SANITA'

Pescina e Tagliacozzo al Tar contro il Programma operativo

Sale l’opposizione al documento approvato il 30 dicembre

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Pescina e Tagliacozzo al Tar contro il Programma operativo

Marco Di Nicola, sindaco di Pescina




ABRUZZO. E tre. Dopo Guardiagrele, anche il Comune di Pescina ed il Comitato pro-Ospedale di Tagliacozzo hanno presentato ricorso al Tar contro il nuovo Programma operativo licenziato da Chiodi il 30 dicembre scorso.
E si sono affidati all’avvocato Simone Dal Pozzo che in questo settore ha collezionato una serie di vittorie nella difesa del diritto alla salute. Ora, dunque, questi due nuovi ricorsi vanno a riaprire un contenzioso che Maurizio Di Nicola, sindaco di Pescina, riassume così: «il commissario Chiodi ed il suo vice Zuccatelli, esautorando nuovamente il consiglio regionale, procedono senza il coinvolgimento delle amministrazioni locali, a minare il diritto alla salute delle popolazioni montane».
 In sostanza il sindaco esprime rammarico perché il nuovo Programma operativo del 30 dicembre «colpisce il presidio di Pescina, senza tener conto dei processi ancora in corso e non attribuendogli una chiara destinazione sanitaria».
 Senza dire poi della messa in discussione dell’Hospice (cure palliative) solo temporaneo, in attesa di quello di Avezzano, e della sostituzione del Pronto soccorso con il Pip, punto di primo intervento.
«E’ mortificante – conclude il sindaco di Pescina – che in un momento di crisi economica, il Comune deve affrontare le spese di un giudizio amministrativo per interloquire con la Regione e difendere le ragioni dei cittadini. Politici di oggi e di domani, se ci siete, battete un colpo».

 In sostanza la posizione di chi si oppone al P. O. punta su un concetto molto semplice e chiaro: il diritto alla salute è costituzionalmente garantito e quindi va bocciato ogni provvedimento che lo mette in discussione.
Posizione condivisa praticamente da tutti i giudici amministrativi (Tar, Consiglio di Stato, Corte costituzionale) che senza entrare nel merito dei Piani di riforma della sanità abruzzese, hanno accolto i ricorsi.
La traduzione sul territorio di questa posizione di principio è facilmente desumibile dai pronunciamenti della giustizia amministrativa sull’ospedale di Guardiagrele e di Tagliacozzo: il Commissario vuole “tagliare” medici e posti letto oppure chiudere proprio la struttura?
Probabilmente può farlo, ma non così: in attesa di realizzare concretamente – e non solo sulla carta – servizi alternativi per il territorio e tali da soddisfare la domanda di salute dei cittadini non si chiude niente.
Quindi se non vengono erogati servizi adeguati, l’ospedale non chiude (Guardiagrele) e addirittura (Tagliacozzo) deve riaprire il Pronto soccorso.
Il messaggio, chiaro a chi legge le Ordinanze, è meno chiaro per le Asl di Chieti e dell’Aquila: la prima chiude, ma non chiude ufficialmente Guardiagrele condannandolo ad una lenta eutanasia. La seconda addirittura è stata condannata a riaprire il Pronto soccorso con un elenco di reparti e di personale da tenere in servizio. Ciò nonostante a Tagliacozzo neppure la nomina di alcuni commissari ad acta ha risolto il problema.

Sebastiano Calella