POLITICA

La proposta di legge: «maggiori controlli sugli affidi e sulle case famiglia»

Anche un caso abruzzese nel dossier dell’avvocato Miraglia

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La proposta di legge: «maggiori controlli sugli affidi e sulle case famiglia»





ABRUZZO. Una forma efficace di controllo sulle case famiglia, attraverso un monitoraggio quantitativo e qualitativo.
E’ questo l’obiettivo della proposta di legge di Michela Vittoria Brambilla, presidente della commissione bicamerale per l’infanzia e l’adolescenza, illustrata sabato a Roma durante l’evento “Affidamento temporaneo: abuso o tutela?” – il fenomeno degli “allontanamenti facili”,
Il convegno ha visto la partecipazione dell’avvocato Francesco Miraglia che è intervenuto denunciando il sistema e portando dei casi concreti: «Uno dei problemi è chi controlla i controllori, quando ci sono delle case famiglia gestite da qualcuno che è anche stato condannato per terrorismo a 17 anni di reclusione e oggi è gestore di due case famiglia e sottoposto a procedimento penale, c’è qualcosa che non funziona. Io sto aspettando dalla Regione Emilia Romagna da più di un mese per sapere chi decide e chi da l’autorizzazione per aprire una casa famiglia».
Ma l’avvocato ha portato anche l’esempio di un caso abruzzese dove «qualcuno che ha subito dei procedimenti penali per maltrattamenti ha chiuso da una parte una casa famiglia e ne ha aperta un’altra. Vuol dire che c’è un problema». 

E poi ancora «a Trento più di qualche giudice onorario è presidente della cooperativa che gestisce la casa famiglia e poi successivamente è giudice onorario e partecipa alla Camera di Consiglio su quel caso, un problema c’è».
Il problema, secondo il legale, sta anche nel tribunale dei minorenni «dove c’è un certo automatismo tra le relazioni dei servizi sociali, la richiesta della procura e il provvedimento. Viene prima allontanato il minore e poi passano mesi per fissare le udienze in cui i genitori e l’avvocato possano dire la propria».
Anche in base alle segnalazioni di Miraglia Brambilla ha presentato un disegno di legge per l’istituzione di un osservatorio indipendente costituito da non più di quindici esperti «di comprovata esperienza nel settore del diritto di famiglia e minorile», ma anche persone che fanno parte delle associazioni che sono sul campo. L’osservatorio dovrà essere dotato degli opportuni poteri per avere una conoscenza adeguata della quantità e qualità delle strutture, «essere uno strumento efficiente di valutazione e per dare risposte rapide e risolutive quando emergono carenze o abusi, nonché avere la possibilità di intervenire con efficacia».

L’AVVOCATO MACCARONI: «QUEL PROGETTO DI LEGGE E’ MIO»
«L’idea dell’Osservatorio Nazionale sulle case Famiglia è un’idea del sottoscritto e non dell’onorevole Michela Vittoria Brambilla, che si è presa, senza averne il diritto, il merito di un’idea che non è sua», ci scrive da Roma l’avvocato Giorgio Aldo Maccaroni, presidente dell’avvocatura Italiana per i Diritti delle Famiglie.
«La proposta di legge», racconta ancora l’avvocato, «è stata presentata alla Camera dei Deputati in data 3 luglio 2013 ed è stata anche oggetto di una conferenza stampa che il sottoscritto ha svolto in data 3 dicembre 2013 alla camera dei Deputati, con i Parlamentari della Lega Nord (Rondini più altri) e un articolo del quotidiano la Repubblica del 14 dicembre 2010.
«Invito l’onorevole Brambilla», continua Maccaroni, « a non prendersi il merito di proposte che non le appartengono perché già presentate in Parlamento e perché ideate da me come possono documentare tutte le interviste televisive, radiofoniche  e su quotidiani e riviste rilasciate da me, nonché molteplici convegni svolti fin dall’anno 2009». L’avvocato spiega inoltre che il nome Osservatorio Nazionale sulle Case Famiglia «è anche un marchio depositato dal sottoscritto all’Ufficio Brevetti e Marchi per cui si diffida chiunque dall’utilizzo di tale nome senza mia autorizzazione».