LA BATTAGLIA

Caccia a cervi e caprioli, «pronti 505 emendamenti per fare ostruzionismo»

In Commissione saranno ascoltate le associazioni animaliste

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Caccia a cervi e caprioli, «pronti 505 emendamenti per fare ostruzionismo»

ABRUZZO. Mercoledì riprende in Regione la discussione del Regolamento sugli ungulati (cervi, caprioli e cinghiali), presentato dalla Giunta Regionale di centrodestra, nella competente Commissione (III).
Come richiesto dal consigliere regionale Walter Caporale, saranno ascoltate le associazioni Animalisti Italiani Onlus, Lav, Oipa, Enpa, Lega Nazionale del cane.
Del caso se ne è ampiamente discusso il 5 marzo. In quella sede è emersa chiaramente l’opportunità di approvare un regolamento che disciplini su scala regionale la caccia al cinghiale. 
«E’ invece necessario che non si proceda all’apertura della caccia al cervo e capriolo, anche se preceduta da censimenti delle due specie», sostengono Stefano Allavena (delegato Lipu Abruzzo), Pietro Matta (Pro Natura) e Maurizio Acerbo (Rc). «Aprire la caccia al cervo e al capriolo in questa zona, di estrema importanza per l’orso marsicano, significherebbe aggiungere un ulteriore grave fattore di disturbo ai già molti presenti nella zona, tanto più che il periodo della caccia al cervo verrebbe in gran parte a sovrapporsi con quello cosiddetto della “iperfagia”, quello cioè in cui gli orsi devono nutrirsi abbondantemente per prepararsi ai mesi invernali».
 Questo fatto aumenterebbe sensibilmente, secondo gli ambientalisti, le probabilità di uccisioni accidentali anche di esemplari di specie protette a cominciare dall’orso marsicano. 
«Il regolamento quindi», sottolinea Acerbo, «dovrebbe disciplinare su base regionale la caccia al cinghiale, in modo da consentirne un prelievo adeguato con modalità tali da non mettere a repentaglio, tra l’altro, altre specie, come l’orso e il lupo, e mettere le basi per l’effettuazione di censimenti seri ed affidabili concernenti lo stato del cervo e del capriolo nella Regione Abruzzo, premessa indispensabile per una gestione razionale di queste specie. Il cervo e il capriolo si erano completamente estinti in passato in Abruzzo a causa soprattutto di una caccia eccessiva. Sono ritornati , a partire dagli anni ’70 del secolo scorso, grazie  a reintroduzioni in aree protette e, nel caso del capriolo, anche per ricolonizzazione da regioni vicine. Ma questo processo è tutt’altro che concluso. Aprire la caccia a queste due specie significherebbe ostacolarne se non bloccarne il processo di espansione»
GLI EMENDAMENTI OSTRUZIONISTICI
«Con 505 emendamenti sono pronto all’ostruzionismo», annuncia Caporale (che è anche presidente dell'Associazione Animalisti Italiani Onlus). «Gli abruzzesi sappiano che, se dovesse passare il Regolamento sugli ungulati (leggi per lo sterminio di caprioli, cervi e cinghiali), già approvato dalla Giunta Regionale di Gianni Chiodi, la nostra Regione perderà milioni di Fondi Europei e si potrà sparare tutto l'anno, allontanando così migliaia di turisti e danneggiando ulteriormente la nostra economia». 
«L'assessore regionale abruzzese alla Caccia», continua Caporale, «vuole far passare la mia come una battaglia ideologica, da animalista, da estremista che non conosce altre ragioni se non quelle di immolarsi per la salvezza degli animali. La mia invece è innanzitutto una battaglia di civiltà e di rispetto delle regole, dove si continuano ad approvare Leggi che non sono altro che marchette elettorali». 
Uno dei peggiori punti del Regolamento, sottolinea il consigliere regionale, è la previsione della caccia in braccata, ovvero quel tipo di attività in cui si permette ai bracchi (muta di cani), di scovare e braccare la preda fino a portarli a mira dei cacciatori. «Questo tipo di caccia è stato vietato qualche anno fa in Abruzzo, come da indicazioni dell’Ispra», fa notare Caporale, «perché i cani possono scovare specie protette, in aree sempre protette, mettendo a repentaglio anche la sicurezza dei cuccioli di orso e di altre specie non cacciabili e perché la braccata altro non è che una “furbata” per cacciare in zone in cui è vietato».
Per quanto riguarda la caccia ai cinghiali, si adduce il motivo che sono troppi e che provocano danni. «Allora, mettiamo ordine con un vero regolamento», propone Caporale. «Occorre tenere presente che la specie di cinghiale presente in Abruzzo, ed in gran parte dell’Italia, è una specie importata dai Paesi dell’Est, per il diletto dei cacciatori ed è molto più prolifica e resistente della specie autoctona (ormai scomparsa), ha praticamente invaso la regione fino ad arrivare in aree di mare. La nostra specie era montana e pedemontana. Per questa specie chiediamo che i cacciatori e le Associazioni che li rappresentano si assicurino affinché possano risarcire i danni alle agricolture che questa specie provoca (quindi non più a carico delle province e quindi non più con i soldi del contribuente). Occorrerebbe anche quantificare gli animali cacciati e pagare ogni volta una tassa per ogni capo abbattuto».
ABRUZZO. Mercoledì riprende in Regione la discussione del Regolamento sugli ungulati (cervi, caprioli e cinghiali), presentato dalla Giunta Regionale di centrodestra, nella competente Commissione (III).
Come richiesto dal consigliere regionale Walter Caporale, saranno ascoltate le associazioni Animalisti Italiani Onlus, Lav, Oipa, Enpa, Lega Nazionale del cane. Del caso se ne è ampiamente discusso il 5 marzo. In quella sede è emersa chiaramente l’opportunità di approvare un regolamento che disciplini su scala regionale la caccia al cinghiale. «E’ invece necessario che non si proceda all’apertura della caccia al cervo e capriolo, anche se preceduta da censimenti delle due specie», sostengono Stefano Allavena (delegato Lipu Abruzzo), Pietro Matta (Pro Natura) e Maurizio Acerbo (Rc). «Aprire la caccia al cervo e al capriolo in questa zona, di estrema importanza per l’orso marsicano, significherebbe aggiungere un ulteriore grave fattore di disturbo ai già molti presenti nella zona, tanto più che il periodo della caccia al cervo verrebbe in gran parte a sovrapporsi con quello cosiddetto della “iperfagia”, quello cioè in cui gli orsi devono nutrirsi abbondantemente per prepararsi ai mesi invernali». Questo fatto aumenterebbe sensibilmente, secondo gli ambientalisti, le probabilità di uccisioni accidentali anche di esemplari di specie protette a cominciare dall’orso marsicano. 

