I RETROSCENA

Villa Pini comprata da Santa Maria de Criptis senza soldi

Tre soci finanziatori “bidonati” contro il Policlinico dell’eccellenza

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Carmine De Nicola

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ABRUZZO. Soldi versati e non riavuti, quote societarie promesse e poi negate, tentativi a vuoto di cercare nuovi soci finanziatori: c’è tutto questo intreccio dietro il mancato acquisto all’asta di Villa Pini da parte del Policlinico dell’eccellenza Santa Maria de Criptis. E c’è anche una causa per danni intentata da tre imprenditori (Hospital service srl, Di Carlo spa e Immobiliare Di Paolo) aspiranti soci del Policlinico, che hanno anticipato quasi tutti i soldi per la cauzione milionaria (poi persa) che Santa Maria de Criptis doveva versare per partecipare all’asta. Ora i tre “promittenti acquirenti” chiedono alla società un danno di immagine da 4 mln, oltre la restituzione dei 700 mila euro anticipati per il deposito cauzionale.

LA STORIA DELL’ACQUISTO SFUMATO DI VILLA PINI
Il Policlinico dell’eccellenza (il cui procuratore speciale era Carmine De Nicola) il 20 giugno scorso si aggiudicò all’asta Villa Pini con un’offerta di 31.050.000 euro, frutto dei rilanci forsennati con cui l’Amministratore delegato Antonio Di Ianni aveva battuto prima la concorrenza della Seagull di Nicola Petruzzi e poi quella di Santa Camilla spa di Concetta Petruzzi (Villa Serena), Synergo (Spatocco&Pierangeli) e Di Lorenzo (la clinica di Avezzano). Ma il 30 luglio successivo il Policlinico dell’eccellenza non si è presentò dal notaio per sottoscrivere con il curatore fallimentare Giuseppina Ivone il passaggio di proprietà e fu necessario l’arrivo del giudice delegato Nicola Valletta e del cancelliere Gina Annecchini per verbalizzare l’assenza dell’aggiudicatario.
Il che provocò di conseguenza la sua decadenza dall’acquisto e spianò la strada al secondo classificato dell’asta che era la Santa Camilla spa. Ora si scopre che quell’assenza – al momento motivata con motivi burocratici e con l’accusa alla curatela di aver boicottato l’acquisto – era in realtà dovuta alla mancanza di soldi da parte di S. M. de Criptis. Per essere più precisi - stando almeno alla ricostruzione che PrimaDaNoi.it è in grado di fare – i soldi non c’erano per le operazioni che in un primo momento avevano creato una società abbastanza forte ed in grado di spendere i 31 mln offerti e poi invece avevano mandato all’aria il progetto di ridistribuzione delle quote societarie.
E’ spuntata, infatti, a sorpresa una scrittura privata sottoscritta il giorno prima dell’aggiudicazione tra i tre aspiranti soci con Pierpaolo De Nicola, Valeria Pelliccione ed Antonella De Nicola (soci di maggioranza del Policlinico con il 70% delle quote detenute dalla loro “Stella del mare”) e che poi non è stata rispettata: nella scrittura c’era l’impegno di Hospital service srl, Di Carlo spa e Immobiliare Di Paolo ad anticipare 700 mila euro del milione necessario alla cauzione per partecipare con un’offerta migliorativa all’asta del giorno dopo.
In caso di aggiudicazione, lo stesso pomeriggio del 20 giugno era fissato l’appuntamento dal notaio Nicola Gioffrè di Pescara per far acquisire ai tre aspiranti soci questo 70% in possesso della “Stella del mare”.
Ma l’appuntamento saltò, così come in seguito sfumò l’acquisto, anche perché furono inutili le affannose richieste di soldi da parte di De Nicola ad altri possibili finanziatori (come lo stesso Petruzzi, a cui in extremis fu chiesto di acquistare queste quote e che rifiutò).


