ENCLAVE FIRA

Fira, dove i consulenti esterni si pescano in casa

Al bilancio ha lavorato una collega del consigliere Di Prinzio

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

4461

Fira, dove i consulenti esterni si pescano in casa





ABRUZZO. C’è un’altra sorpresa nella gestione della Fira, la finanziaria regionale il cui bilancio nei giorni scorsi è stato alla ribalta della cronaca politica perché – secondo Gianni Chiodi - i crediti vantati dal presidente Rocco Micucci sarebbero inesistenti.
Ebbene questo bilancio ha goduto pure del controllo “volontario” (che vorrà dire?) di una società di revisione e dell’opera di un consulente specifico, come si legge nel documento contabile (sezione organi sociali).

E così mentre altrove i consulenti vengono tagliati, la Fira li chiama e lo fa in barba anche alle ragioni di opportunità, in quanto il consulente esterno (ma non tanto) al Bilancio è Anna Giannubilo, una commercialista che lavora nello stesso studio di Andrea Di Prinzio, il consigliere di amministrazione che insieme al presidente ha illustrato il documento contabile. 

In pratica nel territorio della Repubblica “separatista” Fira c’è anche una diversa valutazione del  conflitto di interessi, in aggiunta all’extraterritorialità rispetto agli obblighi di trasparenza e di controllo che dovrebbe avere con la Regione a cui ha negato sempre documenti e accessi alla gestione. Eppure non sono bastati due commercialisti dello stesso studio (Di Prinzio, il maestro di lungo corso che ha avuto bisogno di una giovane consulente) ed una società di revisione, oltre i tre sindaci revisori dei conti, a scoprire che quel credito di 5 mln forse non esiste, come aveva chiesto di sapere il consigliere Franco Caramanico (Sel).

Come detto, Chiodi nega l’esistenza di questo credito e avanza addirittura l’ipotesi contraria, cioè che ad avere debiti con la Regione è proprio la Fira.
 In tutto questo scontro Rocco Micucci, presidente della Finanziaria, che come ex sindaco di Rapino firma esposti continui (che poi si risolvono tutti con un nulla di fatto) contro i suoi successori in Comune, non ha ritenuto degno di nota che un consulente “esterno” sia stato scovato nello stesso studio del suo consigliere di amministrazione.

Così come non hanno battuto ciglio gli altri soci della Fira, dalla Regione alle banche. Ora arriva la minaccia di Chiodi che rivuole i soldi. Ma forse è una minaccia “a salve”, visto che non è mai riuscito nemmeno a controllare quale uso si faccia alla Fira dei fondi della Regione, nonostante le ripetute richieste ufficiali di molti consiglieri regionali.

Sebastiano Calella