L'INCHIESTA

Abruzzo. Rimborsopoli, l'inchiesta che parte da lontano: si attendevano sviluppi

Cialente: «ora potrei ridere ma non sono uno sciacallo». Vacca (M5S): «dimissioni immediate per tutti»

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Abruzzo. Rimborsopoli, l'inchiesta che parte da lontano: si attendevano sviluppi

Chiodi, Gatti, Pagano



ABRUZZO. Una nuova inchiesta della magistratura si abbatte sulla Regione Abruzzo, dopo le recenti vicende giudiziarie che hanno convolto l’ex assessore Luigi De Fanis.
L’ indagine era nell’aria: i carabinieri a gennaio dell’anno scorso si erano presentati nelle stanze della Presidenza del Consiglio regionale acquisendo le copie di tutte le spese sostenute non solo in questa legislatura, iniziata nel 2009. Dalla Regione si parlò di «controllo di routine» ma 12 mesi dopo le prime risultanze (25 avvisi di garanzia) creano più di qualche imbarazzo.
Nelle ultime settimane giravano, come nel caso dell'arresto di De Fanis, voci di imminenti sviluppi molto più eclatnti di quelli poi emersi ieri. Dopo le perquisizioni ci si attendevano i risultati che stanno arrivando ora però bisognerà capire  cosa diranno gli indagati e quali documenti porteranno per tirarsi fuori da una fastidiosa inchiesta che rimarrà appiccicata per molto tempo a chi vi è finito dentro.
Alcuni degli indagati hanno già commentato la vicenda, altri lo faranno sicuramente nelle prossime ore. A guardare dalla finestra c’è anche il sindaco de L’Aquila Massimo Cialente.
Gli ultimi dieci giorni per lui sono stati un inferno. Oggi dalla sua ritrovata poltrona da primo cittadino commenta sì, ma senza infierire troppo. Due giorni fa è tornato al suo posto in Comune con l’ex procuratore di Pescara, Nicola Trifuoggi  (neo vice sindaco) che fino ad un anno fa guidava il pool dell’inchiesta Sanitopoli.
Al suo fianco in quella indagine c’erano i magistrati Giampiero Di Florio e Giuseppe Bellelli che oggi indagano sulla Rimborsopoli abruzzese.
«Perché un galantuono come Massimo deve lasciare la poltrona quando Gianni Chiodi non si è mai dimesso, neppure dopo l’arresto dei suoi tre assessori?», chiedeva Stefania Pezzopane una settimana fa. 

PRIMO AVVISO DI GARANZIA PER CHIODI
Ora un avviso di garanzia colpisce proprio il governatore e, insieme a lui, altri 24 politici tra assessori e consiglieri regionali (tre anche dell'opposizione).
Per Gianni Chiodi il primo avviso di garanzia  arriva proprio sul filo di lana, in zona Cesarini, anche se il quinquennio di governo "assoluto" non è andato liscio. Come commissario della sanità e come commissario straordinario per il terremoto è riuscito comunque a non essere coinvolto direttamente nelle moltissime inchieste che invece hanno lambito moltissimi degli uomini che gli stavano attorno, come assessori ma anche come uomini di fiducia e dirigenti (tra gli altri Antonio Sorgi, superdirigente e componente della segreteria del presidente). Eclatanti gli arresti di Venturoni per le vicende legate ai rifiuti o l'inchiesta sul gruppo Stati che al di là delle contestazioni penali sembrò svelare uno scenario di potentati parzialmente occulti.
L'ultimo arresto dell'assessore De Fanis, poi, ha svelato nuovamente scenari occulti, specie nella vicenda ancora da chiarire sulla fuga di notizie e sulla decisione d'imperio di spostare le elezioni di sei mesi oltre la naturale scadenza del mandato.
Chiodi è però stato ascoltato in procura più di una volta per le vicende della ricostruzione del terremoto de L'Aquila quando disse di sentirsi come un «cinghiale braccato». Vi furono invece  timori palpabili -con uscite pubbliche dirompenti- anche quando emersero i particolari che coinvolsero il suo socio di studio, Tancredi, inchiesta relativa ad un fallimento dell'imprenditore Di Pietro e la scoperta di fondi neri in paesi della lista grigia (semi-off shore) come Cipro.
Molti degli uomini scelti da Chiodi sono stati indagati per diverse vicende in questi anni  e tra gli altri si ricorda anche l'ex capo della Struttura tecnica di Missione Gaetano Fontana.

Destinatario degli ultimi avvisi di garanzia per rimborsopoli anche Giorgio De Matteis, consigliere che non ha risparmiato accuse al duo Cialente-Pezzopane.

Il sindaco de L'Aquila però, come detto, non infierisce: «Potrei fare della facile ironia. Rispetto al veleno vomitato su di me, sulla Giunta e sul Comune dell'Aquila. Ma non sono uno sciacallo», dice. «Sono profondamente addolorato, proprio nel momento in cui, con fatica interiore ed esponendomi alle peggiori ironie e prese in giro, d'accordo con la maggioranza di centrosinistra e spinto da tutti i cittadini, sono tornato sui miei passi per difendere l'onore degli aquilani e delle aquilane e ristabilire la verità e l'onestà sulla ricostruzione di fronte all'Italia e all'Europa. Per noi aquilani, la strada è ancora più in salita».

