L'INCHIESTA

Abruzzo. Terreni ancora inquinati e niente messa in sicurezza: nuovi “veleni” su Bussi

Nuova inchiesta per accertare la messa insicurezza delle aree

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Abruzzo. Terreni ancora inquinati e niente messa in sicurezza: nuovi “veleni” su Bussi

Solvay di Bussi





BUSSI. I veleni ci sono ancora (questo si sa) ma le aree rilevate dalla Montedison sono poi state messe in sicurezza?
E’ questo uno dei punti della nuova inchiesta della procura di Pescara che si sta focalizzando ancora una volta sul sito industriale di Bussi e nello specifico le aree ex Montedison poi rilevate dalla Solvay.
Il sospetto è che gli inquinanti continuino… ad inquinare anche perché non sarebbe stato fatto tutto quello che la legge imponeva: una completa messa in sicurezza delle aree.
I veleni sarebbero poi emersi nelle carte che Augusto De Sanctis (ex Wwf) ha studiato e poi raccolto allegandole ad un esposto che ha fatto partire la nuova inchiesta
Ora il rischio è un nuovo scandalo dopo lo scandalo.

De Sanctis -oggi attivista del Forum dei Movimenti per l'Acqua- non avrebbe fatto altro che  raccogliere i dati ufficiali sullo stato di contaminazione delle falde dell'area, a monte e a valle dell'area industriale.
«La situazione del sito inquinato di Bussi è del tutto inaccettabile, un vero calvario», dice De Sanctis, «sono passati sette anni dal sequestro della prima discarica, la Tremonti, e sei dal Decreto di perimetrazione da parte del Ministero dell'Ambiente del Sito Nazionale di Bonifiche di Bussi».
 Il sito comprende diverse discariche e l'intero sito industriale che fino al 2001 è stato di proprietà della Montedison e oggi è della Solvay, che si è dichiarata non responsabile dell'inquinamento ed è stata accolta tra le parti civili del processo che si sta tenendo in Corte d'Assise a Chieti contro diversi dirigenti della Montedison.
Anche l'area industriale è, infatti, pesantemente inquinata, con diossina e altri contaminanti nei suoli e decine di sostanze tossiche e cancerogene nelle falde, sia quella superficiale sia quella profonda fino a 100 metri di profondità, con valori fino a 1 milione di volte oltre i limiti di legge.

GLI OBBLIGHI DELLA LEGGE
In base al Testo Unico dell'Ambiente, anche il proprietario non responsabile della contaminazione di un sito «è obbligato a realizzare un Piano di Caratterizzazione» e a mettere in atto la cosiddetta Messa in Sicurezza d'Emergenza affinché i contaminanti non fuoriescano dal sito, con un adeguato piano di monitoraggio.
La Solvay ha realizzato due sistemi di messa in sicurezza d'emergenza, uno per la falda superficiale e uno per la falda profonda, nonché alcuni interventi relativi a piccolissime aree di rimozione di hot-spot di contaminazione di terreni.
A parte la bonifica, che prevede l'eliminazione della fonte di inquinamento, il proprietario, anche non responsabile, dunque, deve comunque per legge mettere in sicurezza l'area per evitare la fuoriuscita degli inquinanti verso valle con l'acqua.

I VELENI NELLE CARTE
Il quadro di contaminazione riscontrato nell'area industriale «è sconfortante», si legge nell’esposto depositato mesi fa.
 Su 43 parametri presi in considerazione (singole sostanze o gruppi di sostanze, tutte tossiche e/o cancerogene) per 35 sono stati riscontrati superamenti delle Concentrazioni Soglia di Contaminazione (o dei limiti indicati dall'Istituto Superiore di Sanità) per la falda superficiale e 23 per la falda profonda. La stragrande maggioranza dei piezometri della rete di monitoraggio posta all'interno dell'area industriale evidenzia superamenti dei limiti.
Alcune sostanze mostrano superamenti di enorme entità: il cloroformio 453.333 volte i limiti nella falda superficiale e 46.607 volte nella falda profonda; il tricloroetilene 193.333 volte nella falda superficiale e 156 nella profonda; il mercurio 2.100 volte nella falda superficiale; il diclorometano 1.073.333 volte in falda superficiale e 3.267 volte nella falda profonda; il tetracloruro di carbonio 666.667 volte nella falda superficiale e 3733 volte nella falda profonda.
Tra il 2007 e il 2012, 9 parametri sono risultati comunque superare la Concentrazione Soglia di Contaminazione per la falda superficiale e 3 per la falda profonda. In particolare il monocloroetilene ha avuto picchi di 106 volte il limite di legge per la falda superficiale –si legge sempre nell’esposto- e 264 volte per la falda profonda; inoltre superamenti si sono verificati anche recentemente nei monitoraggi del 2012.
SITUAZIONE PEGGIORE VERSO VALLE
La situazione peggiora andando verso valle nei pozzi/piezometri che monitorano la falda nell'area della confluenza del fiume Tirino con il Fiume Pescara. Nel biennio 2011-2012 per la falda superficiale ben 11 parametri sono risultati essere oltre i limiti di legge, mentre per la falda profonda sono stati 12 i parametri non conformi. Tra questi, sostanze estremamente tossiche e/o cancerogene come, a mero titolo di esempio, il benzene (33 volte i limiti nella falda superficiale) il monocloroetilene (132 volte nella falda superficiale e 112 volte nella profonda), l'esacloroetano (16 volte nella falda superficiale e 152 volte nella falda profonda).
Nel 2011 la Environ per conto della Solvay ha proceduto a ricercare in campioni di suolo posti all'interno del sito industriale le diossine e i furani, sostanze estremamente pericolose.
Su 29 campioni ben 9 sono risultati avere valori superiori ai limiti di legge per le aree industriali (se si prendesse a riferimento il limite per le aree a destinazione verde/residenziale sarebbero 16). Il campione più contaminato presentava un valore di 23,7 volte il limite di legge per le aree industriali (237 volte se si dovesse prendere in considerazione i limiti per le aree a verde/residenziale, qualora si volesse riportare il sito a questi usi).
Se così stanno le cose immaginare sviluppi è fin troppo semplice.