«Il regolamento quindi», sottolinea Acerbo, «dovrebbe disciplinare su base regionale la caccia al cinghiale, in modo da consentirne un prelievo adeguato con modalità tali da non mettere a repentaglio, tra l’altro, altre specie, come l’orso e il lupo, e mettere le basi per l’effettuazione di censimenti seri ed affidabili concernenti lo stato del cervo e del capriolo nella Regione Abruzzo, premessa indispensabile per una gestione razionale di queste specie. Il cervo e il capriolo si erano completamente estinti in passato in Abruzzo a causa soprattutto di una caccia eccessiva. Sono ritornati , a partire dagli anni ’70 del secolo scorso, grazie  a reintroduzioni in aree protette e, nel caso del capriolo, anche per ricolonizzazione da regioni vicine. Ma questo processo è tutt’altro che concluso. Aprire la caccia a queste due specie significherebbe ostacolarne se non bloccarne il processo di espansione»

GLI EMENDAMENTI OSTRUZIONISTICI

«Con 505 emendamenti sono pronto all’ostruzionismo», annuncia Caporale (che è anche presidente dell'Associazione Animalisti Italiani Onlus). «Gli abruzzesi sappiano che, se dovesse passare il Regolamento sugli ungulati (leggi per lo sterminio di caprioli, cervi e cinghiali), già approvato dalla Giunta Regionale di Gianni Chiodi, la nostra Regione perderà milioni di Fondi Europei e si potrà sparare tutto l'anno, allontanando così migliaia di turisti e danneggiando ulteriormente la nostra economia». «L'assessore regionale abruzzese alla Caccia», continua Caporale, «vuole far passare la mia come una battaglia ideologica, da animalista, da estremista che non conosce altre ragioni se non quelle di immolarsi per la salvezza degli animali. La mia invece è innanzitutto una battaglia di civiltà e di rispetto delle regole, dove si continuano ad approvare Leggi che non sono altro che marchette elettorali». 
Uno dei peggiori punti del Regolamento, sottolinea il consigliere regionale, è la previsione della caccia in braccata, ovvero quel tipo di attività in cui si permette ai bracchi (muta di cani), di scovare e braccare la preda fino a portarli a mira dei cacciatori. «Questo tipo di caccia è stato vietato qualche anno fa in Abruzzo, come da indicazioni dell’Ispra», fa notare Caporale, «perché i cani possono scovare specie protette, in aree sempre protette, mettendo a repentaglio anche la sicurezza dei cuccioli di orso e di altre specie non cacciabili e perché la braccata altro non è che una “furbata” per cacciare in zone in cui è vietato».
Per quanto riguarda la caccia ai cinghiali, si adduce il motivo che sono troppi e che provocano danni. «Allora, mettiamo ordine con un vero regolamento», propone Caporale. «Occorre tenere presente che la specie di cinghiale presente in Abruzzo, ed in gran parte dell’Italia, è una specie importata dai Paesi dell’Est, per il diletto dei cacciatori ed è molto più prolifica e resistente della specie autoctona (ormai scomparsa), ha praticamente invaso la regione fino ad arrivare in aree di mare. La nostra specie era montana e pedemontana. Per questa specie chiediamo che i cacciatori e le Associazioni che li rappresentano si assicurino affinché possano risarcire i danni alle agricolture che questa specie provoca (quindi non più a carico delle province e quindi non più con i soldi del contribuente). Occorrerebbe anche quantificare gli animali cacciati e pagare ogni volta una tassa per ogni capo abbattuto».