L'INCHIESTA

Abruzzo. Rimborsopoli, «80 mila euro di rimborsi fasulli»

Cene, alberghi e viaggi, ma tutti gli indagati respingono le accuse

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Abruzzo. Rimborsopoli, «80 mila euro di rimborsi fasulli»

I pm Di Florio e Bellelli

ABRUZZO. «Il quadro emerso è un campionario di omissioni e raggiri tendente a lucrare ad ogni favorevole occasione in ogni ambito e per qualsiasi cifra. Questo malcostume è ormai assurto a normalità avendo interessato quasi interamente i componenti dell'intero arco politico rappresentato in Consiglio regionale».

 Così i pm Giampiero Di Florio e Giuseppe Bellelli ricostruiscono l’inchiesta già ribattezzata Rimborsopoli che conta 25 indagati: il presidente della Regione Gianni Chiodi, il presidente del Consiglio Nazario Pagano e altri 23 politici tra assessori e consiglieri di maggioranza e opposizione.

 Si tratta solo di una prima costola dell’indagine che analizza i rimborsi chiesti dai singoli esponenti del Consiglio mentre si starebbe scavando ancora sul fiume di soldi che ogni anno la Regione gira ai vari gruppi consiliari: 3 milioni sono stati spesi solo nel triennio 2010-2012.

E’ quella, pare di capire da fonti interne, la vera inchiesta madre che promette sorprese.  I reati contestati nell’ambito di questo primo filone sono invece, a vario titolo, truffa, peculato e falso ideologico. Le indagini, condotte dai carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Pescara, sono iniziate un anno e mezzo fa e riguardano il periodo compreso tra il gennaio 2009 e dicembre 2012.  I magistrati hanno posto l’accento sulla «insindacabile autonomia» dei politici  e gli «amplissimi margini interpretativi» per ottenere i rimborsi grazie anche, probabilmente, a qualche falla nel sistema fatto di «nessun controllo in anticipo e soltanto un mero controllo formale dopo».

Questo avrebbe consentito, nel corso degli anni di presentare «documentazione lacunosa» con «gravi amnesie».

VENTICINQUE GLI INDAGATI. ECCO TUTTE LE CONTESTAZIONI

 Gianni Chiodi: al presidente della Regione vengono contestate fatture per 24 mila euro.

Nel mirino, ad esempio, un pasto al ristorante "Il vecchio porco" di Milano per un totale di 227 euro. Il conto riguarderebbe una sola persona, in realtà i coperti risulterebbero cinque secondo quanto scoperto in sede di indagine dai carabinieri che hanno parlato con i ristoratori. Negli episodi figura anche un soggiorno presso l'albergo a 5 stelle "Il Principe di Piemonte" di Torino. Quello che ha fatto più scalpore nei giorni scorsi è stato il caso del viaggio a Washington. In quell'occasione, dice la Procura, Chiodi avrebbe pagato con la carta di credito istituzionale la somma di 2.800 euro per il biglietto aereo in classe business per la moglie. Lui ha respinto gli addebiti davanti ai giornalisti  (il 4 febbraio lo ripeterà ai due pm in sede di interrogatorio)   sostenendo di aver pagato il biglietto della moglie con un bonifico personale. I soldi, però, rivelano gli inquirenti, sarebbero arrivati solo 7 mesi dopo e su insistenza dell’agenzia di viaggio. Poi ci sono ancora contestazioni per viaggi a Roma, Taormina, Nizza e Arezzo.

 Nazario Pagano: il presidente del Consiglio nei giorni scorsi ha detto con forza che «non esiste nessuna rimborsopoli».

A lui la magistratura inquirente contesta 15 mila euro di spese per alberghi di lusso e cene luculliane in Venezuela, Florida, Canada, Baleari, Austria, Russia. A Mosca Pagano avrebbe speso più di 700 euro per dormire in un albergo cinque stelle. Nella maggior parte dei casi sarebbe stato sempre in coppia facendo però figurare che era da solo.

 Per quanto riguarda l'assessore regionale Angelo Di Paolo non avrebbe mai rendicontato le spese delle carta di credito che ammontano a 3 mila euro.

