DISMISSIONI

Comunità Montana Laga, operatori sociali a casa: «ingerenza della politica»

«Chiesto chiarimenti a Chiodi, Gatti e Masci ma nessuno ha risposto»

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Comunità Montana Laga, operatori sociali a casa: «ingerenza della politica»




TERAMO. Le Comunità montane chiudono, si apre l’era dell’Unione dei Comuni e alcuni lavoratori restano a piedi.
 L’idea nasce dall’ipotesi di sopprimere enti inutili e magari costosi dunque nel nome della ormai consunta spending review. Via le Comunità montane che costerebbero milioni di uro alla Regione e dentro le Unioni dei comuni che dovrebbero sviluppare economia con la “comunione” di alcuni servizi come quelli sociali e quelli di vigilanza.
Nel trapasso però c’è chi protesta come ad esempio le psicologhe del Servizio sociale della Comunità montana Laga, zona M, (comuni di Cortino, Torricella Sicura, Civitella del Tronto, Campli, Valle Castellana e Rocca Santa Maria).
Il 31 gennaio prossimo sarà il loro ultimo giorno di lavoro poi non potranno più occuparsi di persone indigenti, minori, anziani, disabili. Un centinaio di pazienti quindi non saranno più seguiti da loro.
L’equipe è composta da  1 coordinatore, 3 assistenti sociali, 1 sociologo e 1 consulente psicosociale che oggi si chiedono: «che fine faremo?» La Comunità montana (commissariata) all’inizio dell’anno ha emesso un bando per cercare nuovi professionisti (con partita iva) per occuparsi del servizio operativo da oltre 15 anni: sociologo coordinatore (2.990 euro al mese), sociologo (1.560 euro) e operatore sociale (1.650). Si creerà dunque un elenco dal quale attingere volta per volta e l’incarico avrà la durata di 11 mesi e sarà svolto negli uffici della Comunità Montana a Torricella Sicura, negli uffici dei comuni di ambito e presso la Asl di Teramo.
«Ci siamo attivati, abbiamo chiesto un incontro con il presidente Chiodi, ma ora capiamo che probabilmente era preso da pensieri ben più importanti per lui», raccontano Simona Di Vitantonio,  Sabrina Melozzi, Paola Nunziata Fedele e Maddalena Malizia. «Abbiamo inviato mail agli assessori Gatti e Masci ma non abbiamo avuto risposta. Nessuno ci ha comunicato quale sarà il nostro futuro e quello di centinaia di persone che ad oggi sono seguite da noi».

 I territori sui quali si svolge il lavoro «sono fortemente svantaggiati», spiegano ancora le operatrici sociali, con una popolazione variegata e di difficile gestione per ovvi motivi, anche logistici. «Siamo sempre stati sotto remunerati, con nessuna garanzia lavorativa – contratti atipici – oltre che nessun rispetto per le loro professionalità e per la loro persona».
Il dubbio delle lavoratrici è che questo nuovo bando sia una «ennesima ingerenza della politica», come quelle che sarebbero state registrate negli ultimi anni (peraltro mai denunciate da nessuno ndr) «da parte dei vari assessorati»: «borse lavoro elargite ad personam e non per i reali requisiti, intromissioni in procedure di tutela minorile, richiami scritti se non si ottemperava secondo le loro modalità e tempistiche, al fine di non disturbare i potenziali elettori. Il maggior movimento si è sempre ravvisato a ridosso delle elezioni, per finire poi con la sparizione di fondi destinati al servizio sociale, finiti o nel servizio smaltimento rifiuti o per gestire altre situazioni, che non hanno mai avuto nulla a che vedere con la tutela e la salvaguardia degli indigenti o dei minori o di chi di quel servizio si fidava».
Parole pesanti che raccontano uno scenario tutto da dimostrare, forse dettato dal momento amaro dovuto alla porta sbattuta in faccia:  «ci hanno detto ‘tutti a casa’», lamentano le operatrici, «che cercano altro, che la figura dello psicologo non serve più in fondo non avevano mai capito a cosa servisse realmente lo psicologo…»