SANITA'

Novità per menisco e fratture degli arti inferiori

Chieti, il prof. Salini ne discute con ortopedici e traumatologi

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

6434

Novità per menisco e fratture degli arti inferiori

Vincenzo Salini



 

CHIETI. Si fa presto a dire: “mi opero di menisco” facendo intendere l’asportazione di questo prezioso “cuscinetto” che trasforma, regola e distribuisce il peso del corpo sugli arti inferiori.
«Ora non è più così: la sfida è di non asportarlo più, ma di conservarlo perché senza menisco – con il tempo - si possono avere problemi importanti al ginocchio», ha spiegato ieri il professor Vincenzo Salini, direttore della Clinica ortopedica del SS. Annunziata, che ha organizzato a Chieti il 72° congresso della Società italiana di ortopedia e traumatologia, per discutere sulle novità per il menisco e per le fratture degli arti inferiori.
«Le alternative mediche principali all’asportazione del menisco sono tre. La chirurgia riparativa, ovvero ricucirlo artroscopicamente. La seconda è la medicina sostitutiva, ovvero l’impianto protesico, sia di menisco sintetico che da donatore. La terza, molto promettente, è la medicina rigenerativa, che sfrutta l’uso di cellule staminali per rigenerarlo attraverso colture cellulari. Quest’ultima tecnica viene studiata ormai da anni dal nostro team e la ricostruzione è molto più rapida ed efficace nel caso in cui vengano utilizzate cellule staminali rispetto a tecniche diverse».

Ma nell’Auditorium del Rettorato della d’Annunzio si è parlato anche di metodiche di trattamento meno invasive delle fratture degli arti inferiori, per un risultato migliore e più precoce: «oggi, infatti, è impensabile dire al paziente fratturato di fermarsi tre mesi a letto - spiega Salini - i ritmi di vita odierni non possono consentire un immobilismo del paziente per venti giorni e in regime di ricovero ospedaliero. Oggi riusciamo a dimettere il paziente dopo 3 giorni. Si studiano tecniche che porteranno verso nuovi mezzi di sintesi e nuove tecniche operatorie: anni fa una frattura di femore veniva trattata aprendo tutto l’osso e inserendo una placca, mentre oggi con le nuove placche sono sufficienti due piccoli tagli di cinque centimetri  per ottenere lo stesso risultato. Quest’ultima è una tecnica che all’ospedale di Chieti è stata utilizzata già per un migliaio di pazienti».
 Anche i materiali sono innovativi: si utilizzano placche di materiale amagnetico (titanio medicale) perfettamente compatibile con l’organismo, che consente anche di poter fare esami quali la risonanza magnetica e che può durare tutta la vita, anche perché in realtà, una volta che la frattura guarisce, le sollecitazioni su quel materiale sono minime.
I costi si sono allineati a quelli delle altre tecniche: è vero che l’acciaio ha un costo inferiore, ma ha più svantaggi perché si fonde con l’osso e impedisce la rimozione e analisi come la risonanza magnetica.
«Su queste tematiche sono state invitate tante eccellenze abruzzesi ed italiane – conclude Salini - Vittorio Calvisi (L’Aquila ), Rocco Erasmo, Gabriele Tavolieri e Francesco Paolo Ciampa (Pescara). I miei aiuti a Chieti: Daniele Vanni ed Elda Andreoli. Poi Alberto Belluati da Ravenna, Roberto Varsalona da Catania, Giuliano Cerulli da Perugia e Auro Caraffa del Centro di riferimento regionale Umbria, oltre le eccellenze di Como, Firenze, Genova, Milano, Pisa, Arezzo e  Ancona».

Sebastiano Calella