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Abruzzo. Gli incarichi all’Unidav della Marinelli e la guerra degli atenei

La fusione dell’università telematica con l’UdA scatena le ire del rettore di Teramo

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Luciano D'Amico

Luciano D'Amico





ABRUZZO. Le polemiche sull’incarico di insegnamento sulle Pari opportunità assegnato a Letizia Marinelli dall’Unidav, l’università telematica della d’Annunzio, hanno fatto tornare alla ribalta le vicende di questo Ateneo on line che si era inabissato dopo l’annuncio della sua possibile fusione con l’UdA.
La donna che ha avuto una storia con il presidente Gianni Chiodi ha anche gestito 1,5 mln di euro per un centro antiviolenza mai costruito a L’Aquila mentre si è saputo in seguito che anche la sorella ha avuto incarichi fiduciari tra l’altro nella segreteria dell’assessore Carpineta.
E proprio la stessa consigliera delle Pari opportunità ha sostenuto che il suo incarico alla Regione era ampiamente legittimo e meritato perché nessuna delle sue concorrenti  poteva vantare una docenza universitaria (evidentemente non solo alla Lum di Bari, come si legge nel suo curriculum).
In realtà l’Unidav (università Leonardo da Vinci di Torrevecchia Teatina) funziona ancora, forse solo come braccio telematico della d’Annunzio per la formazione a distanza, visto che sul suo sito è in bella mostra la terza edizione del master di 2° livello in Management sanitario diretto dal professor Massimo Sargiacomo, lo stesso nel quale aveva ottenuto l’incarico la consigliera di parità della Regione, Letizia Marinelli, per un corso sulle Pari opportunità (che però in questa edizione non compare).


I CONTRASTI SUL PROGETTO DI FUSIONE UDA-UNIDAV
Che l’Unidav, ancorché quasi sconosciuta, sia importante per il funzionamento del sistema universitario abruzzese lo certifica un verbale (datato 31 maggio 2012) del Ccrua, comitato di coordinamento regionale delle università abruzzesi, formato dai tre rettori di Chieti, L’Aquila e Teramo, da uno studente e dal presidente della Regione, Gianni Chiodi, che stavolta è presente, forse per l’importanza dell’argomento da discutere e cioè la sopravvivenza dell’Unidav attraverso la sua fusione con l’UdA.
Rita Tranquilli Leali, rettore di Teramo ed in quella occasione anche presidente del Ccrua, espone con chiarezza la sua fiera opposizione al progetto di fusione presentato dall’UdA: «con la proposta della d’Annunzio viene di fatto istituito dal 2013-2014 un corso di laurea magistrale in Giurisprudenza in aperta violazione degli accordi e con l’alterazione degli equilibri tra gli atenei della Regione Abruzzo – mette a verbale il rettore di Teramo - si tratta cioè di una duplicazione della già esistente offerta formativa” in quanto consente l’attivazione della facoltà di Giurisprudenza a Chieti, in diretta concorrenza con Teramo. Il che bypassa tutti gli accordi precedenti sulla divisione delle facoltà in Abruzzo. Al momento del voto sul progetto, si registrano due si (Chieti e L’Aquila), due no (Teramo e lo studente), una astensione (il presidente Chiodi) “dal momento che comunque non sussistono le condizioni per il raggiungimento della maggioranza richiesta per l’assunzione della delibera».
Il verbale, che peraltro non presenta traccia di altri interventi, è firmato da Maria Grazia Cifone (Università dell’Aquila), Carmine Di Ilio (UdA), lo stesso Chiodi, Davide D’Innocenzo (rappresentante degli studenti) e da Rita Tranquilli Leali. Nonostante questo parere non favorevole, il progetto di fusione UdA-Unidav sembra essere andato avanti, pur con qualche scontro registrato in cronaca tra la posizione del direttore generale Del Vecchio che annunciava questo ritorno a casa dell’Unidav (che era nata con il finanziamento della Fondazione d’Annunzio) e le critiche del professor Giuseppe Paolone che chiedeva di conoscere bene i bilanci Unidav prima di decidere. Poi però non si è saputo più nulla: né se i bilanci ci sono e sono stati presentati né se la d’Annunzio ha ottenuto tutte le autorizzazioni alla fusione, visto che la legge prevede requisiti molto stringenti.

L’IRA DEL RETTORE DI TERAMO: «MI INCATENO CONTRO QUESTA FUSIONE»
Fatto sta che Luciano D’Amico, attuale rettore di Teramo, a fronte delle notizie sull’Unidav ancora attiva ha dichiarato testualmente che «è disposto ad incatenarsi di fronte alla d’Annunzio pur di contrastare questo progetto: per favorire al massimo cento studenti Unidav si rischia di compromettere  Giurisprudenza di Teramo che ha 3.800 iscritti».
 In realtà il ruolo dell’Unidav, il suo mancato decollo (con un flop del numero degli iscritti che quest’anno sembra inferiore a 100), il suo costo, quasi tutto sopportato dalla d’Annunzio, due anni fa furono argomento di numerosi interventi durante la campagna elettorale per il nuovo rettore e soprattutto il professor Gaetano Bonetta ricordò le criticità già rilevate nel 2008 dal Cnvsu (comitato per la valutazione del sistema universitario). In particolare sottolineò «alcune evidenti anomalie che consigliano il superamento della nostra Telematica» anche perché «non aveva mai acquisito risorse economico-finanziarie dal fondo per le Università non statali». Insomma una specie di extraterritorialità dell’Unidav, che gestiva soldi della d’Annunzio e assegnava incarichi a contratto, come a Letizia Marinelli, che peraltro appare come direttore scientifico del corso sulle Pari opportunità, oltre ad essere supportata dal corrispondente Dipartimento regionale, come dimostra anche questo lancio di “Abruzzo –Europa”


Sebastiano Calella