IL FATTO

Abruzzo, torna lo spettro della caccia a cervi e caprioli

A due anni dalla marcia indietro un nuovo tentativo

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linee guida per la caccia abruzzo

Il disegno sul Bura




ABRUZZO. Dopo la marcia indietro del 2012 quando il Consiglio delle garanzie statutarie accolse il ricorso dei consiglieri regionali di minoranza, la Regione torna alla carica con la proposta di aprire la caccia anche a cervi e caprioli.
Una iniziativa che fa insorgere gli animalisti e non solo e che rischia di danneggiare una delle specie più preziose della regione.
«Due anni fa», ricorda il consigliere di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo «Chiodi cadde dal pero affermando implicitamente di non conoscere la delibera approvata in giunta. Non so se ora è stato avvisato che la sua giunta vuole riaprire la caccia a Bambi. Questa volta dopo il passaggio in Giunta hanno capito che il regolamento deve comunque avere l'approvazione del Consiglio».
Il regolamento infatti è all'ordine del giorno della terza commissione di mercoledì prossimo.

«Onde evitare che di nuovo Chiodi dichiari di non saperne niente ecco il file del regolamento che reca in copertina un'inequivocabile immagine» che PrimaDaNoi.it pubblica in fondo all’articolo.
L’articolo 7 è inequivocabile: «sono ammessi altresì fucili a 2 o 3 canne (combinati ed express) con obbligo, in azione di caccia, dell'uso esclusivo della canna ad anima rigata. Nel caso del prelievo del cervo il calibro minimo utilizzabile è pari a 7 mm o 270 millesimi di pollice».
O ancora, «il prelievo selettivo dei cervidi può essere effettuato utilizzando esclusivamente armi con canna ad anima rigata e caricamento singolo manuale, munite di cannocchiale di puntamento».
Nel regolamento si spiega anche che Cervidi possono essere cacciati «esclusivamente in forma individuale con tecniche selettive, quali la cerca e l'aspetto, senza l'utilizzo dei cani, con esclusione di qualsiasi forma di battuta o braccata. E' ammesso l'utilizzo del cane da traccia unicamente per il recupero di capi feriti».
«Premesso che in una Regione che si diceva Verde e che dovrebbe puntare sul turismo naturalistico e' poco opportuno aprire la caccia a cervi e caprioli», chiude Acerbo, «faccio notare che le aree a maggior densità di cervi sono quelle che secondo il Patom (piano azione tutela orso marsicano) vanno sottoposte a tutela».

AMBIENTALISTI PROTESTANO
La LIPU e il WWF ritengono «assurdo» pensare di aprire la caccia a queste due specie, «visto che è ancora in pieno svolgimento il processo di ricolonizzazione di vaste aree, e comunque senza studi adeguati sulla loro presenza in Abruzzo. In ogni caso ogni progetto di questo genere va respinto di fronte alla necessità prioritaria di tutela dell'orso bruno marsicano». 
La massima concentrazione di cervi, spiegano gli ambientalisti, si trova infatti nella Zona di Protezione Esterna del Parco Nazionale d’Abruzzo. «Aprire la caccia al cervo e al capriolo in questa zona, di estrema importanza per l’orso, significa aggiungere un ulteriore grave fattore di disturbo ai già molti presenti nella zona, a cominciare dalla caccia al cinghiale, e anche di minaccia di uccisione fortuita, tanto più che il periodo della caccia al cervo verrebbe in gran parte a sovrapporsi con quello cosiddetto della “iperfagia”, quello cioè in cui gli orsi devono nutrirsi abbondantemente per prepararsi ai mesi invernali. Invece di cercare di adottare misure per assicurare la massima protezione all’habitat dell’orso marsicano tutelandone gli ambienti dentro e fuori dai Parchi, come raccomandato dai tecnici e dagli studiosi che da anni seguono la specie, e in particolare dal PATOM, dal piano cioè per la tutela dell’orso marsicano, ufficialmente adottato dalla Giunta regionale, la Regione Abruzzo, continua a coprirsi gli occhi. I cittadini che amano la natura sapranno valutare».
MA FEBO SMENTISCE ANCORA
«Il consigliere Acerbo si informi sul lavoro della Direzione Caccia», replica l’assessore Mauro Febbo. «La Regione Abruzzo non intende assolutamente aprire la caccia ai caprioli ma sta lavorando, invece,  su una proposta di regolamento sulla gestione degli ungulati, condivisa da tutti,  non più rinviabile per i problemi che tale mancanza di gestione delle specie crea al mondo rurale, agli agricoltori e alle stesse specie protette. Infatti è ormai acclarato dal mondo scientifico che il cervo è un forte competitore del camoscio d’Abruzzo.  Non solo – rimarca Mauro Febbo – è proprio di oggi infatti la notizia preoccupante lanciata dall’associazione ambientalista ‘Wilderness’ inerente l’orso e per il suo mancato controllo delle popolazioni di cinghiali e cervo».
«Infatti – precisa il biologo dell’Ufficio programmazione Faunistica della Regione Abruzzo Franco Recchia  - oggi non è più rinviabile, nella regione verde d’Europa, uno strumento fondamentale come un Regolamento sugli ungulati con lo scopo di conoscere ancora la consistenza delle specie cervo e capriolo. La conoscenza delle popolazioni di ungulati, della loro consistenza, nonché del loro stato sanitario, è presupposto necessario per una corretta gestione delle specie. Tutte le informazioni saranno in acquisite sulla base di metodologie indicate dall' Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA).  Eventuali prelievi saranno effettuati solo nel momento in cui l’ISPRA esprimerà un parere favorevole vincolante».  
«In riferimento al Patom – continua Febbo – si evidenzia come il consigliere Acerbo sia disinformato su tutte le azioni che la Regione ha posto in essere per la conservazione dell’Orso. Tra gli otto punti prevista dal Patom l’azione B1 sull’attività venatoria si prefigge l’obiettivo di “adattare la gestione delle attività venatorie nelle aree di interesse per l’orso con la presenza della specie”. Nell’ottobre 2011, la Direzione “Agricoltura”, ha chiesto al Ministero dell’Ambiente, e poi accolta,  - l’affidamento del coordinamento dell’azione B1, mediante l’istituzione di un tavolo tecnico ristretto (TTR) al quale partecipa anche l’Ispra. Ad oggi il primo ed unico tavolo ad avere dato corpo alle attività previste dal Patom. In tutto questo contesto - conclude l’assessore regionale Febbo -  la Regione Abruzzo ha avviato il procedimento per dotarsi di un Regolamento a norma di legge al fine di contiare il percorso avviato comn il ministero dell'Ambiente  sia per una corretta gestione delle specie sia per una crescita della cultura venatoria compatibile con un prelievo sostenibile».
AMBIENTALISTI PROTESTANO

