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Regionali, Berlusconi vuole Chiodi ma non telefona

Il presidente uscente: «gli stessi di ieri che si ripresentano per riproporre la spregiudicatezza»

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Regionali, Berlusconi vuole Chiodi ma non telefona




ABRUZZO. I cittadini «o fanno fuori i gattopardi o i gattopardi distruggeranno l'Abruzzo facendo gli interessi dei poteri forti».
Ha parlato così degli avversari del centrosinistra il governatore, Gianni Chiodi, alla manifestazione che si è tenuta ieri pomeriggio organizzata da Forza Italia Abruzzo, a Pescara.
Presenti sul palco del cinema Massimo, Raffaele Fitto della direzione nazionale di Forza Italia, il coordinatore regionale del partito, Nazario Pagano, e il sindaco di Pescara, Luigi Albore Mascia che proprio in quelle ore rischiava di perdere la poltrona

Non è passata inosservata la presenza della consigliera di parità, Letizia Marinelli, che nei giorni scorsi ha annunciato la sua intenzione di volersi candidare. Con chi? «Con chi ascolterà le mie proposte sulla parità di genere», aveva spiegato.
Pagano, subito all'inizio ha salutato la presenza del Nuovo Centro Destra, con Federica Chiavaroli, di Fdi-An e dell'Udc. E sono proprio gli alfaniani a preoccupare maggiormente Forza Italia soprattutto per la scelta del candidato sindaco di Pescara. In caso di mancato accordo si temono ripercussioni anche sulle regionali.
E’ arrivata subito l’investitura per Chiodi sebbene non sia giunta la telefonata di Silvio Berlusconi, così come ipotizzato nei giorni scorsi. Il telefono non ha squillato e quella si che sarebbe stata una vera investitura con tutti i crismi. Il presidente uscente si è dovuto accontentare delle parole di Fitto: «Forza Italia, per autorevole indicazione del presidente Berlusconi, ha indicato Chiodi», ha detto Fitto. «In questi giorni si sta svolgendo un lavoro anche con gli altri partiti della coalizione - ha sottolineato -. Noi abbiamo una commissione presieduta dal senatore Altero Matteoli che lavora in questo senso. Ci auguriamo che si possa trovare un'ampia convergenza in questa direzione». 

Visibilmente commosso, Chiodi ha letto un discorso che, comunica alla platea, ha scritto di notte mettendoci il cuore. «È la prima campagna elettorale senza un Abruzzo regione canaglia», esordisce. E affonda subito sulla sanità privata «che faceva quello che voleva, senza tetti, senza controlli, senza spesa».
«Abbiamo dovuto metterci la faccia e dire dei no. Abbiamo lottato contro le caste che ci hanno aggredito in vari modi. Abbiamo avuto il coraggio di tagliare gli sprechi, siamo riusciti a dare certezze all'Abruzzo abbiamo abbassato le tasse del 30% di addizionali Irpef e ridotto di un miliardo il debito regionale. E dal 2015 verranno liberate ingentissime risorse».
Dall'altra parte «il nemico è il populismo di centrosinistra che inganna, che non parla delle sue responsabilità, quelli che hanno saccheggiato le tasche degli abruzzesi, una classe dirigente, molta classe e poco dirigente, spregiudicata, gli stessi di ieri che si ripresentano per riproporre la spregiudicatezza. Loro sono il gattopardo di cui parla Friedman nel suo libro, quelli delle tasse più alte, delle spesa pubblica e dei primari senza reparti».
E sull'Aquila: «Non mi associo a chi parla di ritardi. L'Aquila è il cantiere edile più importante d'Europa». Pagano sciorina i risultati sulla sanità («tre anni di pareggio di bilancio e via al turn over con oltre 470 unità per azienda sanitaria»). Un Abruzzo, ha aggiunto «modello per il freno agli sperperi e per la difesa della spesa pubblica. Ora occorre lavorare sullo sviluppo con investimenti sul territorio». Fitto chiudendo la manifestazione elettorale ha quindi richiamato a un «segnale di unità nel partito e nella coalizione».