LA DIFESA

Rimborsopoli, Costantini, «non sono un truffatore ma vittima dei veri ladri»

L’inchiesta non scalfisce Chiodi che riceve la ‘benedizione’ di Alfano

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Carlo Costantini

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ABRUZZO. Dovrebbe arrivare entro un mese la chiusura dell’inchiesta Rimborsopoli che conta 25 indagati tra i quali il presidente della Regione Gianni Chiodi e il presidente del Consiglio regionale Nazario Pagano.
A partire dalla prossima settimana gli indagati sfileranno in Procura, davanti ai pm Giampiero Di Florio e Giuseppe Belleli, che li hanno convocati per chiarire le loro posizioni.
Per la Procura «il quadro emerso e' un campionario di omissioni e raggiri tendente a lucrare ad ogni favorevole occasione in ogni ambito e per qualsiasi cifra. Questo malcostume è ormai assurto a normalità avendo interessato quasi interamente i componenti dell'intero arco politico rappresentato in consiglio regionale». . I reati contestati, a vario titolo, sono truffa, peculato e falso ideologico. I titolari dell'inchiesta sono i sostituti procuratori Giampiero Di Florio e Giuseppe Bellelli.
C’è chi dovrà dare spiegazioni su fatture da 80-100 euro e chi, come i due vertici della Regione, dovranno giustificare la spesa di 24 mila euro (Chiodi) e 15 mila (Pagano).
Ma molti degli indagati hanno scelto la via pubblica per la difesa. L’ultimo in ordine di tempo è il consigliere Carlo Costantini (ex Idv oggi Movimento 139).
La sua, racconta, è una vicenda «molto semplice e del tutto speculare» a quella resa nota già dal collega, Cesare D’Alessandro.

In occasione della partecipazione ad un convegno nel settembre 2009, i due, insieme alla moglie di D’Alessandro andarono a cena in un ristorante nelle vicinanze dell’albergo.
«Quando ci presentarono il conto, quasi 360euro, rimasi sbalordito», racconta Costantini, «e dissi al collega D’Alessandro che sarebbe stato, per quanto legittimo, immorale presentare una rendicontazione così elevata. Per questo decidemmo di far separare i conti e di farci rilasciare, ai fini della rendicontazione, due ricevute da 80 euro e di pagare la restante somma di tasca nostra; sia i 120 euro riconducibili alla moglie del collega D’Alessandro, che altri 80 euro riconducibili al nostro pasto. In concreto, pur avendone il diritto e la possibilità, ho rinunciato a farmi restituire dalla Regione 40 euro, oltre ad altri 10 euro per la sosta dell’auto in occasione del convegno, pure documentata. Per quanto riguarda la camera dell’hotel, la spesa dell’uso singolo e doppio risultava sostanzialmente identica, come ha ricordato il mio collega D’Alessandro. Questi i fatti che, consentendomi di documentare di aver beneficiato di rimborsi inferiori a quelli che mi competevano per legge, mi consentiranno anche di spiegare ai Magistrati che non sono un truffatore».

Costantini denuncia però «il danno incommensurabile che ho subito» ma non ritiene colpevoli né i magistrati che lo hanno iscritto nel registro degli indagati nella imminenza della campagna elettorale né i giornalisti.
Ma allora chi sono i ‘colpevoli’? «I ladri, quelli che hanno rubato a più non posso, ponendo i magistrati, come anche i giornalisti e l’opinione pubblica in generale nella condizione di supporre che in fondo siamo tutti uguali; tutti ladri e disonesti. Se avessi gli strumenti giuridici farei causa a loro ed a loro chiederei di essere risarcito. Ma non li ho e l’unico rimedio che ho a disposizione è quello di raggiungere il maggior numero di persone possibile, per fargli sapere che sono una persona onesta».
Costantini ricorda inoltre che negli ultimi anni ha rinunciato «ad oltre 1.100.000 euro di “prebende” lasciate nelle casse dello Stato e della Regione» ovvero i 200 mila euro stimati della perdita dell’ indennità a seguito delle dimissioni da deputato, 600 mila euro come valore economico stimato della perdita del diritto di maturare la pensione da deputato, 300 mila euro del diritto all’ assistenza sanitaria privata a vita per tutti i componenti della sua famiglia, e 50 mila euro per la rinuncia dell’indennità da presidente Aptr.

ALFANO: «CHIODI PERSONA PERBENE, AVANTI CON LUI»
Intanto Angelino Alfano conferma l'appoggio del Nuovo Centrodestra al presidente uscente della giunta abruzzese Gianni Chiodi e sulla bufera giudiziaria relativa alla rimborsopoli scoppiata in settimana chiarisce che «la magistratura deve fare il suo lavoro, ma Chiodi è una persona perbene e non cambio il giudizio su di lui - ha confermato il ministro degli Interni - ha governato bene e potrà fare ancora meglio. Per me merita la riconferma».

RAZZI, BOLLA SAPONE LEGATA ELEZIONI
«Questa e' una bolla di sapone legata alla campagna elettorale visto che nell'inchiesta sul Comune dell'Aquila il Pd ha subito, magari anche in maniera non veritiera. Allora per riequilibrare il fango - ha aggiunto - e' uscita l'inchiesta sulla Regione. Mi chiedo il perche' non sia stato fatto prima. Invece il vero obiettivo e' riequilibrare l'immagine cosi' in campagna elettorale si e' pari».