La LIPU e il WWF ritengono «assurdo» pensare di aprire la caccia a queste due specie, «visto che è ancora in pieno svolgimento il processo di ricolonizzazione di vaste aree, e comunque senza studi adeguati sulla loro presenza in Abruzzo. In ogni caso ogni progetto di questo genere va respinto di fronte alla necessità prioritaria di tutela dell'orso bruno marsicano». La massima concentrazione di cervi, spiegano gli ambientalisti, si trova infatti nella Zona di Protezione Esterna del Parco Nazionale d’Abruzzo. «Aprire la caccia al cervo e al capriolo in questa zona, di estrema importanza per l’orso, significa aggiungere un ulteriore grave fattore di disturbo ai già molti presenti nella zona, a cominciare dalla caccia al cinghiale, e anche di minaccia di uccisione fortuita, tanto più che il periodo della caccia al cervo verrebbe in gran parte a sovrapporsi con quello cosiddetto della “iperfagia”, quello cioè in cui gli orsi devono nutrirsi abbondantemente per prepararsi ai mesi invernali. Invece di cercare di adottare misure per assicurare la massima protezione all’habitat dell’orso marsicano tutelandone gli ambienti dentro e fuori dai Parchi, come raccomandato dai tecnici e dagli studiosi che da anni seguono la specie, e in particolare dal PATOM, dal piano cioè per la tutela dell’orso marsicano, ufficialmente adottato dalla Giunta regionale, la Regione Abruzzo, continua a coprirsi gli occhi. I cittadini che amano la natura sapranno valutare».

MA FEBO SMENTISCE ANCORA

«Il consigliere Acerbo si informi sul lavoro della Direzione Caccia», replica l’assessore Mauro Febbo. «La Regione Abruzzo non intende assolutamente aprire la caccia ai caprioli ma sta lavorando, invece,  su una proposta di regolamento sulla gestione degli ungulati, condivisa da tutti,  non più rinviabile per i problemi che tale mancanza di gestione delle specie crea al mondo rurale, agli agricoltori e alle stesse specie protette. Infatti è ormai acclarato dal mondo scientifico che il cervo è un forte competitore del camoscio d’Abruzzo.  Non solo – rimarca Mauro Febbo – è proprio di oggi infatti la notizia preoccupante lanciata dall’associazione ambientalista ‘Wilderness’ inerente l’orso e per il suo mancato controllo delle popolazioni di cinghiali e cervo».«Infatti – precisa il biologo dell’Ufficio programmazione Faunistica della Regione Abruzzo Franco Recchia  - oggi non è più rinviabile, nella regione verde d’Europa, uno strumento fondamentale come un Regolamento sugli ungulati con lo scopo di conoscere ancora la consistenza delle specie cervo e capriolo. La conoscenza delle popolazioni di ungulati, della loro consistenza, nonché del loro stato sanitario, è presupposto necessario per una corretta gestione delle specie. Tutte le informazioni saranno in acquisite sulla base di metodologie indicate dall' Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA).  Eventuali prelievi saranno effettuati solo nel momento in cui l’ISPRA esprimerà un parere favorevole vincolante».  «In riferimento al Patom – continua Febbo – si evidenzia come il consigliere Acerbo sia disinformato su tutte le azioni che la Regione ha posto in essere per la conservazione dell’Orso. Tra gli otto punti prevista dal Patom l’azione B1 sull’attività venatoria si prefigge l’obiettivo di “adattare la gestione delle attività venatorie nelle aree di interesse per l’orso con la presenza della specie”. Nell’ottobre 2011, la Direzione “Agricoltura”, ha chiesto al Ministero dell’Ambiente, e poi accolta,  - l’affidamento del coordinamento dell’azione B1, mediante l’istituzione di un tavolo tecnico ristretto (TTR) al quale partecipa anche l’Ispra. Ad oggi il primo ed unico tavolo ad avere dato corpo alle attività previste dal Patom. In tutto questo contesto - conclude l’assessore regionale Febbo -  la Regione Abruzzo ha avviato il procedimento per dotarsi di un Regolamento a norma di legge al fine di contiare il percorso avviato comn il ministero dell'Ambiente  sia per una corretta gestione delle specie sia per una crescita della cultura venatoria compatibile con un prelievo sostenibile».

ABRUZZO Regolamento Ungulati ultima versione 3dicembre 2013