SANITA'

Tribunale del malato Chieti: «ospedale senza farmaci per i malati dimessi»

Pazienti costretti a pagare il ticket, Asl inadempiente

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FARMACI MEDICINE




ABRUZZO. «Farmaco non disponibile, lo prenda in farmacia»: questo è il ritornello ascoltato ripetutamente da Mauro Massi, presidente del Tribunale del malato, e da Aldo Cerulli, responsabile di Cittadinanza attiva, nei locali della farmacia ospedaliera del SS. Annunziata di Chieti dove ogni giorno si presentano i malati dimessi per ottenere le medicine prescritte per la cura a casa.
«In 25 minuti di nostra presenza abbiamo dovuto assistere con sommo sconcerto alla ripetuta risposta: “non si preoccupi, non abbiamo quanto a lei ordinato, ma provvediamo a mettere il timbro sulla ricetta e lei può prendere il farmaco presso una qualunque farmacia esterna”. Il tutto senza però aggiungere che fuori si deve pagare il ticket, mentre in ospedale alle dimissioni il paziente dovrebbe avere gratis i farmaci per continuare il ciclo di cure».
«Ma il problema non riguarda solo i farmaci – aggiungono Massi e Cerulli – si presenta anche per il materiale delle le sale operatorie e per i reparti. L’ultima ciliegina viene da Ortopedia: non possono stilare i referti perché il toner è finito....e non solo da loro. Allora è nostra intenzione avanzare una richiesta al Difensore civico regionale per ottenere i dati del maggior costo improprio dei farmaci ospedalieri acquistati in farmacia al doppio del costo e chiedere successivamente alla Corte dei Conti l’addebito ai responsabili».
In realtà non è la prima volta che vengono segnalate queste anomalie, sia per l’aspetto ticket imposto ai malati che non dovrebbero pagarlo, sia per il ritardo con cui certi farmaci urgenti (come l’Eparina) non vengono erogati in ospedale costringendo il paziente a lunghe attese e ricerche, quando invece l’Eparina va iniettata subito.
C’è poi un altro aspetto: la spesa farmaceutica in questo caso viene addebitata alle farmacie territoriali invece che a quelle ospedaliere, drogando le statistiche necessarie a far capire l’andamento della spesa in questo settore. Ma c’è di più a testimoniare il far west che ormai impera nel mondo delle regole che dovrebbero esistere nella dispensazione del farmaco. C’è un farmaco classificato come «a dispensazione esclusivamente ospedaliera» che invece viene consegnato in farmacia.
«Si tratta di un anticoagulante che costa 110 euro e che gli ospedali non hanno – spiega Enrico Bruno, farmacista – quando viene da noi il paziente con la ricetta timbrata “non disponibile”, noi non dovremmo consegnarlo. Ma ci hanno detto di applicare la prassi dell’Adi, l’assistenza domiciliare, e di consegnare la medicina per non interrompere la continuità della cura. Questa però è una libera interpretazione della norma su cui la Regione dovrebbe essere più precisa».

Sebastiano Calella