ALLARME ROSSO

Incidenti Lavoro, «In Abruzzo muoiono 5 lavoratori ogni 100mila occupati»

Rifondazione: «la politica smetta di far finta di non vedere»

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Maurizio Acerbo

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ATESSA. «I recenti infortuni di cui sono stati vittima alcuni lavoratori in Sevel dovrebbe portare la politica a riaprire il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro in Abruzzo».
E’ questa la posizione di Rifondazione Comunista dopo l’ultimo allarme lanciato ieri dalla Fiom a causa di un terzo incidente che ha coinvolto un operaio dello stabilimento di Atessa in pochi giorni.
«Non possiamo ovviamente entrare nel merito delle dinamiche degli infortuni occorsi in questi giorni nello stabilimento di Val di Sangro, ma da quanto si legge e ci viene riferito l’aumento dei ritmi di lavoro sarebbe l’elemento che ha contribuito al verificarsi degli incidenti», commenta Maurizio Acerbo, consigliere regionale Rifondazione Comunista
«Gli stessi significativi mutamenti dell’organizzazione del lavoro, perseguiti specialmente attraverso la flessibilità, il precariato, i ritmi produttivi accelerati, i processi di esternalizzazione contribuiscono in maniera decisiva all’aumento dei casi infortunistici, di cui l’Abruzzo è maglia nera nella classifica delle regioni Italiane in merito ai casi mortali», commenta ancora il consigliere di Rifondazione.
Già nel mese di gennaio di quest’anno in Abruzzo due lavoratori sono morti sul lavoro. Secondo i dati forniti dall’osservatorio indipendente Vega Engineering, l’Abruzzo nel 2013 si è posto in cima alla classifica delle regioni con il più alto tasso di morti sul lavoro per numero di lavoratori.
Sul tema Rifondazione presenterà anche quest’anno un rapporto ma Acerbo anticipa che in Abruzzo «muoiono 5 lavoratori ogni 100mila occupati (nessuno peggio dell’Abruzzo) e lo scorso anno, rispetto al 2012, è aumentato il macabro contributo regionale al totale dei morti sul lavoro in Italia: l’Abruzzo conta poco più del 2% degli occupati in Italia, ma avvengono nella nostra regione quasi il 6% delle morti sul lavoro registrate sul territorio nazionale».
«Di fronte a questo scenario funereo», continua Acerbo, «la politica deve smettere di girare la testa da un’altra parte, facendo finta di non vedere. Basti pensare che il Comitato di Coordinamento regionale obbligatorio secondo le disposizioni normative non sta affatto funzionando; l’organico in forza agli organismi di vigilanza delle condizioni di sicurezza dei luoghi di lavoro è assolutamente insufficiente per numero rispetto alle realtà aziendali presenti sul territorio regionale. E di fronte a ciò la Regione non fa niente di più che bandi per la formazione (pure importanti), ma senza porre in essere politiche attive di stimolo e sostegno alla messa in sicurezza dei luoghi di lavoro».