INQUINAMENTO

Ambiente, «l'inquinamento di Bussi continua ad arrivare al mare»

In sei giorni 1,45 tonnellate di esacloroetano nel mare Adriatico

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Foto: Max Freddo Di Paolo




PESCARA. «E’ una situazione di costante contaminazione del mare inaccettabile, si deve intervenire subito a Bussi per evitare l'ulteriore diffusione degli inquinanti lungo l'asta del fiume Pescara fino al mare».
Il Forum abruzzese dei movimenti per l'acqua commenta così i dati diffusi dall'Arta sul suo sito circa la presenza di contaminanti nell'acqua del fiume durante la piena dello scorso dicembre.
Il rapporto è stato predisposto dall'Arta a firma del direttore tecnico Giovanni Damiani e si legge testualmente: «per quanto riguarda l’inquinamento chimico proveniente dal SIN di Bussi sul Tirino, il dato significativo rilevato riguarda l’esacloroetano, molecola assumibile oramai come “marker” di provenienza, mentre tutti gli altri parametri risultavano non rilevabili per via della fortissima diluizione. La concentrazione di 0,035 μg/l di esacloroetano appare abbastanza bassa e quasi insignificante ma, data la grande portata del fiume in piena, in termini di massa corrisponde a circa 1,45 t di esacloroetano sversati in mare in 6 giorni».
Altri dati forniti dal documento e che il Forum dell’acqua ritiene «preoccupanti» riguardano anche la piena di novembre. Si legge nel rapporto “Dal campione prelevato il giorno 13 novembre 2013, nel corso della piena, sono stati ottenuti valori significativi di arsenico (1,9 μg/l), cadmio (0,13 μg/l), nichel (3,6 μg/l), rame (8,4 μg/l), zinco (10,1 μg/l), toluene (324,7 μg/l), diclorometano (0,6 μg/l), triclorometano (0,3 μg/l), tetraclorometano (0,1 μg/l), tricloroetilene (0,1 μg/l), tetracoloroetilene (0,2 μg/l), metil-ter-butiletere (872,4 μg/l).”
«L'esacloroetano», spiega Augusto De Sanctis, del Forum dei Movimenti per l'Acqua, «è una sostanza estremamente pericolosa per gli ambienti acquatici, tossica e classificata come possibile cancerogeno per l'uomo dallo Iarc. Ricordo che è stata riscontrata la sua presenza anche nell'acqua dei pozzi S. Angelo, fortunatamente chiusi dopo la nostra denuncia nel 2007. L'Arta da tempo segnala la presenza di questa sostanza nell'acqua del fiume Pescara e questi ultimi dati confermano la nostra preoccupazione circa il progressivo trasferimento lungo la valle del Pescara degli inquinanti presenti nel sito inquinato di Bussi».
Il Forum dell’acqua chiede di intervenire urgentemente e avviare gli interventi di bonifica, utilizzando i 50 milioni di euro destinati dallo Stato. «Crediamo», dice De Sanctis, «che la campagna elettorale a Pescara debba affrontare anche questo tema, visto che la città è uno dei bersagli dell'inquinamento che proviene da monte».
Della bonifica, invece, non se ne parla e proprio per questo la settimana scorsa è scattato il sequestro bis dei terreni di Bussi e sono stati emessi 7 avvisi di garanzia. Il Gip Maria Michela Di Fine nell’ordinanza di sequestro ha parlato di «condotte omissive» che «hanno fornito un ulteriore apporto di inquinamento e di contaminazione oltre la soglia di rischio consentito su area già irrimediabilmente compromessa».
Che la situazione non sia cambiata dopo il maxi sequestro del 2007 era emerso anche un rapporto del 2012 quando su 43 parametri presi in considerazione (singole sostanze o gruppi di sostanze, tutte tossiche e/o cancerogene) per 35 sono stati riscontrati superamenti delle Concentrazioni Soglia di Contaminazione (o dei limiti indicati dall'Istituto Superiore di Sanità) per la falda superficiale e 23 per la falda profonda. Alcune sostanze mostrarono superamenti di enorme entità: il cloroformio 453.333 volte i limiti nella falda superficiale e 46.607 volte nella falda profonda; il tricloroetilene 193.333 volte nella falda superficiale e 156 nella profonda; il mercurio 2.100 volte nella falda superficiale; il diclorometano 1.073.333 volte in falda superficiale e 3.267 volte nella falda profonda; il tetracloruro di carbonio 666.667 volte nella falda superficiale e 3733 volte nella falda profonda.

IL DRAGAGGIO
L’Arta nello studio pubblicato nelle ultime ore sul proprio sito rileva inoltre che il trasporto solido nel corso della piena dall’1 al 6 dicembre 2013 «è stato talmente elevato da essere in grado, potenzialmente, di annullare con un solo evento i benefici del dragaggio dei 200.000 m3 asportati dalle draghe nello stesso anno», così come avevamo ipotizzato nei mesi scorsi.
Adesso l’Arta, numeri alla mano fa capire che il rischio è stato scongiurato, sebbene fosse più che concreto: «Si consideri a riguardo», si legge ancora nel rapporto, «che 100.000 m3 di fango secco trasportato corrispondono a circa 153.000 m3 di sedimenti portuali. La sedimentazione del materiale solido trasportato, invece, è stata praticamente irrilevante grazie alla velocità di corrente molto elevata che ha mantenuto il materiale solido in sospensione favorendone la dispersione in mare aperto e in aree molto lontane. Il rilievo di dettaglio delle batimetrie post-alluvione ha mostrato che, tranne un’area molto limitata in linea con il molo nord, le batimetrie raggiunte con il dragaggio si sono mantenute sostanzialmente invariate ed anzi, in corrispondenza del nastro centrale dell’asse di deflusso fluviale, si sono avuti in alcuni tratti aumenti di batimetria ad opera dell’azione erosiva della corrente, raggiungendo 8 m di profondità».
«Il dragaggio effettuato nel tratto terminale del fiume ai fini anche della sicurezza idraulica», si legge nel documento, «si è rivelato efficace nel limitare i danni: ha sicuramente evitato l’alluvionamento di estese zone di territorio urbanizzato, ha consentito uno sfogo della piena in mare e il mantenimento delle batimetrie ripristinate. In soli 6 giorni il fiume Pescara ha portato nelle sue acque in piena un carico di azoto che supera quello complessivo portato mediamente in un intero anno del 18%, e un carico di fosforo pari all’85% di quello annuo in condizioni idrologiche annuali ordinarie».

ARTA Relazione Alluvione Pescara