SANITA'

Guardie mediche, Corte d’appello: «no ai tagli non concordati sugli stipendi»

I giudici bocciano la Asl di Chieti che li aveva attivati

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medico e infermiere




CHIETI. La Corte d’appello dell’Aquila, sezione lavoro e previdenza, ha confermato la sentenza di primo grado del Tribunale di Lanciano favorevole ai medici di Guardia medica, bocciando di nuovo la Asl (prima di Lanciano, ora di Chieti).
Insomma già aveva sbagliato la Asl a decurtare gli stipendi di questi medici, tagliando loro varie indennità con il pretesto del Piano di rientro dai debiti in sanità. Ora ha sbagliato di nuovo a ricorrere contro una sentenza di primo grado del tutto condivisibile, scrivono i giudici dell’appello. Come sempre la sentenza non dice se gli stipendi, nella parte delle indennità, sono sufficienti o meno, cioè non entra nel merito del quantum. Dice solo che trattandosi di cifre affidate alla contrattazione decentrata, la Asl non può «unilateralmente» tagliare i compensi bypassando la concertazione.
In effetti già in primo grado era stata riconosciuta la violazione delle procedure di legge previste a tutela dei lavoratori medici, quando per tagliare i costi della sanità la Regione aveva modificato al ribasso una serie di compensi della contrattazione regionale integrativa. I medici ricorrenti, iscritti alla Fimmg Continuità assistenziale di Chieti e difesi dagli avvocati Stefano Di Renzo, Massimo Santarelli e Massimo Di Tonto, esprimono la loro soddisfazione con Marco Di Clemente, segretario provinciale della Fimmg C. a.: «il giudice ha stabilito che non è regolare cambiare unilateralmente accordi sottoscritti, e soprattutto quando sono inerenti ad attività già svolte, com’era in questo caso. Gli emolumenti riconosciuti sono di scarsa entità, ma piuttosto è importante il significato di questa vittoria».
In sentenza si legge: «il contenimento della spesa non può giustificare la deroga unilaterale da parte della pubblica amministrazione ad accordi stipulati dall’amministrazione stessa ed aventi valore negoziale, quali sono gli accordi integrativi regionali… la Asl non poteva sospendere autoritativamente l’erogazione dei compensi, ma avrebbe dovuto attivare la concertazione…».
In realtà, questa che sembra una “piccola” sentenza, potrebbe intanto riaprire la contrattazione regionale e far rivedere immediatamente le modalità di contenimento della spesa sanitaria. Ma potrebbe essere anche una sentenza pilota nella lotta contro il Piano di rientro dai debiti e contro i provvedimenti del Commissario nelle parti dove è stata bypassata la concertazione politica e non solo sindacale (vedi la chiusura dei piccoli ospedali).
Sebastiano Calella