco dei punteggi assegnati alle società che avevano partecipato al bando regionale per istituire un Cup regionale, sia come front-office che come call center. Ma al momento della verifica finale, i funzionari della Asl di Chieti avevano scoperto la mancanza della dichiarazione obbligatoria sulle eventuali condanne subìte dagli amministratori.
 Condanne che invece c’erano, come specifica nei particolari la sentenza del Tar Pescara. Per cui la verifica della documentazione ritenuta insufficiente aveva portato a questa esclusione, in quanto addirittura questa omessa dichiarazione costituiva la perdita del requisito generale per partecipare alla gara.
Di qui l’impugnazione davanti al Tar. In realtà i ricorsi al Tar erano due, uno della Nike-Gesan contro la Asl per l’esclusione e l’altro della seconda classificata Cns, Consorzio nazionale servizi società cooperativa (di area Manutencoop) contro l’aggiudicazione. Risolto negativamente per la Nike il primo ricorso, è caduto l’interesse a giudicare il secondo visto che l’aggiudicazione è stata annullata.
E lo è stato perché è assolutamente debole la tesi difensiva del “falso innocuo”. Infatti il Tar elenca condanne per assegni a vuoto e mancato versamento dei contributi previdenziali e delle ritenute d’acconto in capo al rappresentante Nike fin dal 1988 e una condanna per vicende edilizie per quello della Gesan nel 2002, per cui la mancata dichiarazione di condanne lievi o estinte tanto innocua non è «in quanto priva di certezza la decisione della stazione appaltante», cioè la Asl, di assegnare la gara a soggetti moralmente ineccepibili. Di qui anche la perdita della cauzione e il pagamento delle spese.

SALTA PER IL MOMENTO IL PROGETTO DI UN CUP REGIONALE MODELLO TERAMANO
L’appalto sarà ora assegnato alla seconda classificata che ha vinto? E’ probabile, anche se è altrettanto probabile che si scatenerà una guerra di ricorsi e di controricorsi fino al Consiglio di Stato. Quindi la cosa più certa è che per il momento salta il progetto di realizzare questo Cup regionale ad un costo così alto e così criticato anche dalla stessa maggioranza di Chiodi, il quale invece lo difendeva. E salta proprio in concomitanza con la campagna elettorale in cui avrebbe avuto un bel peso la prevista assunzione di 300 persone necessarie al funzionamento di questo centro unico di prenotazione.
Senza dire che apre la strada anche ad altre contestazioni locali, in quanto la Nike gestisce il Cup di Teramo. Per il momento dunque restano attivi i vari Cup provinciali, i cui addetti però non hanno santi in paradiso e sono la categoria più stressata e meno protetta delle varie Asl. Per risparmiare infatti le Asl scaricano su questi addetti i loro tagli lineari e così invece di tagliare i compensi ed i premi di risultato a chi dirige il Cup non sempre in modo molto efficiente, vengono ridotte le ore di chi lavora agli sportelli o al call center, con inevitabili conseguenze e lamentele dei cittadini utenti. Il tutto mentre per occupare il territorio regionale si coltivano strategie che poi il Tar boccia.

Sebastiano Calella

ABRUZZO. SENTENZA TAR PESCARA CUP REGIONALE