VACCA (M5S): «DIMISSIONI PER TUTTI»
«Ma come, non era la giunta della trasparenza e della legalità, Presidente?», chiede invece il deputato del Movimento 5 Stelle, Gianluca Vacca. «È per questo motivo che volevate governare a tutti i costi dopo la scadenza del mandato, perché sapevate della bufera giudiziaria in arrivo? È possibile che questa classe politica non riesca a fare altro che avere guai con la giustizia? Ora dimissioni immediate, subito. E poi sparite dalla scena politica, insieme all'indagato candidato con il tir.... I vostri giorni sono finiti, gli abruzzesi meritano di meglio».

CHIAVAROLI (NCD): «PRIMA RUBY ORA QUESTO»
E’ preoccupata per quello che potrà accadere a livello politico, invece, la senatrice del Nuovo Centro Destra, Federica Chaivaroli, in Consiglio regionale fino a qualche mese fa ma non indagata.
«Questa vicenda probabilmente avrà dei riflessi sulle elezioni regionali perché colpisce su uno di quei temi sensibili per l'opinione pubblica. Era nell' aria da un po' e dà fastidio che arrivi proprio ora. Si avvicinano le elezioni e arrivano Ruby ter, la Regione Abruzzo. Inizia la campagna elettorale».
Chiavaroli fa notare anche che la notizia arriva a poche ore dal termine ultimo di presentazione delle dimissioni per presidenti di provincia, sindaci e assessori che intendono candidarsi alla Regione. La scadenza, infatti, è fissata alle 24,00 di oggi.

« Io in Regione ci sono stata - aggiunge Chiavaroli, che è stata consigliera regionale fino al marzo scorso, quando è entrata in Parlamento - e non mi sembra che si facessero spese pazze».

DI CARLO: «I DUE MAGISTRATI STAVANO DA D’ALFONSO»
Per Alessio Di Carlo (Radicali Italiani) esisterebbe, invece, un «’Caso Abruzzo’, rappresentato non da presunti malcostumi della politica locale, quanto dal comportamento di una parte della magistratura che ormai sembra aver posto un vero e proprio diritto di veto sulle scelte esercitate - o da esercitare - da parte degli elettori abruzzesi». Per Di Carlo «ormai non basta più limitarsi ad invocare il principio di presunzione di innocenza, ricordare i tanti casi in cui le inchieste si sono risolte in un nulla di fatto oppure denunciare la tempistica con cui vengono recapitate le informazioni di garanzia: occorre mettere in relazione tutto ciò con altri elementi, quali la presenza in Pompa Magna degli stessi pm che oggi sono titolari dell'inchiesta ad una recente convention di un illustre candidato del centrosinistra alle prossime regionali (Luciano D’Alfonso, ndr)».
La polemica era scoppiata su questo caso anche a livello nazionale dopo che il giornalista Pierluigi Battista del Corriere della Sera aveva fatto notare la ‘strana presenza’ http://www.primadanoi.it/news/abruzzo/545744/D-Alfonso-e-i-magistrati-.html . 
Ma l’esponente dei Radicali tira in ballo anche la nomina dell'ex procuratore capo di Pescara a 'consulente per la legalità' del Comune di L'Aquila: «il quadro che ne viene fuori è inquietante ed è rappresentato dal passaggio di consegne che la politica ha fatto, dal diritto di voto in mano agli elettori al diritto di veto in capo alla magistratura».
DI CARLO: «I DUE MAGISTRATI STAVANO DA D’ALFONSO»

Per Alessio Di Carlo (Radicali Italiani) esisterebbe, invece, un «’Caso Abruzzo’, rappresentato non da presunti malcostumi della politica locale, quanto dal comportamento di una parte della magistratura che ormai sembra aver posto un vero e proprio diritto di veto sulle scelte esercitate - o da esercitare - da parte degli elettori abruzzesi». Per Di Carlo «ormai non basta più limitarsi ad invocare il principio di presunzione di innocenza, ricordare i tanti casi in cui le inchieste si sono risolte in un nulla di fatto oppure denunciare la tempistica con cui vengono recapitate le informazioni di garanzia: occorre mettere in relazione tutto ciò con altri elementi, quali la presenza in Pompa Magna degli stessi pm che oggi sono titolari dell'inchiesta ad una recente convention di un illustre candidato del centrosinistra alle prossime regionali (Luciano D’Alfonso, ndr)». La polemica era scoppiata su questo caso anche a livello nazionale dopo che il giornalista Pierluigi Battista del Corriere della Sera aveva fatto notare la ‘strana presenza’. Ma l’esponente dei Radicali tira in ballo anche la nomina dell'ex procuratore capo di Pescara a 'consulente per la legalità' del Comune di L'Aquila: «il quadro che ne viene fuori è inquietante ed è rappresentato dal passaggio di consegne che la politica ha fatto, dal diritto di voto in mano agli elettori al diritto di veto in capo alla magistratura».

