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L’Aquila, Cialente verso il ritorno. Mercoledì l’ufficializzazione

Oggi riunione del sindaco dimissionario con la maggioranza

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L’Aquila, Cialente verso il ritorno. Mercoledì l’ufficializzazione




L’AQUILA. Riunione di maggioranza questa mattina in Comune e si avvicina nuovamente il ritorno del sindaco Massimo Cialente.
I gruppi di centro sinistra hanno analizzato la situazione politica attuale, «anche alla luce di articoli di stampa e servizi giornalistici che hanno determinato una ferita gravissima all'immagine della città», spiega il vice sindaco Betty Leone che da una settimana guida l’amministrazione comunale.
I partiti di maggioranza hanno chiesto al sindaco dimissionario Massimo Cialente di intervenire per comunicargli le risultanze dell'incontro. A Cialente, che ha raggiunto quindi la sala della riunione, il centrosinistra, unito e compatto, ha chiesto di restare, revocando le dimissioni.
Stessa richiesta era stata avanza anche venerdì scorso quando la senatrice Stefania Pezzopane ha detto di non spiegarsi il motivo per cui un «galantuomo come Cialente, che non ha ricevuto nemmeno un avviso di garanzia» debba lasciare la guida della città.

A quelle affermazioni il sindaco aveva risposto con fermezza: «non posso tornare». Ma il pressing dei suoi più i timori per l’arrivo di un commissario l’avrebbero ormai convinto a riprendere in mano la situazione e a non portare la città ad elezioni anticipate. La decisione, dicono fonti a lui vicine, è ormai presa ma verrà annunciata mercoledì prossimo nel corso di una conferenza stampa. Cialente una settimana fa aveva detto che avrebbe dato l’addio alla politica e che si sarebbe eclissato per qualche tempo, in realtà per tutta la settimana ha rilasciato dichiarazioni di fuoco a programmi televisivi di tutta Italia. E sempre in questi giorni avrebbe particolarmente gradito la vicinanza dei suoi che ha insistito per farlo tornare.
«Pur apprezzando il gesto di grande dignità del sindaco e il messaggio che ha voluto veicolare», spiega il vice Leone, «è evidente che questo ha reso la città più debole e più esposta ad attacchi di ogni tipo. Il centrosinistra chiede dunque al sindaco di tornare sui suoi passi, anche alla luce del messaggio, forte e inequivocabile, venuto dalla grande manifestazione di venerdì scorso, quando in migliaia i cittadini gli hanno chiesto di restare. Soprattutto gli rivolge questa richiesta e questo appello perché, in questo momento, la città ha bisogno di un'Amministrazione nella pienezza delle sue funzioni, per difendersi da attacchi pesantissimi che possono celare interessi economici macroscopici legati alla ricostruzione».

Cialente si è impegnato a riflettere su quanto esposto e ha dichiarato che comunicherà le sue decisioni tra due giorni.
Si dice certo del ritorno del sindaco anche l’assessore regionale alla Protezione Civile, Gianfranco Giuliante: «sono certo che ritirerà le dimissioni, nonostante non abbia ottenuto nulla (Trigilia rimarrà al suo posto con Letta non si è parlato, Renzi non ha tempo per riceverti e i soldi non arriveranno). Il percorso dei riti propiziatori perchè riprenda il comando sono iniziati; la manifestazione, la lacrima, l'incitamento e in ultimo una qualche parola che l'assemblea nazionale del PD riserverà all'Aquila. In città tutto tornerà come prima: mezza Italia riderà di noi, l'altra metà rimarrà in silenzio basita. Gli anni all'accademia dell'immagine ci hanno regalato un sindaco mediocre ma hanno sfornato un attore che conosce il mestiere. Voleva la replica e gli è stata concessa: the show must go on. Questa città non è un teatro e con il ritiro delle tue dimissioni sarà chiaro a tutti che si è voluto trasformare una tragedia in una farsa».
I comitati cittadini, invece, si sono detti pronti ad occupare il Comune in caso di ritorno.

«DEVO RIFLETTERE»
In una intervista a news Town Cialente parla di oltre 600 messaggi di solidarietà arrivati nelle ultime ore e anche mazzi di fiori. Lui spiega: «sono lacerato. Le persone che mi amano non capirebbero la scelta di confermare le dimissioni. Soprattutto in un momento come questo. Se non arriva il miliardo dai capitali estradati in Svizzera, se in altre parole non rispetteremo il cronoprogramma, L'Aquila è finita. Non possiamo perdere altri 10 anni. Il cronoprogramma è sacro: è un antidoto alla morte della città».
Allora che farà? «Devo ragionare con un po' di persone. Ho una maggioranza, un consiglio comunale, una città che è fatta dal presidente della Fondazione Carispaq, da Confindustria, dai Sindacati, dall'Ance, dall'Università. Non posso muovermi da solo. Ho la coscienza talmente pulita da non temere quello che potrebbe accadere nei prossimi mesi. Emergesse dell'altro, ne risponderanno i singoli. Devo capire come fare il bene della città. Di me diranno di tutto, che sono un pedofilo, cocainomane, che rubo caramelle e nutella. Quel che mi interessa è ristabilire un rapporto tra l'amministrazione e la città, anche se sono sicuro che i cittadini hanno oramai capito cosa sta accadendo. Lo dimostra la manifestazione di sabato, in piazza Duomo. E mi interessa recuperare il rapporto con l'Italia: come mai la stampa nazionale riporta con enfasi le parole di Trigilia quando sottolinea che il Governo non è il bancomat dell'Aquila e poi tace, però, sulla relazione presentata in Parlamento dal ministro che conferma quanto andiamo dicendo da mesi?»
«DEVO RIFLETTERE»

In una intervista a news Town Cialente parla di oltre 600 messaggi di solidarietà arrivati nelle ultime ore e anche mazzi di fiori. Lui spiega: «sono lacerato. Le persone che mi amano non capirebbero la scelta di confermare le dimissioni. Soprattutto in un momento come questo. Se non arriva il miliardo dai capitali estradati in Svizzera, se in altre parole non rispetteremo il cronoprogramma, L'Aquila è finita. Non possiamo perdere altri 10 anni. Il cronoprogramma è sacro: è un antidoto alla morte della città».Allora che farà? «Devo ragionare con un po' di persone. Ho una maggioranza, un consiglio comunale, una città che è fatta dal presidente della Fondazione Carispaq, da Confindustria, dai Sindacati, dall'Ance, dall'Università. Non posso muovermi da solo. Ho la coscienza talmente pulita da non temere quello che potrebbe accadere nei prossimi mesi. Emergesse dell'altro, ne risponderanno i singoli. Devo capire come fare il bene della città. Di me diranno di tutto, che sono un pedofilo, cocainomane, che rubo caramelle e nutella. Quel che mi interessa è ristabilire un rapporto tra l'amministrazione e la città, anche se sono sicuro che i cittadini hanno oramai capito cosa sta accadendo. Lo dimostra la manifestazione di sabato, in piazza Duomo. E mi interessa recuperare il rapporto con l'Italia: come mai la stampa nazionale riporta con enfasi le parole di Trigilia quando sottolinea che il Governo non è il bancomat dell'Aquila e poi tace, però, sulla relazione presentata in Parlamento dal ministro che conferma quanto andiamo dicendo da mesi?»