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Abruzzo Regione Verde? «I 21 colpi mortali di Chiodi all’Ambiente»

L’analisi di Giulio Marsili di Task Force Ambiente

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ombrina manifestazione no petrolio

Il corteo ambientalista no-petrolio




ABRUZZO. L’Abruzzo è ancora la Regione Verde d’Europa e quella dei Parchi?
A insinuare il dubbio il presidente della Task Force Ambientale, associazione ecologista fondata e partecipata da 21 comitati di ambientalisti, Giuliano Marsili.
La lista dei problemi (vecchi o creati ex novo) è lunghissima e dentro c’è di tutto: dall’aria all’acqua, dal suolo al sottosuolo. Cosa ha fatto la Regione in questi anni e cosa avrebbe dovuto fare? Secondo Marsili le lacune sono tante, così come gli errori e le cose non fatte, talvolta pure promesse.
Ne esce fuori una regione che rischia irreversibilmente di perdere il titolo di Regione Verde. Ma anche una regione che negli ultimi anni ha visto spuntare comitati ‘anti-questo’ e ‘anti-quello’ ad una velocità incredibile, forse perché i cittadini non si sentono rappresentanti o forse perché vogliono solo dire la loro, spesso tacciati di essere meri contestatori e promotori della logica del Nimby (‘not in my back yard’, ‘non nel mio cortile’)

I 21 COLPI MORTALI
«L’attuale governo Regionale di Gianni Chiodi e dei suoi assessori», insiste Marsili, «ha lavorato contro l’ambiente e le prove sono sotto gli occhi di tutti: posizione ambigua sulle concessioni petrolifere alle multinazionali, nessun intervento per combattere l’erosione marina delle spiagge, gli 11 parchi abbandonati a se stessi, apertura della caccia anche alle specie protette, progetti sul turismo rimasti nel limbo delle promesse politiche e mai realizzati, le aste fluviali resosi pericolose in occasione delle piene, gli unici interventi del Genio Civile hanno prodotto più danni che soluzioni, proliferazione delle inquinanti centrali a biomasse, nessun controllo su quelle esistenti per l’approvvigionamento del combustibile nell’arco dei 70 km dall’impianto, enormi parchi fotovoltaici impattanti e utili solo ad arricchire i soliti speculatori, nessuna protezione contro l’abbattimento di alberi, gli Uffici regionali continuano, senza sopralluoghi, a concedere autorizzazioni, apertura di nuove cave e nessuna bonifica di quelle chiuse, nessun ostacolo alla privatizzazione dei servizi idrici, in barba al referendum vinto dai cittadini, tagli indiscriminati alla sanità vantando un pareggio di bilancio, raccolta rifiuti ai minimi storici, la media, secondo i calcoli degli ecologisti, si aggira intorno al 20%, nessun provvedimento a salvaguardia del territorio per il dissesto idrogeologico, continue deroghe al P.A.I. per favorire i costruttori, blocco scellerato del minieolico e mini idroelettrico, progetto per l’attivazione di un super inceneritore, progetti subdoli per la riapertura di vecchie discariche, peraltro mai messe in sicurezza».

L’AREA DEL BORSACCHIO
Questo il quadro tragico che gli ambientalisti tracciano e che apre scenari ancor più inquietanti su possibili discariche nascoste che ogni tanto i fiumi e i torrenti riscoprono. «Questa maggioranza al potere – continua Marsili – la prima nella classifica per assessori arrestati e indagati e l’ultima come gradimento del suo Governatore,ha finito l’opera iniziata dai predecessori di Chiodi, senza escludere i danni fatti da una certa Sinistra,o dichiarata tale, che ha votato a favore della destra per distruggere l’area protetta del Borsacchio e altri parchi della regione, non parliamo poi di piste ciclabili, sempre promesse e mai realizzate». La pagella degli ecologisti è piena di brutti voti, al massimo si và sull’unico sei dato per il bando del verde che ha permesso a numerosi comuni di piantare nuovi alberi, «ma per il resto è da bocciatura totale».