SANITA'

Mobilità passiva e Punti nascita, Abruzzo in ritardo

I dati nazionali sono molto critici per le scelte regionali

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Mobilità passiva e Punti nascita, Abruzzo in ritardo




ABRUZZO. Brutte notizie sulla mobilità sanitaria passiva e sui punti nascita da chiudere, almeno stando alle statistiche nazionali. Si tratta di due argomenti che sono da sempre il cavallo di battaglia della politica sanitaria regionale targata Commissario e che sono due parametri molto efficaci per disegnare lo stato di salute della sanità abruzzese (il primo) e la realizzazione pratica (il secondo) delle indicazioni nazionali per una sanità efficiente.
Secondo i dati appena pubblicati dal Ministero della Salute, la mobilità passiva dal 1999 al 2011 ha avuto questo andamento, con riferimento alle sdo (schede di dimissione ospedaliera) degli abruzzesi fuori regione: sostanzialmente stabile intorno al 9,7% tra il ’99 ed il 2004, crescita costante dal 10,2 del 2005 fino al 16,5 del 2011, con un’accelerazione sensibile negli ultimi tre anni 2008-2011 (che peraltro non sembra diminuita nemmeno nel 2012 e nel 2013). Il dato non è semplice da interpretare, per cui non si può dire se questa mobilità passiva dipenda dalla scarsa qualità della sanità abruzzese o dalla capacità di attrazione di altre regioni (il che poi è la stessa cosa) o se è un effetto collaterale non previsto della stretta commissariale sui conti.
Resta però un rammarico, al di là di come ciascuno può interpretare questo aumento della mobilità passiva: visto che comunque le prestazioni ricevute dagli abruzzesi fuori regione debbono essere pagate (e tra poco si dovranno pagare i ricoveri extranazionali…), non si capisce la ragione per cui alla sanità privata sono stati imposti vincoli per non farla lavorare su questa fetta di fatturato.
Tra l’altro questa richiesta di lavorare sulla sanità passiva era stata presentata dall’Aiop a guida Luigi Pierangeli all’allora assessore Lanfranco Venturoni. Ma non se ne era fatto nulla anche se avrebbe avuto un impatto molto positivo sull’occupazione di medici, infermieri, tecnici e personale amministrativo.
Per i Punti nascita, i dati del progetto nazionale Esiti dell’Agenas indicano tre strutture abruzzesi da chiudere: Penne, Atri e Sulmona e si incrociano con le proposte della commissione abruzzese sul “parto in sicurezza” che aveva indicato anche altri reparti non sicuri e con numero di nati insufficiente.
Anche questi erano Punti da chiudere, ma la levata di scudi dei politici locali e regionali che ne hanno fatto un problema elettorale ha bloccato tutto.
Adesso si è aggiunta la protesta nazionale dei Ginecologi che minacciano la serrata se questi reparti non vengono messi in sicurezza. Perché il problema sembra proprio questo: se si protesta contro una chiusura che per vari motivi è ritenuta ingiusta, si dovrebbe poi operare anche per attrezzare meglio questi Punti nascita a rischio e razionalizzare la rete di questi reparti sul territorio. Se non si fa questo e se si paralizza ogni decisione del commissario in linea con la sicurezza del parto, la politica abdica al suo ruolo propositivo e diventa solo esercizio elettoralistico. Che non c’entra nulla con la sicurezza del neonato e delle mamme partorienti.

Sebastiano Calella