SANITA'

Riabilitazione, è guerra sui posti letto e di lavoro

Si tenta il riequilibrio, ma le linee guida sono inapplicabili

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3092

Assessorato alla sanità

Assessorato alla sanità

 

 

ABRUZZO.  «Inevitabile» per Giuseppe Zuccatelli, sub commissario alla sanità, «inapplicabile», secondo i medici delle Unità di valutazione e di famiglia, «rinviabile», secondo la Cisl Fp.

Il decreto 20 sulla “riorganizzazione della rete regionale dei servizi territoriali a carattere residenziale e semiresidenziale” - appena pubblicato - ha già suscitato un vespaio di polemiche. E non tanto per i contenuti che ne spiegano l’iter, quanto per l’allegato elenco che riassume per ogni Asl la dotazione imposta per i posti letto consentiti secondo i vari settings assistenziali. La suddivisione è in quattro grandi aree: Anziani non autosufficienti, Disabilità e riabilitazione, Salute mentale, Dipendenze patologiche, per un valore complessivo di 50 milioni così divisi: Rsa 18, Ra 14,5, Psicoriabilitazione 16.  Ciascuna area, a sua volta, è suddivisa in sotto gruppi delle varie patologie da assistere. In questo allegato, che PrimaDaNoi.it pubblica, sono evidenziati i posti letto da attivare o da cancellare (quelli con il segno meno), mentre nell’ultima colonna è indicata “l’attuale offerta di posti letto autorizzati e provvisoriamente accreditati”. Una lettura, anche solo superficiale, evidenzia che i tagli maggiori ci sono stati per la riabilitazione intensiva e semintensiva e nell’area della salute mentale, ma nulla si dice per le possibili ricadute negative sui posti di lavoro.

ZUCCATELLI: «È UN PERCORSO DI RIEQUILIBRIO, IN ABRUZZO TROPPI POSTI LETTO COSTOSI»

Secondo il sub commissario Zuccatelli «questo decreto è l’inevitabile conseguenza, cioè il completamento del precedente decreto 52 così come in Abruzzo sono inevitabili le polemiche quando si tocca l’ex art. 26 (cioè riabilitazione intensiva più costosa, ndr). Pochi però ricordano che in questa regione c’è il triplo dei posti letto in questo settore. Cioè un 300% in più e mai questi pazienti sono stati differenziati per farli costare meno. Eppure c’è una bella differenza di costi a carico della Regione: si passa da 360 euro/giorno per assistito a 120 circa. Si trattava perciò di bloccare questa idrovora che prosciugava, anche per altri settings, le casse della sanità regionale». In effetti, a ben leggere l’articolato, questo provvedimento è la realizzazione del primo Piano sanitario 2008-2010 che già prevedeva due fasi di organizzazione: prima l’analisi del fabbisogno e poi la proposta di riequilibrio. Successivamente il Piano operativo 2013-2015 ha previsto una generale riprogettazione della rete per gli anziani non autosufficienti, come in questo caso.

La nuova organizzazione sarà applicata dalle singole Asl entro il 31 marzo prossimo, ma prevede anche una fase di “interlocuzione” e di confronto, di cui il primo appuntamento è previsto per oggi, quando Zuccatelli incontrerà i quattro manager.

Il che poi è la continuazione di quei tavoli di confronto con gli operatori privati e con i sindacati, già attivati sotto il coordinamento di Angelo Muraglia. In sostanza la linea di interpretazione della Regione è che questo decreto serve a governare il processo di transizione verso l’attuazione del decreto 52 che fissava i paletti percentuali dei posti letto, secondo gli schemi nazionali e secondo ciascun tipo di setting. Insomma questo decreto sarebbe propedeutico alla stesura definitiva, dopo la concertazione che tende a garantire il fabbisogno giusto, al momento giusto e con spese giuste. Anche perché la Regione già conosce i numeri reali dei posti letto comunicati per l’accreditamento definitivo, sa bene quanti posti letto sono appropriati e quanti no e cosa ha deciso l’Uvm per il setting di ciascun malato e quindi per la sua destinazione finale.

DECRETO INAPPLICABILE E PREMATURO, SECONDO MEDICI E CISL

Ma proprio su questi aspetti si indirizzano le critiche degli addetti ai lavori (i medici) che giudicano il decreto «inapplicabile» e del sindacato Cisl Fp, che lo giudica «rinviabile». I primi, facendo riferimento alle Linee guida regionali sulla competenza del Pua (punto unico di accesso) e delle Uvm (unità di valutazione multidisciplinare), hanno già sollevato con i Sumaisti (gli specialisti della medicina ambulatoriale) e con la Fimmg (medici di famigli) molte perplessità per l’eccessiva burocratizzazione dei tempi e dei modi delle visite per la valutazione del setting. In sostanza, mentre sulla carta queste commissioni sono al completo, di fatto in realtà mancherebbero sia l’assistente sociale dell’Ambito sociale che del Distretto, mentre il Medico di medicina generale deve essere eletto da un organismo che ancora non esiste. Così come per la valutazione del bisogno complesso gli specialisti chiamati, che debbono riempire moduli e schede delle varie scale di gravità delle malattie, non sempre o quasi mai sono stati formati adeguatamente ed omogeneamente. Così si potranno verificare valutazioni troppo severe o troppo larghe. Senza dire che la modulistica per i medici è troppo complessa, così come la gestione delle visite e degli accessi alle varie riabilitazioni esistenti sul territorio.

Invece per la Cisl Fp – che preannuncia un documento di valutazione complessivo - il decreto è prematuro, perché già fissa il budget delle singole attività, prima di procedere alla riorganizzazione dei posti letto. Dunque si tratterebbe di un budget presuntivo, anche perché per alcuni nuovi settings non sarebbe stata definita la tariffa e manca pure il costo della compartecipazione (ticket).

QUESTO DECRETO SERVE SOPRATTUTTO PER IL TAVOLO DI MONITORAGGIO ROMANO

In sintesi il decreto appena pubblicato sembra rispondere più alla necessità di approntare un documento contabile per i controlli romani, piuttosto che ad un’esigenza di chiarezza ancora tutta da concordare. In pratica si è trattato di adeguare il taglio dei costi al fabbisogno teorico, che non è però quello pratico e concreto della riabilitazione e dell’assistenza agli anziani. Dimenticando tra l’altro un aspetto decisivo e cioè la ricaduta occupazionale. In attesa di conoscere l’esito degli incontri Asl per Asl, il solito dubbio sorge spontaneo: perché invece di tagliarli non vengono utilizzati i posti letto esistenti per creare un polo dell’eccellenza in questo settore, destinandoli così a favorire un pò di mobilità attiva dalle altre regioni?

Sebastiano Calella

ABRUZZO, RIABILITAZIONE