LE REGOLE

Rimborsopoli Abruzzo, trasferte di lusso: abolito il divieto degli hotel a 5 stelle

Il tetto massimo spendibile? 250 euro a notte

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Rimborsopoli Abruzzo, trasferte di lusso: abolito il divieto degli hotel a 5 stelle




ABRUZZO. Se oggi il presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagano, tornasse in missione istituzionale a Sanremo, come fece nel 2009, non potrebbe più soggiornare all’Hotel Royal dove spese 900 euro per un totale di 3 notti.
Perché? Perché le regole sono cambiate e da sei mesi i consiglieri regionali hanno un tetto massimo di spesa: quando prenotano una camera d’albergo possono spingersi al massimo fino a 250 euro a notte.
In realtà nemmeno nel 2009 Pagano, indagato nell’inchiesta Rimborsopoli insieme ad altri 24 colleghi (per un totale di 12 mila euro contestati), avrebbe potuto soggiornare in quell’hotel a 5 stelle (ma lo fece) perché le stelle massime consentite dalla legge erano 4. Quando la procura glielo ha fatto notare, lui ha spiegato che non aveva trovato nulla di più conveniente e si era dovuto accontentare di quella sistemazione super lusso.
I carabinieri che hanno svolto le indagini, però, lo hanno contraddetto e sostengono che al presidente del Consiglio sarebbe bastato attraversare la strada e avrebbe trovato un hotel più economico e con l’80 per cento delle camere libere. Perché allora non lo fece? Probabilmente lo spiegherà nell’interrogatorio di lunedì prossimo, davanti ai pm Giampiero Di Florio e Giuseppe Bellelli, titolari dell’inchiesta.

IL CAMBIO IN CORSO
A luglio scorso, poi, è arrivata una novità. A quel tempo gli uffici regionali sapevano già che la magistratura stava indagando sui rimborsi e sulle ricevute dei consiglieri e non solo perché i politici di mezza Italia erano già finiti nella bufera per le varie ‘spese pazze’. Sei mesi prima, infatti, i carabinieri, si erano già presentati negli uffici della giunta abruzzese per ritirare tutta la documentazione utile a ricostruire le visite istituzionali, i vari pagamenti e i rimborsi.
In estate, poi, proprio l’ufficio di presidenza del Consiglio regionale (quello di Pagano, per intenderci) ha deciso di rendere legittimi i soggiorni negli hotel a 5 stelle perché «il mercato è cambiato» e perché «a volte un tre stelle costa più di uno che ne ha 5», si legge nel documento.
Perché questa modifica? Assurdo pensare che si volesse corregge qualche errore del passato che in questo modo non si corregge affatto. Forse c’era semplicemente la volontà di fabbricarsi un lasciapassare per non rinunciare al lusso e alla comodità già testata (ma non consentita). Secondo alcuni poi questa delibera dell'ufficio di presidenza modificherebbe una legge, cosa non consentita secondo la gerarchia delle fonti.

LA LEGGE 40 DEL 2010
L’articolo 14 della legge 40 del 2010 è chiara: «il Consigliere che, debitamente autorizzato, si reca in missione per l'espletamento delle proprie funzioni può chiedere, dietro presentazione di regolare fattura o di altro documento fiscalmente equivalente, il rimborso delle spese di trasporto, di vitto e di alloggio in esercizi non di lusso».
Ma cosa si intende per lusso? Secondo una deliberazione dell’ufficio di presidenza siglata nel 1998 la parola ‘lusso’ identificava gli hotel a 5 stelle. Oggi, quasi vent’anni dopo quella non sarebbe più una definizione corretta, sostiene l’Ufficio di Presidenza.
Bisogna considerare, secondo i piani alti della Regione, «le condizioni dell’attuale mercato che con l’avvento delle prenotazioni on line e del fixing praticamente giornaliero del costo è profondamente mutato».
E poi ancora «bisogna tener presente che il costo di una camera d’albergo è giornalmente correlato non tanto alla classificazione in stelle della struttura quanto all’entità della domanda riferita alle notti richieste (fine settimana, giorni feriali), all’ubicazione della struttura, alla stagione, alla presenza di eventi particolari».
«E’ esperienza facilmente verificabile», si legge ancora, «che alberghi 3 stelle in posizione centrale risultano notevolmente più costosi di alberghi a 5 stelle appena più distanti e comunque in zona di altissimo pregio».
Da qui il cambio inserito nella deliberazione di luglio: la definizione ‘di lusso’ deve indicare le camere al di sopra dei 250 euro a notte. Per tutto il resto (anche 5 stelle che costano 249 euro) c’è il via libera.
Superato il tetto imposto il consigliere dovrà integrare personalmente la spesa, dicono le regole.
C’è però una deroga consentita: «nel caso in cui l’organizzazione dell’evento concentra tutti gli invitati/delegazioni nella stessa struttura alberghiera e in tal caso il consigliere è tenuto, ai fini del rimborso delle spese di alloggio, ad allegare la richiesta di rimborso copia della lettera d’invito dalla quale emerga la circostanza».
L’articolo 16 stabilisce inoltre Il Consigliere e i componenti della Giunta possono chiedere rispettivamente agli uffici del Consiglio e della Giunta l'anticipazione delle somme occorrenti per le spese di viaggio, vitto e alloggio connesse alla missione.

NESSUN TETTO PER IL VITTO
Ma se la legge impone un tetto sulle spese dell’albergo, nessun limite c’è invece per pranzi e cene.
Questa ‘falla’ (si può chiamare così?) è tornata utile anche agli indagati nel corso degli interrogatori dei giorni scorsi: alcuni consiglieri hanno infatti spiegato che non si viola alcuna norma se il conto è salato.
Spetta dunque ai singoli regolarsi: c’è chi, come emerso nell’inchiesta Rimborsopoli tiene l’asticella parecchio in alto (aragoste e barolo a spese degli abruzzesi) e chi magari saprà darsi una regolata.
Il consigliere Carlo Costantini, anche lui indagato per qualche centinaio di euro, nei giorni scorsi ha raccontato

che durante una missione a Verona per il Vinitaly gli venne presentato un conto di 360euro (per tre persone). «Rimasi sbalordito, dissi al collega D’Alessandro (anche lui indagato) che sarebbe stato, per quanto legittimo, immorale presentare una rendicontazione così elevata. Per questo decidemmo di far separare i conti e di farci rilasciare, ai fini della rendicontazione, due ricevute da 80 euro e di pagare la restante somma di tasca nostra).
C’è anche chi, come il presidente Chiodi, ha spiegato che la pratica è ben più difficile della teoria: «se sono a pranzo con un ministro che cosa faccio? Gli dico: facciamo due fatture, io pago il mio e tu il tuo? Insomma è un tantino imbarazzante…»
Meno imbarazzo, evidentemente, addebitare tutto sul groppone dei cittadini.

I CONTI CONSUNTIVI
Intanto il Consiglio regionale, da anni in ritardo con l’approvazione dei rendiconti consuntivi, nell’ultima seduta avrebbe dovuto approvare quello del 2011, cosa che non è avvenuta perché la maggioranza ha fatto venire meno il numero legale. Una azione che a qualcuno ha fatto pensare che, forse, in questo delicato momento di inchieste penali in corso proprio su una parte dei conti, sarebbe stato inopportuno o peggio pericoloso approvare bilanci che contengono al loro interno gli ‘errori’ contestati dalla procura. Meglio forse temporeggiare. 

Alessandra Lotti

RIMBORSOPOLI ABRUZZO. CAMBIANO LE REGOLE PER I PERNOTTAMENTI