PAOLUCCI (PD): «CHIODI HA FALLITO ANCHE SU ETICA E TRASPARENZA»

«Chiodi ha fallito. Siamo garantisti e non faremo come Chiodi, che sulle indagini che hanno coinvolto esponenti di altri partiti si è comportato sempre da sciacallo. Ora che invece le indagini lo coinvolgono direttamente, travolgendo la sua coalizione già sconquassata da ben tre arresti di assessori senza che abbia mai sentito la necessità di dimettersi, non mutiamo atteggiamento, confidando sempre nel lavoro della magistratura, nei tempi rapidi delle indagini e negli strumenti consentiti alla difesa», commenta Silvio Paolucci, segretario regionale del Partito Democratico. «Tuttavia, resta senz'altro l'amarezza nel vedere l'Abruzzo governato da chi si erge a paladino della legalità ed è invece al centro di un enorme deficit di trasparenza, etica, partecipazione - sottolinea Paolucci - ed è per questo che quando avremo chiuso la cupa stagione di questi 5 anni e mezzo di centrodestra, da giugno inizierà una nuova stagione di sobrietà. Rimoduleremo le indennità dei consiglieri regionali usando come parametro i sindaci delle città capoluogo e i costi veri dell'iniziativa politica dell'eletto regionale, e verrà resa obbligatoria la rendicontazione immediata, trasparente, di ogni spesa. Lo dobbiamo ai cittadini ed all'enorme crisi economica che stiamo vivendo».

PANDOLFI, «L’ABRUZZO È IN LUTTO, CASTA TRADISCE LA FIDUCIA DEI CITTADINI»

«Oggi veramente ogni cittadino di questo povero Abruzzo può considerarsi in lutto». Così la presidente della commissione di Vigilanza e controllo del Consiglio provinciale aquilano, Lucia Pandolfi, commenta la nuova inchiesta. «Ci troviamo a essere depauperati di ulteriori risorse, in barba a ogni regola e soprattutto, qualora i fatti risultassero effettivamente provati, tradendo la fiducia di tutti e, ancora una volta, facendo percepire la politica come casta privilegiata ed esonerata dal rispetto delle regole».

PEZZOPANE: «ORA QUANTI SI DIMETTERANNO?»

«Chissà se una parte della stampa nazionale, che nelle scorse settimane ha gettato fango sull’Aquila, dopo le vicende che hanno interessato il Comune, continuerà la campagna denigratoria per alimentare ombre e parlare di uno stato generale di malaffare. Mi auguro di no, perché l’immagine e il bene dell’Abruzzo e dell’Aquila vengono prima di ogni cosa». Questo quanto afferma la senatrice Stefania Pezzopane, all’indomani delle ultime inchieste giudiziarie. «A differenza di altri, non gioisco delle inchieste, né tanto meno mi rallegro se la macchina del fango mediatica scredita la mia regione, la mia città. Non intendo fare sciacallaggio politico, come è stato fatto dopo le vicende del Comune dell’Aquila. Certo le responsabilità emerse sono gravi, anche se spero che tutti possano chiarire la loro posizione e dimostrare la loro estraneità- prosegue la senatrice- Tuttavia mi chiedo se dopo la pioggia degli avvisi di garanzia ci sarà qualcuno pronto a rassegnare le dimissioni. Tutti quelli che fino a ieri inneggiavano alle dimissioni del Sindaco Cialente, che lo ribadisco, non è stato sfiorato da alcun avviso di garanzia, tutti quelli che hanno usato toni trionfalistici o moralizzatori, tutti quelli che hanno invocato le responsabilità politiche, dal momento che non potevano appigliarsi a quelle penali, avranno ora la coerenza di chiedere a se stessi le dimissioni ? Al presidente Chiodi che invoca il fumus persocutionis, prima del voto regionale, vorrei ricordare che se non avesse messo in campo la sveltina della proroga salva-poltrone, si sarebbe già potuto votare a dicembre e questa vicenda non avrebbe neanche sfiorato la campagna elettorale».

IDV: «NON CANDIDEREMO INDAGATI»

 

«Nel nostro partito non candideremo indagati e al prossimo incontro con gli alleati porremo l'urgenza di un programma con iniziative concrete per spazzare definitivamente la mala politica». E' quanto ha dichiarato il segretario regionale dell'IdV Alfonso Mascitelli. «L'emergenza morale nella nostra regione - ha osservato Mascitelli - e' ormai diventata un cancro sistemico, altro che magistratura a orologeria come hanno dichiarato alcuni irresponsabili. Gli abruzzesi hanno finalmente capito perche' Chiodi, con De Fanis prima e i rimborsi in regione ora, ha avuto paura che si votasse a scadenza naturale. Da questa vicenda, al di la' dei fatti contestati, e di chiunque sia coinvolto - ha infine commentato il segretarioIdv - escono fuori una giunta e un Consiglio regionale abusivi perche' oltre la scadenza naturale e delegittimati perche' privi di ogni residua credibilita'»