CLASSIFICHE

Sanità, Abruzzo 12° nella classifica sui Lea

Diverse inadempienze organizzative penalizzano il risultato

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Sanità, Abruzzo 12° nella classifica sui Lea

Gianni Chiodi




ABRUZZO. L’Abruzzo si piazza al 12° posto nella classifica italiana (riferita al 2012) sulle Regioni che applicano i Lea, livelli essenziali di assistenza, con un leggero incremento del punteggio che passa da 145 a 146.
In testa ci sono Emilia Romagna (208 punti), seguono Veneto e Toscana a pari merito con 192, anche qui con leggeri spostamenti dei punteggi.
La notizia del 12° posto su 16 Regioni è destinata a far rumore solo un paio di giorni, in attesa dei miglioramenti che ci sarebbero stati nel 2013, secondo l’ultimo verbale del Tavolo di monitoraggio romano. In realtà questa classifica chiarisce meglio di tutte le polemiche lo stato di salute dell’assistenza sanitaria in Abruzzo, perché la fotografa dall’esterno e senza troppi condizionamenti elettorali in un senso o nell’altro. I punteggi vengono, infatti, assegnati controllando vari indicatori: posti letto, tasso di ospedalizzazione, prevenzione, punti nascita, assistenza domiciliare e residenziale, l’accreditamento, i laboratori, le liste di attesa, i Cup e così via. Insomma la sanità vera per i cittadini e non solo conti in ordine.

Allora il 12° posto è un buon piazzamento o no? Probabilmente sì, se il trend di crescita del punteggio è in aumento, perché significa che la sanità abruzzese si muove nella giusta direzione.
Probabilmente no, perché a ben leggere cosa c’è dietro questa graduatoria si scopre che molto spesso ci sono inadempienze organizzative che chiamano in causa non tanto il commissario Chiodi per le sue scelte, quanto il lavoro della sua squadra e cioè della direzione della salute di via Conte di Ruvo, che non appare molto efficiente stando alle motivazioni della classifica, e dei quattro manager Asl.
Questo perché sui Lea 2012 l’Abruzzo presenta ben 11 inadempienze e 5 “adempienze con impegno”, cioè settori per i quali la Regione ha assicurato che sta provvedendo.
Questi ultimi sono: obblighi informativi statistici, assistenza ospedaliera, fascicolo sanitario elettronico, attività trasfusionale e percorso nascita.
Le inadempienze sono invece: l’erogazione dei lea, l’appropriatezza, le liste di attesa, la contabilità analitica, l’assistenza domiciliare e residenziale, la prevenzione, i lea aggiuntivi, l’accreditamento istituzionale, le cure palliative, l’emergenza urgenza e la riabilitazione.

 Come detto, forse nel 2013 le cose sono migliorate ma il problema politico che si pone è un altro.
 Competenti per questi settori sono sia i manager che l’assessorato regionale alla sanità, in cui lavorano molti bravi funzionari che seguono ciascuno una parte dei Lea. Il direttore d’orchestra della sanità regionale, che dovrebbe indirizzare, spronare e motivare il personale, è l’inossidabile Maria Crocco che negli anni scorsi ha lavorato a fianco del sub commissario Giovanna Baraldi (che poi si è dimessa per l’isolamento in cui era stata relegata) ed ora collabora con l’attuale vice Chiodi e cioè Giuseppe Zuccatelli.
A quanto se ne sa, il direttore mette insieme i provvedimenti elaborati dai suoi sottoposti e li spedisce a Roma, con il risultato che spesso il quadro è disorganico e quindi negativo, non per colpa di chi ci ha lavorato, ma probabilmente per questa unificazione “notarile” senza un’iniziativa di coordinamento e di approfondimento. Ci sono poi i manager che giocano con le indicazioni regionali e adottano o non adottano il Piano dei Lea.
A Pescara questo Piano c’è, ma non se ne conoscono gli esiti, a Chieti tutto è segreto, a Teramo il manager è appena cambiato, all’Aquila il dg è un solista non sempre allineato alle prescrizioni ufficiali.
Alla fine però è sempre tutta colpa di Chiodi. Che però almeno una responsabilità ce l’ha: se la squadra non funziona, si cambia.
L’avesse fatto forse la classifica dei Lea oggi sarebbe migliore.

Sebastiano Calella