LE PROTESTE

Aumento pedaggio Strada Parchi, De Santis: «Regione tace davanti alla lobby delle autostrade»

«Il Governo sospenda il provvedimento»

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Aumento pedaggio Strada Parchi, De Santis: «Regione tace davanti alla lobby delle autostrade»






L’AQUILA. Ad una settimana dalla decisione del rincaro delle tariffe autostradali abruzzesi (dell’ 8,3% in più rispetto alla media italiana del 3,8%), si affievoliscono le poche voci di protesta.
Il Governo regionale tace, in un quadro complessivo di indifferenza da parte di tutti i soggetti: partiti, sindacati e associazioni imprenditoriali.
Alza la voce l’assessore comunale aquilano Lelio De Santis (Idv) secondo cui il presidente Chiodi in testa, gli assessori ed i consiglieri regionali pronti alle elezioni, se ne starebbero muti «perché non possono o non vogliono prendere posizione. Gli elementi alla base dell’aumento anomalo - inflazione, costi di manutenzione, investimenti - non sono sufficienti a giustificare rincari assurdi che porteranno risorse nelle casse della società concessionaria, senza che siano dimostratati i miglioramenti del servizio oppure i benefici sulla tratta autostradale nel territorio abruzzese», aggiunge De Santis.
«La verità è che ormai la lobby delle autostrade decide, il Governo esegue e i cittadini, i pendolari ed i lavoratori pagano», protesta l’assessore. «E questo avviene in una situazione obbligata per gli abruzzesi, in quanto non esistono alternative adeguate possibili all’utilizzo dell’autostrada, mancando strade statali praticabili tutto l’anno ed in tempi ragionevoli, e mancando una Linea ferroviaria moderna da Pescara verso Roma, e completamente il collegamento ferroviario da L’Aquila verso Roma».

L’Aquila ed i Comuni del Cratere soffrono ancora di più questa imposizione tariffaria, mentre cercano di ricostruire le case, ma anche il tessuto sociale ed economico ed il collegamento è essenziale per la ripresa economica di un territorio ancora ferito dal sisma. «La Regione Abruzzo rischia di ricadere in un pericoloso isolamento», assicura l’assessore, «esclusa prima dall’alta velocità ferroviaria ed ora bloccata dalle difficoltà economiche per l’utilizzo dell’unico collegamento degno di questo nome con Roma».

E la città dell’Aquila, nel momento più difficile della sua storia, non solo non ottiene le risorse indispensabili alla ricostruzione, «ma viene abbandonata all’isolamento sociale ed economico», spiega ancora De Santis. Da qui la richiesta al Governo di sospendere il provvedimento - in attesa di rivedere i criteri di adeguamento delle tariffe - «che non può gravare solo sulle tasche degli utenti, che saranno doppiamente vittime del rincaro in questione, prima per la decisione del gestore, e poi per la conseguente riduzione del traffico autostradale del 20%, che si sta già verificando».
«L’aumento superiore alla media per la Strada dei Parchi», protesta invece il Movimento 5 Stelle Teramo, «fa il paio con la norma della finanziaria 2013 (il famigerato articolo 1 comma 183) introdotta con emendamento bipartisan che pone a carico dello Stato (e non di Toto) gli importi necessari agli adeguamenti antisismici ed alla messa in sicurezza di viadotti e gallerie. La stessa Strada dei Parchi ci ricorda, beffardamente, che l’aumento del pedaggio è da ricondurre quasi esclusivamente alla costruzione delle Complanari di Roma, che servono essenzialmente il traffico della capitale e di cui non beneficiano in alcun modo, ad esempio i pendolari, gli autotrasportatori e gli altri automobilisti che percorrono il tratto Teramo-L’Aquila. Infine, grazie ad una norma adottata nel 2009 dal Governo Berlusconi, le concessionarie autostradali possono realizzare i lavori infrastrutturali attraverso società scelte “in house” senza dover procedere a gara. Indovinate quale società sta realizzando le Complanari di Roma? Ma la Toto costruzioni, ovviamente».

Gianni Melilla, deputato di Sel protesta invece per le parole dell'amministratore delegato della Strada dei Parchi spa Cesare Ramadori che ha detto che l’ autostrada è stata fatta per consentire ai romani di venire al mare e a sciare in Abruzzo. «Non è così», commenta Melilla. «le autostrade Pescara-Avezzano-Roma e L'Aquila-Teramo-Roma nascono dalla intuizione positiva di legare lo sviluppo socio economico alla realizzazione di importanti infrastrutture come le autostrade. E' il periodo in cui in tutta Italia si realizzano importanti autostrade. L'Abruzzo con personalità politiche di rilievo nazionale seppe imporre le sue scelte sul terreno autostradale, mentre su quello ferroviario non ebbe altrettanta lungimiranza e il nostro sistema ferroviario è fermo a quello costruito alla fine dell'ottocento. Ma l'idea che la nostra sia una autostrada romana e non laziale-abruzzese è ulteriormente affermata da Ramadori quando parla dei complanari pagati dai cittadini e dagli enti locali romani. Anche questa affermazione non è vera perché è lo Stato che contribuisce con una quota fondamentale, senza la quale l'opera non si sarebbe potuta fare. E poi i complanari hanno una utilità a smaltire il traffico dell'area metropolitana in arrivo da est verso la Capitale. Per gli abruzzesi quel traffico è solo una pena infernale, visto che da pescara al casello di roma ci si mette quasi di meno che dal casello all'ingresso nella Città di Roma. Purtroppo l'autostrada nel tratto terminale è una strada a scorrimento veloce di Roma, con una penalizzazione intollerabile per chi non è dell'area romana. Ma ancora più grave è il ragionamento sull'aumento dei pedaggi, quasi che la Strada dei Parchi spa stesse facendo beneficenza».