L'INCHIESTA

Abruzzo. Sequestro bis delle discariche dei veleni. Il gip: «inerzia colpevole della Solvay»

Dalla “scoperta” dei veleni non c’è stata alcuna messa in sicurezza che impedisse la contaminazione continua

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Abruzzo. Sequestro bis delle discariche dei veleni. Il gip: «inerzia colpevole della Solvay»





BUSSI. Era nell’aria l’ennesima bufera che si è abbattuta ieri sull’ex polo industriale della Montedison di Bussi, da dieci anni passato alla Solvay.
Forestale e Finanza hanno sequestrato nuovamente le discariche perché non sarebbero state poste in essere opere idonee ad impedire ai veleni la contaminazione del terreno e delle falde acquifere. In sostanza quei veleni interrati dall’ex Montedison a partire dagli anni 50-60 (forse addirittura dall’inizio dello scorso secolo) hanno inquinato fin da subito terreni e fiumi circostanti scendendo a valle fino alla foce del Pescara.
Non è bastato lo scandalo immenso del 2007 quando, in un colpo solo, l’Abruzzo ha dovuto subire la vergogna di “scoprire” una discarica di veleni che in realtà tutti conoscevano. A testimoniare quest’ultima circostanza ci sono articoli di giornale e documenti ufficiali di enti pubblici.
Anche la contaminazione era cosa nota e da oltre sette anni se ne parlava negli enti locali senza però mai sentire il bisogno di divulgare notizie e informare le quasi 500mila persone che abitano la Val Pescara e bevono l’acqua emunta dai pozzi vicino il polo industriale.

IL SEQUESTRO BIS
Ora mentre la politica cerca di capire come fare a rilanciare quella zona, tra polemiche ed interessi variegati, giunge anche il sequetsro bis che testimonia solo una cosa: pure dopo la “formale” scoperta delle discariche vi è stata una inerzia pericolosa. Insomma nulla è stato fatto.
«Dall'accertamento svolto dal Corpo forestale dunque», si legge nel decreto di sequestro firmato dal gip, Maria Michela di Fine, «è emersa la mancata effettuazione di interventi di messa in sicurezza».
C'è poi un altro aspetto che è rimasto appeso e che riguarda il piano di caratterizzazione dello stabilimento di Bussi sul Tirino, cioè quello studio approfondito dei luoghi e del livello di inquinamento della zona, che nel 2005 il Ministero aveva avviato.
In quel periodo c’erano stati un paio di interventi per la messa in sicurezza della falda superficiale, lavori che tuttavia sarebbero stati giudicati «insufficienti» per impedire il continuo versamento dei veleni nel fiume.
Un importante, e per certi versi incredibile, impulso all'inchiesta è arrivato poi attraverso un servizio del Tg1 nel quale si intervistava Augusto De Santis del Wwf e nel quale si dava conto dei risultati di un suo accesso agli atti circa il livello di inquinamento della zona.
Quei documenti erano in possesso del Ministero ma non furono divulgati fino a quando De Sanctis non lo fece una, volta venuto in possesso di quelle carte.
A quel punto anche i Forestali hanno acquisito quelle carte che documentano come il livello di inquinamento non sia affatto diminuito nel tempo, dunque…
Inoltre è stato un geologo dell'Arta ascoltato dalla finanza a sostenere l'insufficienza del sistema delle barriere idrauliche adottate dalla Solvay per contenere la contaminazione e rivelando i monitoraggi dei veleni con superamenti rispetto ai limiti imposti dalla legge e spiegando che era stata la stessa società nell'aprile 2013 a presentare al Ministero una proposta per l'ottimizzazione del progetto il miglioramento delle barriere.

«GRAVE SITUAZIONE AMBIENTALE»
Dunque secondo il giudice pur a fronte «delle corpose iniziative anche recenti poste in essere dalla Solvay, l'attività investigativa ha evidenziato l'inadeguatezza delle politiche aziendali di messa in sicurezza, soprattutto quelle riguardanti le aree ubicate a nord dello stabilimento ove insistono le discariche di tipo 2A e 2B risultando totalmente omesse iniziative di messa in sicurezza e di bonifica nonostante le reiterate sollecitazioni provenienti dal ministero».
«La grave situazione ambientale da ultimo acclarata», scrive Di Fine, «può dunque essere ricondotta nei termini contestati nei capi d'imputazione anche agli indagati che attraverso le condotte omissive hanno fornito un ulteriore apporto di inquinamento e di contaminazione oltre la soglia di rischio consentito su area già irrimediabilmente compromessa. Tale situazione evidenzia, dunque, la sussistenza del periculum in mora posto che il perdurare dell'inerzia della Solvay evidenzia la concreta possibilità di protrazione delle condotte di reato ed aggravamento delle conseguenze dannose».

GLI INDAGATI
Bruno Aglietti, rappresentante legale e amministratore delegato della Solvay Chimica Bussi spa dal 4 agosto 2009
Stefano Spezzaferro, amministratore delegato di Solvay Chimica Bussi spa fino al 4 agosto 2009
Kristian Thomas Domicic Sanksida, amministratore della Solvay Specialty Polimers Italy spa dal 1 gennaio 2013
Marco Martinelli, già amministratore della Solvay Specialty Polimers Itali per il 2012
Augusto Di Donfrancesco amministratore dal 2011 al 2012
Jacques Francois Joris Pierre amministratore dal 2006 al 2011
Marco Francesco Colatarci presidente del Cda delle società Solvay dal 2005

Alessandro Biancardi