LA PROTESTA

Carcere Sulmona, agenti penitenziari stremati: «qui è l’inferno»

Avanzate richieste: «pronti alla mobilitazione»

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Carcere Sulmona, agenti penitenziari stremati: «qui è l’inferno»




SULMONA. Il carcere di Sulmona scoppia. Per quanto riguarda il sovraffollamento e' il peggiore in termini assoluti tra gli otto istituti penitenziari dell'Abruzzo: ha una capienza massima di 306 detenuti ma ne ospita 473 con una eccedenza di 167 detenuti; 240 sono le guardie penitenziarie che si alternano.
L'indice di sovraffollamento è pari al 54,6% in un carcere dove negli ultimi 10 anni si sono tolte la vita 13 persone. Nel 2013 ci sono stati 4 tentati suicidi e 12 atti di autolesionismo gravi.
Nei giorni scorsi si è svolta l’assemblea dei poliziotti penitenziari di stanza presso il carcere peligno, indetta da tutte le organizzazioni sindacali di categoria (Uil penitenziari, Cgil, Cisl, Sappe, Osapp, Sinappe, Cnpp, UGL) L’incontro, al quale hanno partecipato un centinaio di persone esauste ed inferocite, ha raccolto il grido di allarme di tutti gli operatori penitenziari, nessuno escluso, riguardante le condizioni definite da tutti «insostenibili» nelle quali si ritrovano ad operare. A rischio non c’è solo la qualità del lavoro, ormai compromessa, ma «la sicurezza interna ed esterna del carcere».
A causa della gravissima carenza di personale i turni svolti dai poliziotti penitenziari che fino a non poco tempo fa erano inquadrati su 6 ore non scendono mai sotto le 8 ore.
«Il sovraffollamento carcerario», denunciano gli agenti, «unito ad un numero di agenti sempre minore (240 realmente utilizzabili in luogo delle 310 in servizio nel 2010) hanno raggiunto valori pazzeschi. Se si pensa al fatto che sono circa un centinaio gli ergastolani o pluriergastolani presenti nel plesso ben si può capire la conseguente compressione psicologica che ne deriva nel gestirli a volte con una unità per 100 di essi».
Proteste anche per le condizioni igieniche «ridotte al lumicino» e «rifiuti non conferiti in discarica». Oppure ancora l’aumento esponenziale del numero di traduzioni e di piantonamenti dei detenuti», il sovraccarico di lavoro per tutti gli uffici che «stanno rendendo il lavoro un inferno». E poi «totale assenza di impianti di allarme compresi quelli antincendio funzionanti», sala regia «con monitor dei quali nessuno funzionante».
«Le urla e le proteste venute fuori durante l’assemblea e le lacrime versate durante turni di servizio massacranti, vogliono significare soltanto una cosa», denunciano gli agenti: «la Polizia Penitenziaria di Sulmona vuole lavorare per vivere ma non morire per lavorare».
Gli stessi si son detti pronti a sostenere con forza tutte le manifestazioni di protesta utili per il raggiungimento degli obiettivi.
I lavoratori hanno richiesto (come da contratto) di non effettuare lo straordinario o, in subordine, il recupero delle ore effettuate attraverso riposi compensativi. E poi ancora l’invio immediato di agenti ed assistenti, un impegno di spesa per l’ammodernamento e messa in sicurezza della struttura (impianto antiscavalcamento, automazione cancelli, ripristino operatività della sala regia... docce in cella), la chiusura del reparto Collaboratori la cui presenza, in un Istituto quasi del tutto riempito da appartenenti ad associazioni mafiose, rende ancor più difficile ed ingestibile la struttura.