LE REAZIONI

Abruzzo. Rimborsopoli, gli indagati si sfogano: «aggressione giudiziaria, partita campagna elettorale»

Masci: «pm chiamano reato una prassi degli uffici regionali»

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Abruzzo. Rimborsopoli, gli indagati si sfogano: «aggressione giudiziaria, partita campagna elettorale»




ABRUZZO. Tutti tranquilli, tutti pronti a dimostrare la propria estraneità ai fatti.
I 25 esponenti del Consiglio regionale indagati dalla procura di Pescara per truffa aggravata, peculato e falso sono sicuri che riusciranno a dimostrare che questa inchiesta è «una bolla di sapone».
Diverse le reazioni di queste ore: c’è chi tace, chi ostenta tranquillità e anche chi attacca la magistratura colpevole, secondo alcuni, di aver fatto scoppiare una inchiesta proprio alla vigilia delle elezioni regionali. Molti degli indagati sono di centrodestra, gli altri sono di Idv, Sel nessuno del Pd.
Perché è questa adesso la paura maggiore delle classe politica regionale: la ripercussione che l’ inchiesta potrà avere sul voto del prossimo 25 maggio in un periodo in cui l’Abruzzo si è ritrovato più volte sulle pagine dei giornali nazionali. Prima con l’arresto dell’ex assessore Luigi De Fanis (per concussione ma anche per il tentato omicidio della moglie), poi con l’inchiesta aquilana sulla ricostruzione.
Ora questa tegola che nelle altre regioni d’Italia ha regalato grosse sorprese, dalle mutande del governatore del Piemonte Roberto Cota, agli hotel di lusso, gratta e vinci, cene, ricariche telefoniche, week and di relax dei consiglieri di mezza Italia.
Che sia in atto un attacco della magistratura ne è convinto, ad esempio, il consigliere regionale (indagato) Lorenzo Sospiri (Forza Italia) che ieri sera, quando si è diffusa la notizia dell’inchiesta, poco prima di cena, è stato il primo a commentare con una nota inviata firmata dal suo avvocato Alessandro Dioguardi. Il consigliere regionale, il più votato nella città di Pescara, ha parlato di «indagine innescata ad orologeria» e «inopinata aggressione giudiziaria».
Poi su Facebook ha pubblicato una immagine del suo avviso di garanzia protestando per essere stato tirato dentro all’inchiesta per soli 80 euro. «2010, tre giorni al Vinitaly stand regione Abruzzo totale spesa 652 euro», scrive Sospiri: «benzina Pescara- Verona circa 200, autostrada circa 80, mangiare circa 80, dormire 110 euro circa, indennità circa 100, totale 572 euro autorizzati, differenza 82 euro, per non aver specificato che c'erano i collaboratori autorizzati, per 82 euro, mandi un avviso di garanzia? Chiedere prima no? Ops è iniziata la campagna elettorale».
Più tranquilla la reazione del presidente Gianni Chiodi: sempre molto attivo sui social network il governatore tace però su Twitter e Fecebook e ha preferito dettare una dichiarazione alle agenzie di stampa.
«Io non compilo rimborsi sulle visite istituzionali», spiega, «credo che si possa spiegare tutto. Prima o poi in Abruzzo doveva arrivare, è un trend nazionale», facendo riferimento alle inchieste in altre regioni sulle 'spese pazze' che hanno portato anche ad arresti. «Ricordo comunque che sono stato colui che ha ridotto del 75% le spese di rappresentanza rispetto alla precedente Giunta», conclude.
«Sono sereno e tranquillo nonché fiducioso nell'operato della magistratura. Chiarirò ogni addebito», dice invece il presidente del Consiglio regionale d'Abruzzo Nazario Pagano, neo coordinatore regionale di Forza Italia. «È evidente che sono contestazioni sollevate senza tener conto del nostro regolamento che disciplina le missioni istituzionali. A tal proposito, voglio precisare che ho rappresentato l'Abruzzo anche all'estero solo ed esclusivamente a fini promozionali. Le missioni, infatti, sono un valore. Voglio ricordare ancora che io ho ridotto le spese di rappresentanza del 70 per cento rispetto alla passata legislatura. Questa indagine, mi sembra di capire, riguarda presunte irregolarità nella trascrizione delle fatture, che non ricade, come è evidente, nella sfera del presidente del Consiglio o del singolo consigliere. Lo ribadisco, sono sereno».
Scegli di scrivere su Facebook anche Carlo Masci, assessore regionale al Bilancio (Rialzati Abruzzo): «Oggi ricevo dopo 19 anni di attività politica il mio primo avviso di garanzia. Mi vengono contestate 9 ricevute di ristoranti di Roma per importi che variano da 49 a 73 euro per consumazioni effettuate in occasione delle mie 80 visite istituzionali nella capitale per conto della Regione dal gennaio 2009 al dicembre 2011, per un totale di circa 500 euro. Sostengono i pm che le 9 ricevute non sarebbero per un pasto cadauna, così come in esse indicato, bensì per due. L'altra contestazione riguarda il fatto che nei moduli delle missioni (quasi tutte a Roma alla Conferenza delle Regioni, su delega del Presidente), predisposti come da prassi dagli uffici regionali, vi e' soltanto la frase generica "missione istituzionale" e non la motivazione della stessa. Questa genericità, derivante da una prassi degli uffici regionali risalente nel tempo, costituirebbe, a detta dei pm, un reato. Ringrazio i tanti che mi hanno espresso solidarietà senza neanche conoscere gli addebiti contestatimi. Leggendo queste poche righe sono certo si tranquillizzeranno, così come sono tranquillo io».

A ruota, sempre sui social network, il commento del vice presidente della Regione, Alfredo Castiglione: «grazie a tutti per le telefonate di solidarietà, sono sereno come tutti i colleghi, ognuno continuerà a fare il suo lavoro serenamente e dimostreremo tutta la nostra onestà, correttezza, attenzione e sensibilità. Nel frattempo completeremo la nostra profonda azione riformatrice, senza indugi, senza spaventarci o lasciarci intimidire o intimorire. buona notte a tutti».

«La cifra oggetto dell’ indagine che mi riguarda e sulla quale mi viene chiesto di fare chiarezza dalla magistratura», spiega invece il consigliere regionale Nicola Argirò (Presidente della IV Commissione Attività Produttive della Regione Abruzzo), «è pari a 200 euro e relativa all’anno 2010 durante una mia missione per conto dell’Ente regionale alla fiera nazionale Vinitaly di Verona. Il prossimo 4 Febbario 2014 sarò audito dal magistrato titolare dell’inchiesta e in quell’occasione avrò modo di chiarire la trasparenza della mia condotta. Mai nel corso della mia attività politica sono stato oggetto di indagine o di sentenze di condanna, neanche quando, in qualità di Assessore provinciale alle finanze della Provincia di Chieti, amministravo un patrimonio pubblico di oltre 150 miliardi di vecchie lire. Questa è l’unica contestazione che mi è stata fatta dalla magistratura nel corso della mia ventennale esperienza politica e del mio quinquennale mandato di Consigliere regionale della Regione Abruzzo.  Ho profonda fiducia e serenità nell’azione giudiziaria così come nella trasparenza della mia condotta e delle mie azioni, nel rispetto della mia onorabilità e di tutti gli elettori».