 Relativamente al vice presidente della Regione Alfredo Castiglione, l'attenzione della procura pescarese e' rivolta su una missione a Mirabello (Ferrara) nel mese di settembre 2010 . In quell'occasione Castiglione avrebbe partecipato alla festa di An e avrebbe speso per un pranzo 142 euro e, sempre secondo l'accusa, avrebbe corretto a penna la ricevuta scrivendo il numero 1, relativo al numero dei coperti, al posto del numero 2. Sempre a Mirabello il vice presidente della Regione avrebbe consumato altri pasti con piu' persone per un totale di 200 euro.

Ma la lista delle contestazioni riguarda anche pranzi a base di aragoste da 200 euro in Puglia (presso i Due ghiottoni di Bari) o il pernottamento in hotel di lusso (Piazza di Spagna a Roma) da 411 euro a notte. E poi anche soggiorni al Santa Cesarea Terme nel Salento.

 L'attenzione degli investigatori e' rivolta anche su una consumazione, per la somma di 100 euro, a Cernobbio (Como), dell'assessore Mauro Di Dalmazio. Per questo episodio non sarebbe stata esibita la ricevuta fiscale. Dalle indagini risulterebbe che la somma pagata sarebbe relativo alla consumazione di quattro Campari Orange e due bottiglie di vino.

Al vaglio della procura anche le missioni dell'assessore regionale Mauro Febbo. Le richieste di rimborso risulterebbero quasi tutte prive di motivazioni. Tra gli episodi contestati figurano quattro notti al Maxim di Verona, in compagnia della moglie, nel mese di aprile 2009, per un totale di 782 euro. Contestate anche cene alla trattoria I Leoni d’Abruzzo a Roma (circa 300 euro): l’assessore avrebbe dichiarato di aver mangiato da solo, invece era con un’altra persona. Stessa accusa per un pranzo a New York.

Nella stessa inchiesta e' coinvolto anche l'ex assessore alla cultura Luigi De Fanis accusato, nell'ambito di un altro procedimento portato avanti sempre dalla Procura di Pescara per una presunta concussione nell'elargizione dei fondi per la partecipazione a convegni ed altre manifestazioni culturali. Nell’inchiesta Vate gli inquirenti hanno puntato il dito contro una bottiglia di champagne, qui si parla di un Barolo da 95 euro.

All’assessore Carlo Masci vengono contestate, invece,  9 ricevute di ristoranti di Roma per importi che variano da 49 a 73 euro dal gennaio 2009 al dicembre 2011, per un totale di circa 500 euro. Sostengono i pm che le 9 ricevute non sarebbero per un pasto cadauna, così come in esse indicato, bensì per due. L'altra contestazione riguarda il fatto che nei moduli delle missioni (quasi tutte a Roma alla Conferenza delle Regioni, su delega del presidente), predisposti come da prassi dagli uffici regionali, vi e' soltanto la frase generica "missione istituzionale" e non la motivazione della stessa.

All’assessore Paolo Gatti la Procura contesta spese per un totale di 636,88 euro per missioni a Roma mentre a Lanfranco Venturoni vengono contestate 10 missioni nella capitale nell’epoca in cui era assessore alla Sanità per un importo di 305 euro.

A Franco Caramanico vengono contestate spese effettuate nel 2010 in Canada nel corso di un viaggio per la raccolta fondi nel post sisma aquilano. La Procura dice che il consigliere ha omesso di aver alloggiato in un hotel di lusso, cinque stelle, e che due pasti per 11,77 e 68,18 euro erano stati rispettivamente consumati da 4 e 3 persone.

A Carlo Costantini e Cesare D’Alessandro viene contestato il rimborso di una cena che i due, insieme alla moglie di D’Alessandro, hanno effettuato insieme a Verona in occasione del Vinitaly.Per i magistrati avrebbero «omesso scientemente di indicare l’utilizzo della camera d’albergo unitamente ad altra persona e che i pasti erano stati consumati da 2 persone».

A Luciano Terra, consigliere regionale dell’Udc, viene contestata la scelta di un albergo a cinque stelle, alla consigliera Alessandra Petri di aver incassato 19 euro in più di rimborso, al consigliere Lorenzo Sospiri si contesta la somma di 82 euro e all’assessore Federica Carpineta un rimborso di un pranzo da 78 euro consumato nel 2009.