AMBIENTE

Abruzzo. Snam, Comitati si appellano al sottosegretario Legnini: «Governo ritiri impugnativa»

Otto mesi la promessa di un tavolo nazione: «ma avvenuto»

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Abruzzo. Snam, Comitati si appellano al sottosegretario Legnini: «Governo ritiri impugnativa»

Legnini e Napolitano




ABRUZZO. «Il Governo istituisca il tavolo nazionale per individuare le alternative al progetto presentato dalla Snam e ritiri l’impugnazione alla legge regionale 14/2013»
Sono queste le due richieste che i Comitati cittadini per l’ambiente di Sulmona avanzano al sottosegretario all’Economia Giovanni Legnini. A luglio, scorso, ricordano i Comitati, fu proprio Legnini nel corso di un incontro pubblico organizzato dal sindaco Ranalli ad annunciare che dopo l'estate sarebbe stato convocato un tavolo a livello nazionale per affrontare l'annosa e controversa questione del metanodotto e della centrale di compressione.
«A distanza di quasi otto mesi da allora», denunciano i cittadini, «nessuna iniziativa è stata presa da parte del Governo per il recepimento della volontà manifestata da tutti i livelli istituzionali».

Nel frattempo Regioni, Province e Comuni coinvolti hanno adottato deliberazioni, quasi sempre con voti unanimi, con cui esprimono la propria netta contrarietà al progetto della Snam che colloca un'infrastruttura definita «fortemente impattante» in territori, quali quelli dell' Appennino centrale, tra i più altamente sismici e di più elevata qualità ambientale dell'intera penisola.
C’è poi, come ricordato a Legnini, il caso della Legge della Regione Abruzzo n. 14 del 7 giugno 2013, impugnata dal Governo davanti alla Corte Costituzionale (l’udienza è fissata per il prossimo 8 aprile).
Si tratta della legge che consente la realizzazione delle centrali di compressione al di fuori però delle aree sismiche di prima categoria e previo studio di dettaglio della risposta sismica locale.
Ma per il Governo ci sarebbero profili di incostituzionalità perché la Regione «subordina la localizzazione e la realizzazione di centrali di compressione a gas a uno studio particolareggiato della risposta sismica locale introducendo una disciplina di dettaglio» che è «suscettibile di porre limiti stringenti alla stessa localizzazione di dette centrali di compressione, di interesse nazionale, finisce per impedirne la realizzazione su larga parte del territorio regionale».
«Come è possibile», chiedono i comitati, «che esigenze di carattere industriale e commerciale vengano anteposte a diritti costituzionalmente garantiti quali quelli alla sicurezza e alla salute dei cittadini? Dov'è finito il principio di precauzione? Non si toglie così valore alle normative dirette alla mitigazione del rischio sismico e quindi alla realizzazione di una efficace politica di prevenzione?»
Il Consiglio Regionale d'Abruzzo, il 3 dicembre scorso, ha approvato alla unanimità una risoluzione con cui giudica irragionevole la presa di posizione del Governo ma al tempo stesso la Regione ha deciso di non difendere la sua legge.