IL CASO

Regione Abruzzo, nessuna risposta sulla campagna istituzionale -elettorale

La protesta PrimaDaNoi.it: niente banner

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Regione Abruzzo, nessuna risposta sulla campagna istituzionale -elettorale



ABRUZZO. Una settimana non è bastata per avere risposte che nessuno ha sentito l’obbligo di fornire a noi e a i cittadini.
Sta di fatto che la campagna istituzionale dal sapore elettorale è partita normalmente ed è comparsa sui muri e sui siti internet. Non quello di PrimaDaNoi.it per una scelta (nostra) difficile ma coerente.
E’ successo un putiferio dopo gli interrogativi di PrimaDaNoi.it pubblicati in questo articolo dove ci si domandava se quei banner pubblicati da Chiodi stesso ed i suoi fedelissimi per spingere la sua candidatura sui social network era pagata o meno dalla Regione. Banner destinati alla pubblicazione poi ritardata per disposizione della stessa Regione ma utilizzati “privatamente” dai Chiodi boys.
Dopo l’articolo si sono irritati in molti: riunioni, telefonate di fuoco qualcuno ha proposto anche “le scuse pubbliche di PrimaDaNoi.it” (scuse per aver scritto il vero ndc) ma nessuna spiegazione chiara su quei manifesti “istituzionali” che vengono utilizzati con l’hashtag politico inventato da chi si occupa della campagna elettorale di Chiodi #iostocongiannichiodi.
La legge in materia è blanda e la comunicazione istituzionale anche a ridosso della campagna elettorale è lecita: la Regione, se vuole, può spendere quello che gli pare per martellare il concetto del ‘quanto siamo stati bravi a tagliare questo e quell’altro’.
Nessun senso di imbarazzo per l’inopportunità non tanto per il contenuto della campagna (che per caso coincide con i contenuti prossimi del candidato Chiodi) ma non c’è stata alcuna risposta nemmeno sul fatto che i banner istituzionali erano a disposizione prima dei fedelissimi di Chiodi: per quali vie hanno ottenuto quei banner? Vie istituzionali e autostrade preferenziali ?

Molto strano perchè invece dopo essere stata procrastinata di alcune settimane la campagna pubblicitaria è cominciata sul web, un paio di giorni dopo il nostro articolo.
Come mai allora quei manifesti digitali erano liberamene disponibili per esempio da parte dell’ex segretario della presidenza e prossimo candidato nelle liste di Gianni Chiodi, Antonio Morgante?
I dubbi di questo quotidiano erano semplici e oggi restano tali: perché la Regione, in un periodo come questo in cui gli abruzzesi stanno già subendo il contraccolpo dell’inchiesta Rimborsopoli (80 mila euro di soldi pubblici per hotel di lusso, aragoste, massaggi, notti con amanti…) sente la necessità si sborsare migliaia di euro per ricordarci quanto è stato bravo Chiodi?

La campagna istituzionale può essere giudicata come la si vuole ma se quei manifesti pagati con i soldi pubblici vengono utilizzati per fini politici allora non abbiamo poi così tanto torto.
Ecco perché questo quotidiano non accetterà questa campagna “istituzionale” per non contribuire a questo modo di fare politica di chi si vanta di aver tagliato i costi ma poi spende per manifesti pubblicitari proprio a ridosso delle elezioni.
I banner in questione, abbiamo scoperto solo dopo la pubblicazione dell’articolo, erano destinati anche alla pubblicazione su PrimaDaNoi.it. La società pubblicitaria incaricata (dopo un bando) ci aveva fatto firmare un contratto diversi mesi fa, non illustrandoci l’oggetto, con la dicitura generica “campagna istituzionale”.
Dopo l’articolo si sono mossi i piani alti della Regione che in prima battuta volevano ritirare la sponsorizzazione già accordata. Poi invece il via libera.
Allora perché non vedrete quei banner pagati con i soldi pubblici (che vedrete persino su media che non sono testate giornalistiche)?
Nei mesi scorsi avevamo scritto e criticato l’iniziativa di un giornalino della Regione che avrebbe dovuto comunicare tutte le cose belle fatte da Chiodi (alla cifra di 120 mila euro)
il tentativo non è andato a buon fine ma solo dopo che il caso è stato sollevato. La situazione pare riproporsi sotto altra veste ma stavolta nessuno pare si sia indignato.
PrimaDaNoi.it non si presta e rinuncia ad un incasso prezioso per contestare questo sistema opaco e feudale di gestione delle finanze pubbliche.

a.b.