SANITA'

Guardie mediche, ecco le nuove regole di Chiodi

«I manager debbono rispettare il rapporto sedi-abitanti»

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Guardie mediche, ecco le nuove regole di Chiodi




ABRUZZO. «Si invitano i dg a rimodulare le Guardie mediche nel rispetto del limite massimo di un medico ogni 3.500 abitanti, nel caso fosse necessario rideterminarle. Si conferma che il primo marzo entrerà in attività il numero unico telefonico 116117 per la Guardia medica e si ricorda che questi adempimenti saranno oggetto di verifica nella valutazione periodica dei dg».
Così si legge nella circolare firmata nei giorni scorsi dal commissario Chiodi e dal suo vice Zuccatelli, dopo le roventi polemiche sui 17 tagli di sedi della Continuità assistenziale (come tecnicamente viene chiamato questo servizio), effettuati in tutto l’Abruzzo.
In effetti la circolare esplicativa di Chiodi era molto attesa e gli va dato atto di aver preso una decisione che uniforma le regole per tutte le Asl e che allarga comunque le maglie dei tagli che le Asl (non il Commissario) avevano deciso. Il criterio prima adottato era stato quello della produttività e solo dopo quello del rapporto con il numero degli abitanti, che alla fine in Abruzzo era stato definito con una Guardia medica ogni 3.982 cittadini.

Questo documento - che PrimaDaNoi.it ha potuto leggere – potrebbe però non soddisfare le richieste dei territori interni, come l’Alto Vastese o l’Aquilano.
Infatti il metodo aritmetico non riesce a dare una risposta alla richiesta di assistenza in quelle zone a scarsa densità di popolazione e con sistema viario molto disastrato: in astratto dunque i conti tornano, ma in pratica no. Inoltre bisogna fare i conti con la realtà quotidiana di quelle zone e con il fatto che è un pò umoristico parlare di continuità assistenziale dove, come in alcuni comuni dell’alto Vastese o dell’Aquilano di montagna, non c’è nemmeno il medico di base tutti i giorni o il pediatra o un’ambulanza a disposizione.
Senza dire che è un pò a rischio intervenire su un solo aspetto, come le Guardie mediche, senza toccare il Piano complessivo dell’emergenza urgenza, finora molto in arretrato nella sua applicazione. Così come sembra un pò avventuroso fissare al primo marzo l’attivazione del numero unico, quando non è ancora chiara la consistenza della pianta organica dei medici che lì saranno in servizio. Forse ha ragione il sindaco di Celenza sul Trigno

che, contattato telefonicamente su queste nuove disposizioni, è sembrato molto scettico sulle regole introdotte: «Mi sembra che cambi poco per le nostre emergenze – ha dichiarato Andrea Venosini – ma io non ne vorrei fare una questione solo di numeri. Voglio invece invitare qui a Celenza il presidente Chiodi come ospite del Comune. Così per un giorno o due potrà toccare con mano cosa significa l’assistenza sanitaria in queste zone».

Sebastiano Calella