LE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA VICENDA SULLA CITAZIONE CONTRO IL CURATORE
Di qui nasce oggi la citazione giudiziaria che sarà discussa nei prossimi giorni.
Sembra una storia di ordinaria furbizia ma forse è qualcosa di più. Infatti – al di là della definizione giudiziaria di questo contrasto – è proprio il contenuto della citazione che potrebbe influire su un’altra citazione, quella dello stesso Policlinico contro la curatela dove si sostiene che la “colpa” del mancato acquisto di Villa Pini è del curatore che non avrebbe ottemperato ai suoi obblighi.

Al contrario i tre soci “promittenti acquirenti” e usciti dalla società Santa Maria de Criptis sostengono nella loro memoria che l’acquisto non è stato perfezionato per le manovre finanziarie non andate a buon fine messe in atto dalla proprietà del Policlinico. Addirittura – sostengono i tre imprenditori – i tre aspiranti soci furono “estromessi” da ogni decisione e non poterono realizzare il progetto di acquisto perché fu loro impedito il riassetto della società (rectius: l’iniezione di soldi). Il che peraltro in parte era stato sancito anche dalla bocciatura di un primo reclamo del Policlinico contro la sua decadenza dall’aggiudicazione che il Tribunale di Chieti aveva respinto, addossando l’esclusione dall’acquisto proprio alle inadempienze di Santa Maria de Criptis.

Dunque il destino delle due citazioni è in parte collegato. Perché se Vincenzo Di Lorenzo, l’avvocato del Policlinico, potrà giocare la carta dell’improponibilità delle richieste di risarcimento danni da parte dei tre soci estromessi, è indubbio che la ricostruzione di questi aspiranti soci sarà utilizzata dai legali della curatela nel processo civile che riprenderà l’11 giugno prossimo per la citazione con cui il Policlinico dell’eccellenza chiede a sua volta 15 mln di danni al curatore.

I TRE SOCI FINANZIATORI RACCONTANO IL “BIDONE” E CHIEDONO I DANNI
«Di fatto – raccontano i tre imprenditori – da tempo eravamo sulle piste di Villa Pini. Ma nessuno di noi aveva i requisiti per partecipare all’asta. E quando Nicola Petruzzi con la Seagull avanzò la sua offerta di acquisto da 16 mln, pensammo che era giunto il momento favorevole. Sapevamo che S. Maria de Criptis aveva avuto contatti con la curatela ed aveva manifestato interesse all’acquisto ella clinica. Quindi già a maggio avevamo avuto contatti con il Policlinico, nel cui capitale c’erano: 25% la Cise srl (in possesso delle necessarie autorizzazioni per l’esercizio dell’attività sanitaria) e Medical centre Santa Maria, 70% la Stella del mare e 5% il chirurgo Arnaldo Filippini. L’asta fu poi fissata per il 20 giugno con offerte entro le ore 18 del giorno 19 giugno. E proprio la mattina del 19 giugno fu sottoscritta una scrittura privata con cui decidemmo di presentare un’offerta migliorativa all’asta del giorno dopo e - in caso di aggiudicazione – di trasferire immediatamente le quote dalla Stella del mare a Di Carlo spa, Hospital service e Immobiliare Di Paolo. Alla fine dell’operazione il Policlinico avrebbe avuto questa composizione societaria: 25% Cise e Medical centre insieme, 5% Filippini, 30 e 30% Di Carlo e Hospital service, 10% Immobiliare Di Paolo. Ma per effetto dell’inadempimento all’obbligazione assunta dai fratelli De Nicola (citati come i “due germani”) non abbiamo potuto adottare le opportune determinazioni per l’acquisto di Villa Pini per cui avevamo predisposto un piano finanziario».
 Di qui la citazione contro tutti gli altri protagonisti della vicenda, escluso il chirurgo Arnaldo Filippini. Per i danni sono stati chiamati in causa: Policlinico dell’eccellenza, Cise srl, Stella del mare, Medical Centre ed i fratelli Pierpaolo ed Antonella De Nicola.

Sebastiano Calella